James Pimm e il suo celebre cocktail

James Pimm e il suo celebre cocktail

Del pescatore di molluschi James Pimm e del suo celebre cocktail

Il buon vecchio James Pimm crebbe a Newnham nel Kent, da James Norris Pimm, valente contadino e da sua moglie Susannah.

Si formò culturalmente nelle scuole di Edimburgo, dove concentrò le proprie attenzioni sulla teologia.

Non sappiamo se furono gli studi teologici, ma all’improvviso il protagonista della nostra storia si trasferì a Londra all’inizio degli anni Venti del diciannovesimo secolo ed ebbe la chiamata divina.

Un giorno mentre passeggiava sul Tamigi, alle prime luci della sera, vide una specie di pesce sguazzare nelle non cristalline acque del celebre fiume.

E decise.

Si disse “Diventerò un grande pescatore di pesce e molluschi”.

E così fu.

Dio aveva previsto, in questo campo, ma non solo, un brillante futuro per lui.

Le vendite di molluschi andarono bene ed addirittura la qualità del suo pescato conquistò la famiglia reale, che spesso lo chiamava a corte per fornire i suoi celebri frutti di mare.

Pimm ebbe modo anche di conoscere, frequentare e dunque unirsi in perpetua unione matrimoniale con Mary Southernden Mallery a St Mary Woolnoth nell’allora nebbiosa capitale britannica. Pare non mancarono i molluschi agli invitati e anche di gran qualità.

Nel giro di pochi anni il Nostro si trovò a gestire cinque ristoranti in cui spesso si presentavano rampolli, nobiluomini e damigelle legate alla famiglia regnante.

Un patrimonio, che il buon Pimm pensava di poter lasciare in eredità alla sua prole, purtroppo però pochi dei suoi undici figli raggiunsero l’età adulta, a causa dei malanni che ahinoi all’epoca colpivano mortalmente gli infanti.

Tra un figlio e l’altro, un’uscita per le vie di Londra con Susannah ed il conteggio delle sterline che quotidianamente affluivano copiose nelle sue casse, Pimm consumava gin e pensava: “Cosa posso bere per accompagnare, soprattutto, nella bella stagione, qualcosa che sia alcolico, ma leggero, fresco ma accattivante e che si possa abbinare bene ai frutti di mare, alle mie amate ostriche?”

Si sa che Dio, come diceva il poeta classico greco Callimaco, non abbandona mai i suoi favoriti neanche quando hanno “le chiome grigie”, e gli fece venire in mente l’idea.

 

Il liquore Pimm

Un liquore rosso scuro, che aveva al suo interno un blend di gin, erbe, spezie e chinino, noto per essere elemento ricavato dalla Cinchona o meglio dalla corteccia di tale pianta, in funzione antimalarica.

Un alcolico dolciastro, con una lieve speziatura, con una ricetta tenuta segreta dal buon James, così segreta che si dice che ancor oggi, amici miei, solo sei persone conoscano al mondo l’esatta composizione degli ingredienti.

 

 

 

Oggi il Pimm’s N.1 è il cocktail più famoso del Regno Unito, più semplicemente però il Pimm’s per gli inglesi.

Quando si deve fare un party estivo all’aperto, una bella serata al pub, un grande torneo sportivo. Beh allora è il momento giusto per un Pimm’s.

Come si fa il cocktail ricavato dal celebre liquore del vecchio pescivendolo?

Naturalmente la base è il liquore, poi frutta fresca, limonata, erbe, ghiaccio. Certo non saliamo particolarmente come gradazione alcolica, un gusto che probabilmente piacerebbe anche ai teenagers se potessero berlo, con i suoi sentori che approcciano con freschi ricordi di agrumi e leggera vivacità alcolica, che viene voglia di berne più di uno.

Nel 1851 nacquero i liquori Pimm’s N.2 e Pimm’s N.3 e varcarono i confini ormai angusti del Regno Unito per diffondersi nel globo terracqueo a partire dal 1859.

Pimm fu James intanto vide finire la sua terrena esistenza nella residenza di famiglia a East Peckam, nel Kent, addì 16 agosto dell’anno del Signore 1866.

Nel 1867 Fredrick Sawyer acquistò per breve tempo il brand prima di cederlo al Mayor of London, il buon Sindaco Horatio Davies, che creò un franchising con l’oyster bar e il Pimm’s.

Un successo travolgente fino al 1970 quando la Distillers Company, ormai proprietaria, eliminò i Pimm’s n.2 e n.3, rispettivamente ricchi di scotch whisky e brandy, e cedette alla Guinness.

 

 

Ora Pimm’s è di proprietà della nota Diageo ed è il cocktail dei Britons.

Lo avrete visto in qualche calice danzare tra le mani di avvenenti signore intorno ai campi di Wimbledon, in abbinata alle famose fragole, magari.

Il cocktail ha un sapore piuttosto bitter, con note fresche di liquirizia, caffè, ginseng, agrumi.

A Wimbledon se ne servono durante il Championship oltre 300.000 cocktail.

Ah, ovviamente, il Pimm’s è la bevanda ufficiale del Torneo di Wimbledon. Con cosa lo abbiniamo?

Limonata, fettine di cetrioli, fragole, of course, o altra frutta di stagione, ovviamente con qualche cubetto di ghiaccio.

 

 

Nei party di famiglia estivi, lo trovate a centro tavola in grandi bricchi di vetro, pronti ad allietare gli adulti inglesi nelle rare giornate assolate, mentre i bambini gridano e si rotolano nell’erba e gli adulti vorrebbero fare altrettanto, ma si limitano a fare gossip tra loro, assetati di Pimm’s, come aveva sognato il vecchio pescivendolo, quando passeggiava, ancora in preda alle visioni teologiche, e squattrinato, alla ricerca dell’illuminazione divina che potesse farlo ricco e famoso.

 

Le ricette

Volete sapere qual è il calice adatto per il cocktail? Ed insistete per la formula perfetta per il cocktail?

Un tumbler alto, con una parte di Pimm’s e tre parti di limonata o Ginger Ale, decorato con qualche foglia di menta, una fettina di cetriolo, una di mela ed una di fragola. Questa è la classica ricetta di Wimbledon, cui spesso si aggiungono due fettine di limone e arancia. Ma lo si può personalizzare come lo si vuole, anche con lo Champagne come fanno gli snob ed i vip inglesi.

Ecco una ricetta molto personalizzata:

Mettete a frullare 4 decilitri di cedrata ghiacciata, 3 decilitri di Pimm’s n.1, 3 decilitri di vodka al limone quasi ghiacciata, due kiwi in polpa tagliata a pezzetti e 2 cucchiai di sciroppo di menta. Ponete il liquido in un tumbler e guarnite con uno spiedino ripieno di kiwi in fettine e fragoline, che avrete cura di alternare con foglie di menta.

 

Questa versione non l’aveva pensata neppure il buon vecchio James, ma vi assicuro che non ve la dimenticherete nelle roventi sere estive, usciti da spiagge care ed affollate, bollenti come i quaranta gradi che avrete sulla pelle.

 

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