J.G. Thomson Smoky #WeeklyDram

J.G. Thomson Smoky #WeeklyDram

Weekly Dram 25.06

“Vorrei approfondire la mia conoscenza del whisky ma non saprei da dove cominciare”, tipica frase che abbiamo sentito dire tante volte da amici o conoscenti, o magari letta in qualche social network nei gruppi di appassionati.

La prima replica che il malcapitato (nel senso che ancora non sa in cosa si stia infilando!) si sente spesso ricevere è “che genere ti piace di quello che hai provato finora?”, e invariabilmente (o quasi) la risposta è “I torbati!”

Ognuno snocciola bottiglie secondo i propri gusti (e qui, casomai servisse, trovate una breve raccolta di suggerimenti già pronti), ma per un neofita il primo suggerimento dovrebbe essere quello di non gettarsi subito su acquisti da centinaia di euro, iniziando piuttosto da cose più approcciabili, di portafoglio e di gusto, per poi via via esplorare prodotti più complessi (e costosi).

Di questo sono ben consci anche i produttori di whisky, che specie negli ultimi anni si sono prodigati nel creare imbottigliamenti pensati proprio per rappresentare profili specifici sotto forma di blended, per contenerne il prezzo: dai Remarkable Regional Malts di Douglas Laing alla Journey Series di Hunter Laing, si possono trovare bottiglie che rappresentano i profili di tutte le regioni di Scozia con le loro peculiarità.

 

 

Ma se si cercano delle evocazioni più precise, slegate dal territorio (ma restando sempre in Scozia), di recente si è aggiunto anche J.G. Thomson, che ha identificato i propri blended malt direttamente con i loro profili: Sweet, Rich e Smoky.

Dato che sono approdati da poco anche da noi, colgo l’occasione per parlarvi di uno di loro, e su quale poteva mai ricadere la mia scelta?

 


J.G. THOMSON SMOKY BLENDED MALT
Blended Malt Scotch Whisky
46% abv, botti ex bourbon ed ex sherry PX

Prezzo intorno ai 50 euro

 

Naso molto arboreo, di resina, aghi di pino e sandalo, con il fumo che va decisamente nella direzione del falò, se non proprio sulla spiaggia quantomeno nelle vicinanze data l’incidenza delle note costiere. Agrumi, anche canditi (arancia, cedro), mele e pere cotte, spezie (noce moscata, cannella), polvere di liquirizia, prugne secche. Nel tempo si rafforza la parte iodata assieme a un tocco di pneumatico. Il giochino degli ingredienti mi parla di Caol Ila e Staoisha, comunque un bell’esempio di Islay.

 

 

In bocca si mostra piuttosto dolce, virando su pasticceria (crema al limone, pasta frolla, frutta caramellata, confetti), frutta secca (mandorle, nocciole), mela cotta e frutta candita (ananas, agrumi, cocco). Si conferma la torba sospesa tra il terricolo e il marino, con incursioni carnose e grigliate e spezie sparse (pepe nero, zenzero, cannella), il tutto in un corpo leggero ma non etereo. Toni bilanciati e non urlati, all’insegna della piacevolezza torbata.

Finale abbastanza lungo e secco, di spezie, agrumi, note minerali e saline, posacenere usato, crostata bruciata e tocchi medicinali.

 

Un bignami di Islay perfettamente riuscito, che nella sua semplicità offre quello che ci si aspetta senza tanti fronzoli e andando dritto al punto.

 

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