Che cosa hanno in comune il Re Leone, la Bibbia, i fuochi epifanici e Giovannino chicco d’orzo?
Celebriamo anche noi il mito della vita che muore e rinasce e vediamo i legami con il nostro amato mondo alcolico.
Prendiamola subito facile, così che chi ha poca voglia di leggere trovi già subito la risposta (alla Tenente Colombo) nel riassunto iniziale (abstract lo chiamano) e può lasciare il posto a chi invece è veramente interessato agli approfondimenti sul Whisky e alla sua Storia (con la S maiuscola).
Citazione numero 1. Tanto per iniziare la Disney, nel film del Re Leone lo chiama “Cerchio della Vita”:
“E’ una giostra che va, questa vita che
Gira insieme a noi e non si ferma mai
E ogni vita lo sa che rinascerà
In un fiore che fine non ha”
Citazione numero 2. La Bibbia (Vangelo di Giovanni Capitolo 24 versetto 12 – entrambi multipli di 3, tenetelo a mente per dopo) ci aggiunge anche qualche richiamo a noi più vicino:
“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”
Svolgimento (numero 3, giusto per rimanere in tema, sempre da tenere in mente). Passiamo ora ai Fuochi Epifanici. Se ci allontaniamo appena un poco dalle grandi (e piccole) città, nei giorni di inizio anno è consuetudine vedere le buie serate illuminate dalle luci di falò ardenti che si stagliano in lontananza, bagliori diffusi che illuminano la notte spargendo scintille che si muovono lentamente nell’aria (sicuramente tutto il Nord Est di Italia, dal Veneto al Friuli ne è cosparso). In un’epoca moderna dove tutto sembra perdere sempre più significato, il mondo contadino con queste luci ci ricordano ciò che siamo sempre stati e continueremo ad essere. Con i contorni sfumati delle fiamme accese si rinnova la magia della vita, si brucia il passato per propiziare il nuovo anno che ricomincia. Si scacciano via i fantasmi della notte, tutte le nostre paure più o meno inconsce, con una modalità che ci scalda e ci unisce tutti insieme, pronti a ripartire di nuovo.

E con questo abbiamo cominciato ad ampliare il concetto, prima riassunto in un semplice versetto o strofa. Ma il passo grande lo facciamo con il gran finale numero 4 (che non ha niente a che vedere con il numero 3, ma se moltiplichiamo 4 per 3 otteniamo il 12 del versetto del Vangelo, e se raddoppiamo il 3 facendolo diventare 6 e lo moltiplichiamo per questo 4 apparentemente inutile otteniamo 24 che è il numero del capitolo… se questa è casualità, semplice matematica applicata o qualcosa di significato esoterico più profondo lo lasciamo ai posteri che è meglio), anche perché finora abbiamo visto solo la versione “analcolica”, e ci manca la parte “vietata ai minori”.
Ci spostiamo allora nella nostra magica Terra di Albione, ci spostiamo in tempi lontani, molto lontani, facciamo intorno al 1500, giusto per avere un multiplo di 3 (gli zeri non contano ai nostri fini!), se poi è un po’ dopo non importa, tanto non abbiamo precisi riscontri scritti quindi possiamo improvvisare.
Non ha importanza se siamo “giù in Inghilterra” o “su in Scozia” o “di lato in Galles”, siamo in un mondo diverso da quello di oggi, dove i riti di cui abbiamo parlato avevano lo stesso valore, gli stessi significati. Intorno al fuoco si mangiava e si beveva, si raccontavano storie, narrazioni che pian piano prendevano una forma più precisa, consolidata e diventavano canti popolari. Le versioni erano simili ma ancora diverse, lì si che cambiavano in base al paese, ma il protagonista era sempre lui, tale John Barleycorn, che appunto, tanto per non essere tacciati di esterofilia, possiamo tradurre con Giovanni Chicco D’Orzo (alla inglese, mentre in America, però più tardi, Corn diventerà Mais, Granturco, per significare che possiamo cambiare latitudine e longitudine alla storia ma il significato non cambia).

Ebbene, possiamo avere mille varianti diverse, ma il protagonista (che ormai abbiamo capito tutti che deve morire e rinascere) è sempre lui, solo che in questo caso il cerchio della vita porta in maniera molto prosaica alla nascita della birra che una volta distillata diventerà il nostro caro Whisky: un centinaio di tediose righe per arrivare finalmente al nostro obiettivo!
Mille varianti quindi, con terminologie che potremmo definire più o meno “splatter”, ma tutte con lo stesso protagonista, che altro non è che lo spirito e la personificazione della birra e del Whisky. E tanto per dare un tono austero ricordiamo che anche Robert Burns, poeta nazionale scozzese vissuto nella seconda metà dell’800, ha fornito la sua versione, dando quindi l’imprimatur ufficiale al valore di quella che non può essere considerata una semplice leggenda di altri tempi.
A noi figli dello scorso secolo, piace però ricordare la versione messa in musica (correva l’Anno Domini 1970) dal gruppo musicale inglese dei Traffic, che hanno dedicato un intero LP, come si chiamava a quei tempi, a John Barleycorn, ricordandoci fin dal titolo che “deve morire”.
JOHN BARLEYCORN MUST DIE
“C’erano tre uomini che venivano da occidente, per tentare la fortuna
e questi tre uomini fecero un solenne voto John Barleycorn deve morire
loro avevano arato, avevano seminato, loro avevano dissodato
e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn era morto
lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo
e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti di stucco
loro l’avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto
e al piccolo Sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo
loro avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via le gambe
l’avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale
avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che avevano conficcato nel (suo) cuore
e il carrettiere lo trattò peggio di così
perché lo legò al carro
e andarono con il carro tutto intorno al campo finché arrivarono al granaio
e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn
assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa
e il mugnaio lo trattò peggio di così
perché lo pressò tra due pietre
e il piccolo Sir John con la sua botte di noce e la sua acquavite nel bicchiere
e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l’uomo più forte dopo tutto
il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe
e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d’orzo.”
Nella loro “durezza” si sono condensati in questo poema tutte le credenze e le scaramanzie contadine, nella metafora visiva della produzione del nettare d’orzo. Andiamo dalla semina al raccolto, dobbiamo aspettare che il nostro chicco d’orzo cresca (diventi uomo) per poi essere battuto (macinato, pressato tra due pietre, ucciso). Ucciso con un rito propiziatorio, perché solo così potrà rinascere a nuova vita (birra, whisky e chi più ne ha più ne metta, tanto che volendo essere più pratici la storia è la stessa anche per fare il pane, cibo di vita, o per tornare alle citazioni bibliche iniziali “il corpo e il sangue di Cristo”). Abbiamo il Fuoco che serve a dare vita e a bruciare per creare nuovo terreno fertile per l’anno che deve venire. Abbiamo la drammatizzazione salvifica dell’ultima spiga mietuta, dell’ultimo mietitore, colui che ha dato fine a tutto il processo e che deve simbolicamente immolarsi per garantire la ripartenza, anche perché niente e nessuno è immortale.
Ma alla fine chi vince (rinasce) è sempre lui, John Barleycorn, adesso diventato Whisky per la nostra gioia e per la nostra ebbrezza. Il ciclo delle stagioni (o il Ciclo della Vita del Re Leone) si è perpetrato ancora una volta. Tutti questi riti, questi fuochi, questi canti servono solo a propiziarci un nuovo giro di ruota.
E ricordiamo a chi possa ritenere troppo cruda la descrizione, che la pratica di produzione contadina è (o perlomeno era a quei tempi) proprio questa.
PS: se rileggete con attenzione il testo potete capire il perché delle ripetute insistenze che abbiamo fatto sul numero 3. Qui ci sono Tre uomini che vengono da Occidente, come Tre erano i Magi, o Tre i Re delle storie inglesi (i Three Kings della versione di Robert Burns) che però venivano da Oriente! Tre come il numero perfetto, il numero per eccellenza della Cabala, i Tre figli di Noè che hanno dato origine a tutte le razze umane.
E con questo rito auguriamoci che il nuovo anno iniziato da poco sia proficuo e ci porti (anche, ma non solo) tante buone bevute in compagnia, raccontandoci storie, intorno al fuoco o intorno a una tavola imbandita!



