Johnny Riva e Frankie Terziotti, moonshiners

Johnny Riva e Frankie Terziotti, moonshiners

Circa la Storia del contributo di Johnny Riva Molteno e Frankie Terziotti Pegognaga al successo del Whisky Scozzese.

Quella sera esagerarono con quel gin comprato in una vecchia locanda di Inverness, un gin dolciastro e quasi difficile da deglutire per dei comuni mortali del ventunesimo secolo, ma per loro che vivevano nel 1781 era quasi l’unico sballo possibile. Emigrati da quella che Metternich, di lì a poco, avrebbe definito solo ”un’espressione geografica” e che oggi definiamo Italia, i due si misero subito a lavorare per sbarcare il lunario in Scozia.

Dio solo sa come erano arrivati nelle Highlands, a piedi, con pochi averi ed attraverso un lungo percorso che li aveva visti passare dalla terra delle acquaviti francesi, prima nell’antica Contea di Armagnac, poi in Charente, dove avevano bevuto bene e lavorato nelle primordiali Distillerie a ripasso, imparando l’arte della distillazione di fronte ad antichi e mirabili alambicchi charantais.

 

La distillazione nelle Highlands: l’origine

Arrivati nel Regno Inglese si erano messi subito a lavorare in quello che appariva essere un settore dal grande futuro: importazione e ridistillazione di gin con ricette locali e primordiali alambicchi, applicando ricette olandesi, belghe ed erbe britanniche in infusione, ma soprattutto vendendo whisky, quest’Acqua di Vita, che, pare addirittura dal 1400, questi indemoniati Britannici creavano da acqua, cereali e lieviti e da questa roba, davvero puzzolente, che in qualche zona delle Highlands ma soprattutto nelle remote Isole del Nord, la gente usava per riscaldarsi e per alimentare i forni di essiccazione nell’ambito del maltaggio, o chissà come si chiamava allora. Parlo della Torba e dei Klin, questi forni alimentati con questa vegetazione parzialmente decomposta, che in panetti, più o meno secchi, sopperiva all’assenza di legname,e consentiva alle dimore scozzesi di avere un po’ di confortevole calore tramite i camini.

Ambientatisi in questa terra difficile ma così ricca di alcolici, che già San Bonifacio, di origine britannica, intorno al 750 d.C. , criticava per l’eccessiva propensione alla bevuta di svariati drink, i Due Lombardi avevano appreso molte cose sul Whisky.

Addirittura nel 1506 il Re Enrico VII aveva concesso il privilegio esclusivo all’antica Corporazione dei Barbieri-Chirurghi di preparare questa antica bevanda alcolica, a cui già i monaci irlandesi, che probabilmente l’avevano introdotta in Irlanda secoli prima, attribuivano grandi virtù terapeutiche.

Tuttavia, con il tempo, la vita per il whisky sarebbe divenuta più difficile: già destinare parte della produzione cereali per la pur importante arte della Distillazione sembrava, in tempi di ricorrenti carestie, un gran lusso, soprattutto per la popolazione meno abbiente ed ecco che questa acqua di vita era diventato appannaggio dei Nobili che, di certo, non avevano problemi a procurarsene le materie prime.

 

La tassazione e la distillazione clandestina

Poi le imposte cominciarono a scendere come pioggia londinese, fitta e precisa, come disse un cantautore del Novecento italiano, Daniele Silvestri, nel verso “come sempre a Londra piove, ma con calma e precisione”. Grazie al nettare alcolico di cereali ed all’unione tra Scozia e Inghilterra, questa cominciò ad usare i proventi derivanti dalla tassazione del whisky per fare guerre praticamente in ogni dove del mondo.

Si arrivò al tempo di Johnny e Frankie, in cui nel 1781 la distillazione privata fu specificamente vietata.

Quella sera in cui si diffuse la notizia, la prima reazione, per loro che avevano cominciato a fare fortuna con il whisky, fu quella di andare a bere gin di pessima fama ma di buona gradazione alcolica, per fare un alcol-brain-storming e decidere cosa fare per continuare a campare nelle Highlands.

La decisione non apparve subito ai Due Lumbard dal fegato forte, ma poi i vapori alcolici si attenuarono e non rimase loro che prendere atto che solo una cosa potevano fare: distillare clandestinamente!

 

 

Dall’indomani si misero a procurare ogni possibile materia prima ed ogni strumento atto ad essere alambicco, senza che potessero essere scoperti. Del resto, da quel momento in poi ogni sano uomo di Scozia si mise a fare la stessa cosa, inventandosi ogni stratagemma possibile per ottenere whisky o per crearlo.

A loro, ai nostri protagonisti, venne in mente qualcosa di veramente ingegnoso e straordinario: la notte distillavano in casa di Johnny ed il giorno, nella simpatica dimora di Frankie, situata in campagna, poco fuori dal centro abitato, sistemavano i barili prodotti scrivendoci sopra “Disinfettante per pecore”, animali che il buon Terziotti Pegognaga si era procurato per celare la sua clandestina professione di distillatore.

 

Il whisky e i Reali

I Lumbard riuscirono nel loro intento e resistettero fino alla rinascita ufficiale del whisky: questa avvenne nel 1822 quando il Re Giorgio IV arrivò in Scozia e volle, nonostante i suoi Consiglieri cercassero di dissuaderlo, bere di quell’acqua di vita, che a Londra continuava tranquillamente a circolare. Lo fece in pubblico e bevve whisky sicuramente clandestino. Pubblicamente in Scozia.

Fu da allora che la Corona prese a prendere in simpatia il whisky.

 

 

La grande Regina Vittoria cominciò a soggiornare in Scozia e non mancava di fare visita alle distillerie locali per rifornirsi di bottiglie da portare con se’ a Londra, per le noiose serate d’inverno, quando anche le preoccupazioni politiche più importanti diventavano banali, quando vi era il conforto del caldo liquido alcolico made in Scotland.

Johnny e Frankie poterono poi aprire una Distilleria ufficiale, ciascuno per sé, il Terziotti volle cominciare a sperimentare la Colonna, recentemente inventata da quello strano tipo di Aeneas Coffey, Johnny continuò a distillare con l’Alambicco a Ripasso, che aveva conosciuto in gioventù in Charente.

Ho trovato questa storia scritta in un manoscritto a Molteno in Biblioteca.

È stata smentita ogni parentela con alcuni personaggi noti agli appassionati di Whiskytelling italiani.

Eppure in molti credono che dietro la storia del whisky scozzese ci sia il loro contributo.

 

Come finisce la Storia?

La Regina Vittoria concesse il titolo di Fornitore Reale alla Distilleria di Lochnagar e da lì il whisky viaggiò con le Armate Britanniche ovunque.

 

La Regina Elisabetta, un anno prima della sua scomparsa, rinnova alla distilleria Royal Lochnagar il Royal Warrant

 

La Fillossera poi diede un colpo tremendo al Cognac e agli inizi del XX secolo il whisky era diventato la passione alcolica per eccellenza dei Britannici, anche grazie all’idea diffusa dai medici del tempo che “non faceva male alla testa e neppure al fegato”.

Sopravvisse alla guerre mondiali e anche grazie all’affermarsi del Single Malt oggi è diventato il Re dei Distillati.

Se siete scettici sull’esistenza di Johnny Riva Molteno e Frankie Terziotti Pegognaga siete liberi di farlo.

Ma probabilmente al terzo dram di whisky questa sera penserete che siano veramente esistiti.

La Storia del Whisky scozzese è tutta vera, invece.

 

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