Weekly Dram 26.35
Sul finire degli anni ’80, uno dei primi segni di rinascita del whisky scozzese fu la linea Classic Malt di Diageo, che metteva in primo piano i single malt delle sue principali distillerie, cavalcando quella che era una riscoperta delle peculiarità regionali e dei prodotti artigianali locali nel food&beverage.
Oggi che i single malt hanno, per certi aspetti, saturato quella nicchia di mercato in cui hanno prosperato negli ultimi anni, la luce in fondo al tunnel sembra essere ancora una volta il territorio e le sue unicità.
Sono infatti diverse e in numero crescente le distillerie che seguono la strada della produzione completa in casa, facendo uso delle proprie materie prime interamente lavorate in loco, dando risalto a una versione “spirit” del terroir.
Se uno degli esempi più estremi (Waterford) è stato anche uno dei più sfortunati, con i primi cenni di ripresa di attività proprio in questi giorni dopo la dichiarazione di fallimento, altri sono stati decisamente più fortunati, riuscendo a portare avanti con discreto successo lo spirito da single farm distillery.
Springbank è forse la più famosa delle distillerie a fare assolutamente tutto in casa, altre che vale la pena citare sono Arbikie (che coltiva frumento), Lochlea, le piccolissime Daftmill e Ballindalloch, e Kilchoman.
È ormai qualche anno che Kilchoman non presenta esclusivamente NAS (imbottigliamenti senza età dichiarata), che sono sempre stati il suo punto di forza, aggiungendo sempre più whisky dalle età crescenti man mano che crescevano i lustri di attività, fino ad arrivare ai primi vent’anni festeggiati l’anno scorso.
Se per l’occasione, proprio poche settimane fa, hanno sfornato il Kilchoman più invecchiato di sempre (un 20yo), quello che probabilmente è il vero giro di boa è l’introduzione del primo imbottigliamento fisso prodotto a partire solo dall’orzo coltivato nella loro fattoria, Rockside.
Il 100% Islay, la serie limitata annuale prodotta proprio con l’orzo di loro produzione, è sempre stato la punta di diamante della distilleria, ma questo undici anni (che ovviamente si chiama Rockside) è il coronamento del sogno del fontatore, Anthony Wills, di produrre un whisky in modo continuativo che fosse interamente realizzato da loro.
KILCHOMAN 11YO ROCKSIDE
Single Malt Scotch Whisky
46%abv, botti ex bourbon ed ex sherry
Prezzo attorno ai 70 euro
Al naso, fa onore alla natura di farm distillery dando l’idea di entrare in un granaio circondati da aromi di cereali, legno, polvere e fieno, cornice di un cuore di arancia candita, nocciole, shortbread, crema al limone e mela. La torba è gentile, quasi eterea, uno sbuffo di fumo dalle velleità costiere, che accompagna in lunghezza verso una sensazione di pietra bagnata. Altri aromi punteggiano l’olfatto, tra miele di castagno, vaniglia, albicocca secca, noce moscata. Equilibrato ed elegante.
Al sorso non è molto pastoso, le spezie (pepe nero, zenzero, chiodi di garofano) sono piuttosto invadenti all’ingresso, lasciando in breve spazio all’agrume, vera firma della distilleria, che apre le danze a cereali (a tratti in forma di pane), caramello e scones. Si addolcisce nel tempo, con mandorle pralinate, crema pasticcera, caramello salato e via anche alla parte marittima, qui più netta e in crescendo, con la torba che si fa sentire soprattutto in lunghezza, con un fumo minerale e salino.
Finale abbastanza lungo e frizzante, tra agrumi, scones, note marine, legna bruciata, spezie e crema cotta.
Conclusioni: Quei quattro gradi in meno rispetto al 100% Islay si fanno sentire, perdendo un po’ di sostanza e mordente, ma il cuore della distilleria c’è tutto, con un’elegante compattezza che incarna lo spirito di Kilchoman più di quanto i suoi pilastri, Machir Bay e Sanaig, sappiano fare.
Link a tutti gli assaggi di Kilchoman: https://whiskyart.blog/category/scozia-2/islay-whisky/kilchoman-islay/
Il profilo della distilleria Kilchoman: https://whiskyclub.it/distilleria/kilchoman/




