Weekly Dram 23.19
La storia del whiskey irlandese ormai la conoscono un po’ tutti: un passato glorioso, la sparizione quasi totale delle distillerie dal Proibizionismo in poi, la rinascita verso la fine dello scorso millennio.
E un futuro luminoso di fronte a sé, con nuovi produttori che spuntano quasi ogni giorno, al punto che molti vaticinano il superamento dei cugini scozzesi in un tempo non troppo distante.
Parliamo di produttori e non di distillerie perché spesso si tratta in realtà di imbottigliatori, benché non dichiarati come tali, che producono bottiglie sotto la propria etichetta senza dichiararne la provenienza, grazie a un disciplinare decisamente più “tollerante” rispetto a quello scozzese.
Oggi parliamo di uno di questi “bonder”, le cui origini risalgono agli anni ’60 del secolo scorso per volontà di uno statunitense, Mark Edwin Andrews, che dopo aver acquistato lo Knappogue Castle nella contea di Clare inizia ad acquistare botti da diverse distillerie di tutto il paese, imbottigliandole a proprio nome.
La tradizione viene oggi portata avanti dal figlio, al momento con tre imbottigliamenti base più diverse edizioni speciali, di cui fa parte quella che ho scelto oggi, e non a caso: l’affinamento, come il nome suggerisce, è infatti avvenuto in botti che hanno contenuto vino barolo, unendo a doppio filo Irlanda e Italia.
Gli affinamenti in vino non sono certo una novità, più raro è vedere dichiarata la cantina di provenienza, la Marchesi di Barolo con sede nel paese omonimo, nata nella prima metà dell’Ottocento.
Il 12 anni del portafoglio base, interamente in ex bourbon, non è malaccio anche se alla gradazione minima, questo invece… be’, versiamolo!
KNAPPOGUE CASTLE 12 ANNI MARCHESI DI BAROLO CASK
46% abv, botti ex bourbon ed ex vino
Prezzo: intorno ai 70 euro
Al naso sembra quasi di avvicinarsi a un affinamento in sherry, le note calde e setose di noce moscata e frutta matura (prugne, datteri, albicocca) avviluppano le narici, accompagnate da malto, caramella mou, frutta secca (noci macadamia e mandorle). Pasta frolla. C’è anche una venatura più fresca, di ananas e mandarino, che aggiunge spessore a un olfatto davvero ricco e pieno.
Caldo e morbido anche al palato, con una buona oleosità, esprime sensazioni simili negli aromi, riprendendo le tonalità fruttate con un tocco balsamico in lunghezza, che soffia sulle dolcezze pastose del malto e della crema pasticcera. Ancora frutta secca, un’impressione di liquirizia e una pronunciata acidità agrumata che pulisce la bocca a ogni sorso, con un finale lievemente salino che porta a riempire ancora il bicchiere.
Finale lungo e salino, secco, di albicocca, malto, liquirizia, pompelmo.
L’integrazione del vino rasenta la perfezione, peccato non conoscere i tempi di affinamento perché risultano davvero azzeccati. Un whiskey complesso, ricco, appagante e beverino, un matrimonio riuscito!
Link a tutti gli assaggi di Knappogue Castle: https://whiskyart.blog/it/category/irlanda/knappogue-castle/




