Isle of Harris

Isle of Harris

Isle of Harris: ancora spiagge da sogno, poi gin, whisky e una strada lastricata d’oro

Quarta puntata di questo racconto di viaggio attraverso le Ebridi Esterne: questa volta sbarchiamo su Harris.

Se avete letto il post precedente dedicato a Uist e Benbecula (qui invece i link alla prima e alla seconda tappa), ricorderete il mio commento iniziale sui nomi delle isole: North Uist e South Uist separate da una terza isola che sta proprio in mezzo e che invece di chiamarsi Middle Uist si chiama Benbecula. Ecco, nel caso di Harris e Lewis abbiamo la situazione opposta: un’unica isola, un’unica landa circondata dall’acqua, divisa in due “isole” non isolate: Harris e Lewis. Un’unica isola con due nomi per indicare la parte a sud (Harris) e quella a nord (Lewis), senza nemmeno un misero rigagnolo a dividerle geograficamente. Motivo? Non lo so, rinuncio a capire e vado a rubricare questa ennesima stranezza tra le tante peculiarità britanniche, assieme alla guida a sinistra e all’uso di unità di misura obsolete e controintuitive.

Ma visto che ufficialmente le non-isole sono due, farò un post su Harris e un altro su Lewis e così, sempre che il buon Claudio non si stanchi delle mie elucubrazioni e mi cacci dal blog e dal club, parliamo di Harris, finalmente.

 

 

Diciamo subito che Harris è un luogo affollato, almeno per gli standard ebridiani, nel senso che ogni tanto vedrete qualche essere umano in giro e non solo pecore. A parte gli scherzi, dipende un po’ da dove andrete e cosa farete, ci sono luoghi molto famosi in cui si concentrano i visitatori (per es. Luskentyre) e luoghi un po’ meno famosi ma altrettanto belli dove faticherete a incontrare anima viva, a parte gli onnipresenti ovini lanosi.

Luoghi dove troverete un po’ di vita sono i villaggi di Tarbert e Leverburgh, un po’ perché ci arriva il traghetto e un po’ per la presenza di qualche locale interessante. La Isle of Harris Brewery ad esempio è senz’altro un luogo dove fermarsi: le birre sono ottime, il cibo anche, la vista sulla baia è incantevole, specialmente se ci arrivate con il sole come è successo a noi. Sappiate però che se al bancone chiederete una pinta, vi risponderanno: “sorry sir, we only have two-thirds of a pint”. Ho dovuto farglielo ripetere tre volte perché non ci credevo (a proposito di british oddities)! Quanto cavolo siano ⅔ di pinta lo sa solo il diavolo e così per non sbagliare ho ordinato due bicchieri!

Sul soffitto della sala interna del birrificio è appesa la spina dorsale di una balena, legame simbolico e culturale con la storia e la tradizione locale.

 

 

Informazione importante: in queste isole la domenica è sacra. Negozi, ristoranti, stazioni di servizio, attività di ogni genere sono inesorabilmente chiuse nei giorni festivi. Se per caso arrivate a Harris il sabato sera, come è successo a noi, la vostra prima preoccupazione sarà quella di avere provviste di cibo per il giorno dopo e benzina a sufficienza nel serbatoio dell’auto. Noi ci siamo salvati in corner perchè, dopo aver gozzovigliato attardandoci alla Harris Brewery, abbiamo trovato l’unico minimarket ancora aperto alle nove di sera: Licensed Grocers, appena fuori Tarbert, ci ha salvato dalla fame, dalla sete e dall’auto in panne. Dato che a quell’ora sugli scaffali dell’emporio erano rimaste solo ragnatele e poco altro, ci siamo presi delle uova e una bella confezione di black pudding che ha allietato la colazione del giorno dopo (profumando per bene il nostro alloggio) e imbottito i panini che ci siamo portati in escursione.

E veniamo alle spiagge. Se arrivate dalle isole meridionali sbarcherete a Leverburgh e quindi, salendo verso Tarbert, fermatevi alla spiaggia di Sgarasta Mhòr. Ma ancor più bella e meritevole di una sosta è Luskentyre, la spiaggia più famosa, anche se un po’ presa d’assalto (sempre secondo gli standard ebridiani). Qui vi lascio il link a un itinerario di 4 km percorribile solo con bassa marea, per gli orari delle maree consultate questo sito.

Ora, sembra che Luskentyre sia stata votata “the finest beach in the UK”. Non sono d’accordo, personalmente ho preferito di gran lunga Tràigh Mheilein, innanzitutto perché non si raggiunge in auto ma bisogna camminare per una quarantina di minuti su un sentiero che si inerpica sopra la linea di costa offrendo splendidi panorami, poi anche perché è un luogo praticamente deserto che si trasforma totalmente tra una marea e l’altra.

Per arrivare, da Tarbert andate verso nord e poi prendete la strada per Hushinish, anche se ci vuole coraggio per chiamarla strada. Lungo il percorso troverete una vecchia stazione baleniera e poi l’imponente Amhuinnsuidhe Castle, un antico casino di caccia che oggi è un hotel di lusso. La “strada” per Hushinish passa proprio dentro il parco del castello, rimarrete impressionati perché fin lì avevate visto solo pietre, prati, pecore, mucche e improvvisamente vi troverete davanti al castello di Biancaneve!

 

 

Giunti a Hushinish lasciate la macchina (c’è un parcheggio gratuito per le auto, a pagamento per i camper) e intraprendete questa escursione, che vi porterà prima alla meravigliosa spiaggia di Traigh Mheilein, per poi tornare a Hushinish lungo un sentiero che prima sale sulla cima del Meilein (panorama) e poi scende e gira attorno al Loch Na Cleabhaig. Date un occhio alle foto sottostanti e ditemi se non vale la pena fare un piccolo sforzo!

 

 

Dunque, Tarbert è il centro abitato principale di Harris. Non aspettatevi niente di che, è poco più di un villaggio, ma ha la particolarità di avere un porto dei traghetti e di essere il punto di passaggio obbligato per chi transita da South Harris verso North Harris, visto che le due parti dell’isola sono tenute assieme da uno stretto istmo. Non c’è granché da vedere o da fare a Tarbert, ma da qualche anno c’è una bella novità: una distilleria di gin, vodka e whisky, la Isle of Harris Distillery!

Noi abbiamo fatto la visita guidata e così vi lascio qualche informazione tecnica, per maggiori dettagli vi rimando alla scheda ufficiale di Whisky Club Italia. Innanzitutto per la produzione del loro whisky viene utilizzato orzo di varietà Laureate e Concerto importato dalla mainland scozzese, quindi abbiamo uno scottish barley a cui viene praticata una torbatura molto leggera (12-15 ppm) direttamente dalla malteria. I lieviti sono standard (distillers yeast) e vengono effettuate due fermentazioni: una breve di 3 giorni e una lunga di 5, i cui wash sono poi miscelati. Wash still e spirit still sono di fabbricazione italiana (Frilli, Monteriggioni, Siena), con capacità rispettivamente di 7.000 e 6.000 litri (il secondo si chiama Eva, in onore di una finanziatrice danese che purtroppo è mancata prima di poter vedere il primo whisky prodotto). Il taglio di teste e code è effettuato manualmente. Le botti sono ex bourbon (Buffalo Trace e Heaven Hill) ed ex sherry (bodega José y Miguel Martín), tutte di primo riempimento, e i magazzini di maturazione sono sull’isola di Harris a pochi chilometri dalla distilleria, molto vicini al mare. L’imbottigliamento si svolge in distilleria.

Il primo whisky, The Hearach, è uscito per la prima volta nel 2023, attualmente è arrivato al batch n. 16 e viene maturato per 5-6 anni in un mix di botti ex bourbon, ex Oloroso ed ex Fino sherry. L’anno scorso hanno prodotto una versione interamente maturata in sherry Oloroso con invecchiamento di 6-7 anni. Claudio, come mai non hai The Hearach a catalogo? Ah dimenticavo, “the hearah” indica una persona nata e vissuta su Harris, quindi l’intento è quello di evidenziare lo stretto legame con l’isola.

Diversamente dal solito, a Harris la degustazione avviene prima della visita e noi, essendo mattina, abbiamo il privilegio di essere gli unici visitatori e di poter fare tutte le domande che vogliamo! Assaggiamo il new make, molto fruttato, con note marcate di ananas e mela verde accompagnate da un leggero cedro, scorza di limone e torba appena accennata. Passiamo poi a The Hearach Single Malt, morbido, setoso, vellutato, molto cremoso, con note di miele, crema pasticcera e con la torba che dà quel pizzico di carattere senza risultare invasiva. Chiudiamo con The Hearach Single Malt First Fill Oloroso, anche questo morbido e setoso, con lo sherry che si fa sentire ma senza eccessi, note di pasticceria, spezie (cannella, chiodi di garofano), arancia candita, cioccolato bianco. Anche in questo caso la torba accompagna il tutto in modo molto discreto restando sempre dietro le quinte.

Che dire? Bella esperienza, gente simpatica, disponibile, visitor centre bellissimo, molto molto studiato. Buono anche il whisky, ma aspettiamo ancora qualche anno per risultati più wow. Ricordiamo che anche questa distilleria si pone l’obiettivo sociale di creare posti di lavoro per trattenere i giovani sull’isola, ha iniziato nel 2015 con 10 dipendenti e attualmente ne conta 25-30, vantando anche un team di distillatori giovanissimi (25 anni l’età media!). Insomma, un progetto da sostenere: bevete The Hearach e Harris Gin!

 

 

Il titolo parlava di una strada lastricata d’oro, si tratta della Golden Road, così chiamata a causa dei costi enormi per la sua realizzazione. Il progetto è stato voluto per collegare le piccole comunità che si trovano sulla costa orientale di South Harris e offre un paesaggio lunare, punteggiato di minuscoli lochannan in una distesa di gneiss, una roccia metamorfica antichissima che si forma per l’effetto di pressioni e temperature molto elevate, spesso in zone di convergenza e collisione tra placche tettoniche. Proprio qui sono state ambientate le sequenze psichedeliche dell’atterraggio su Giove in 2001 Odissea nello spazio, girate da un aereo che volava a bassa quota sulla costa orientale di Harris.

La strada è lunga 33 km in tutto e si percorre in circa un’ora escluse le soste (qui mappa e dettagli). Lungo il percorso vale la pena fermarsi al Loch Harmasaig, uno dei più pittoreschi, circondato da antico gneiss, fondamento roccioso per gran parte delle isole. Conviene prendersela con calma e fermarsi non solo per far passare le auto che vengono nell’altro senso, ma anche per ammirare il paesaggio, ascoltare il silenzio assoluto e visitare le gallerie d’arte e i laboratori di artigianato che si trovano di tanto in tanto lungo il percorso. Sono molti infatti gli artisti che si sono stabiliti qui e che realizzano opere significative, ispirati dal silenzio e dalla natura. Noi ci siamo fermati per puro caso (e per fortuna) presso la Mission House Studio, dove Beka e Nickolai espongono bellissime fotografie, dipinti e sculture da loro realizzati e dove abbiamo acquistato alcune stampe molto suggestive per casa nostra.

Altro luogo che merita una sosta è Clò Mòr, dove la famiglia Campbell da 90 anni produce il famoso Harris tweed e gestisce un piccolo museo dove viene ripercorsa la storia della produzione di questo tessuto.

Alla fine della Golden Road si trova la St. Clemence’s Church, costruita tra il 1520 e il 1560. Dalla chiesa inizia un itinerario a piedi di 8 km (andata e ritorno) lungo una penisola che si protende nell’oceano.

Vi lascio qui sotto qualche foto scattata lungo la Golden Road. Prossima puntata: Isle of Lewis, stay tuned!

 

 

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