Isle of Raasay

Isle of Raasay

Ed ecco, al terzo tentativo riesco a raggiungere l’isola di Raasay. Non chiamatela isola satellite di Skye, anche se la comunità di soli 160 abitanti è persino più piccola di quella di Jura. E, come per quella di Jura, soffre della “concorrenza” del più famoso vicino.

Per due volte il mio traghetto era stato, nel passato, annullato. Una situazione che pare cronica, visto che l’anno scorso la piccola imbarcazione si era rotta proprio il giorno dell’Open Day durante l’Hebridean Whisky Festival, lasciando su Raasay le decine di visitatori che avevano deciso di prendere parte ai festeggiamenti.

Quest’anno tutto è filato liscio e siamo riuscito a raggiungere la piccola ma determinata distilleria.

 

 

Nata nel 2017 per volontà di Bill Dobbie e Alasdair Day (R&B Distillers), la distilleria è rapidamente diventata famosa per alcune unicità:

  • Il forte coinvolgimento della comunità, che dai 161 abitanti iniziali è salita – grazie alla nascita della distilleria – a circa 190, con un forte coinvolgimento dei giovani, in precedenza condannati all’emigrazione.
  • Tutte le fasi di produzione, incluso l’imbottigliamento, vengono effettuate sull’isola.
  • La presenza di un hotel. Raasay è l’unica realtà in Scozia in cui è possibile pernottare nello stesso edificio della distilleria.
  • L’utilizzo iniziale, in collaborazione con l’Istituto di Agronomia dell’University of the Highlands and Islands, di alcuni lotti di local barley di varietà antiche, che avevano dipinto la distilleria con un’aura agricola, anche se abbiamo scoperto essere state prodotte solo 9 botti, che sono ancora in maturazione nei magazzini.
  • Il forte collegamento con Campbeltown. La proprietà della distilleria di Raasay è coinvolta nella nascita di una delle tre nuove distillerie di Campbeltown, la Machrihanish. Dopo avere acquistato questa fattoria, l’orzo utilizzato da Raasay proviene completamente da lì.
  • La produzione di gin, negli stessi impianti del whisky.
  • L’adozione di una precisa ricetta di affinamento, che prevede la costruzione di 6 ingredienti chiave, assemblati all’atto dell’imbottigliamento.

Ed è appunto lo sviluppo di questa ricetta che è stata oggetto della interessante degustazione che Steve ha condotto nella loro Warehouse.

 

 

La piccola unità produttiva è rinchiusa in un unico edificio. Il grist è lavorato in un piccolo mashtun di acciaio per produrre il mosto che viene trasferito in uno dei 4 washback dotati di camicia refrigerante per il controllo della temperatura. La fermentazione è lunga, normalmente compresa tra le 72 e le 120 ore, e – grazie al mix di lievito da distillazione e da Champagne – produce un Wash con un profilo di frutta scura, come mora e ciliegia.

Quando è stata progettata la distilleria, il produttore di alambicchi Forsyths era stressato da numerosi ordini, ed aveva tempi di consegna di circa 6 anni. Raasay è una delle distillerie che ha deciso di affidare la propria tecnologia all’azienda toscana Frilli.

Il risultato è un impianto che è in grado di produrre new make differenti, grazie ad alcune regolazioni:

  • L’utilizzo di malti a diversi livelli di torbatura.
  • L’utilizzo o meno delle già citate giacche refrigeranti sui washback.
  • L’utilizzo o meno di un deflemmatore di raffreddamento posizionato sul collo di cigno del wash still di prima distillazione.
  • L’utilizzo o meno di un purifier a sei piastre di rame posizionato prima del condensatore dello spirit still di seconda distillazione. Il purifier viene attivato per la produzione di spirito unpeated, e invece lasciato disinserito per lo spirito peated, i cui vapori non hanno necessità di essere ulteriormente “ripuliti”.

Lo spirit still è dotato di un basket e viene utilizzato, per un paio di settimane all’anno, per la produzione del loro gin. Il resto della produzione è suddivisa a metà tra malto unpeated e malto torbato a 50 ppm.

 

 

Il prodotto di riferimento di Raasay, il The Draam, è costruito con tre tipologie di maturazione, combinate con i due livelli di torba.

 

 

 

Durante la degustazione abbiamo destrutturato i sei ingredienti della ricetta, assaggiando:

  • Il whisky unpeated affinato in botti americane ex Rye Whiskey, un ingrediente che costituisce il 60% della ricetta.
  • Il whisky unpeated affinato in botti di rovere vergine Chinkapin, un ingrediente che costituisce il 30% della ricetta.
  • Il whisky unpeated affinato in botti ex Bordeaux Red Wine, un ingrediente che costituisce il restante 10% della ricetta.
  • I tre analoghi whisky torbati (la metà di ognuna delle tre componenti è unpeated, l’altra metà usa malto a 50 ppm)

Abbiamo gradito l’ex Rye unpeated e il Chinkapin torbato, una valutazione che è abbastanza ininfluente, visto che il successo sta nella ricetta, anziché nel fascino dei singoli ingredienti.

 

 

Il format dell’Hebridean Whisky Festival, un evento diffuso tra le tante isole delle Ebridi scozzesi, prevede un party finale che si svolge durante l’ultimo open day e che vede la partecipazione di tutte le distillerie. Se quest’anno la chiusura verrà celebrata presso la distilleria Harris, nel 2026 – in occasione della decima edizione del festival  – il gran finale si terrà presso Raasay, una opportunità che sicuramente non perderemo.

 

 

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