Siamo in missione su Islay, personalmente ho toccato il suolo della Regina delle Ebridi per la mia 63° volta. Il giorno 1 è stato dedicato alla visita ad Ardbeg e Laphroaig.
Ardbeg, novità
Dopo i lavori di raddoppio lasciati un po’ a metà per colpa dell’arrivo della pandemia e della conseguente serie di ritardi che hanno portato alla decisione di non installare il secondo mashtun, la produzione presso Ardbeg ha subito un ulteriore riduzione rispetto alla teorica massima capacità quando, un anno e mezzo fa circa, è stato annunciato il passaggio dai 7 ai 5 giorni lavorativi settimanali. Una distilleria che aveva disegnato il passaggio dai precedenti 1.4 milioni di litri annui di alcol puro ai 2.4 milioni, oggi si trova a produrre “solo” 800.000 litri annui.
Quella di questo inizio marzo è anche la nostra prima visita dopo la partenza di Jackie, l’inevitabile velo di malinconia è stato cancellato dalla solita gradita ospitalità di Ron e del suo incredibile staff. Tornare da Ardbeg è sempre un poco come tornare a casa.
Siamo arrivati in distilleria pochi giorni dopo il rilascio dell’Ardbeg Ten Cask Strength, che abbiamo potuto assaggiare in piu occasioni e con molta calma. Il risultato è davvero molo piacevole, un Ardbeg finalmente nudo, come ha raccontato Lamberto su WhiskyArt. Una bevuta soddisfacente, non appesantita dall’importante gradazione alcolica (61,7% Vol), offerta al costo decisamente sano di £75.
Dell’intera produzione di Ardbeg, il 75% del new make viene messo a maturare in botti ex Bourbon. Il 75% di queste botti sono utilizzate per il Ten base al 46%, la referenza più importante per la distilleria. Oggi ci viene offerta la possibilità di assaggiarlo a gradazione di botte, una opportunità che è stata apprezzata dagli appassionati della torba, se è vero che è questo rilascio è andato soldout in poche ore in tutti i principali mercati, Italia inclusa.
Infine un piccolo spoiler, il prossimo imbottigliamento del festival/Committee sarà chiamato Ardbeg Dolce e sfrutterà una maturazione di ispirazione siciliana, in botte ex-Marsala. Una strada già precedentemente percorsa dal Galileo, che ci era piaciuto un sacco.
Laphroaig, novità
Siamo arrivati in distilleria nel bel mezzo di un reale allarme incendio, con tanto di assembramento di tutto il personale nel cortile e di appello dei presenti fatto dal responsabile della sicurezza; un allarme fortunatamente risultato falso.
La distilleria Laphroaig è attualmente ferma per lavori di manutenzione straordinaria sul boiler. La presenza di tante persone in divisa Suntory, visi mai visti in precedenza, non ci ha consentito di approfondire il recentissimo annuncio da parte della multinazionale giapponese dell’accorpamento tra le unità produttive e di accoglienza di Laphroaig e di Bowmore, con conseguente esubero di personale. Tempi duri.
Ci è stato confermato che i presunti lavori di espansione della distilleria non partiranno mai come inizialmente erano stati previsti, ma che verranno con molta probabilità attuati in forma parziale. Qualcosa si farà, ma al momento non esistono date certe.
Abbiamo goduto di una ennesima visita con un cielo blu pazzesco, senza un filo di vento, e con temperature molto gradevoli, nonostante il periodo ancora invernale.
L’attività sospesa ci ha consentito di entrare nella pagoda e di camminare sul pavimento grigliato di essicazione, dove è stato recentemente installato un sistema semiautomatico “sperimentale” per la movimentazione del malto verde e lo svuotamento della stanza. Lo scopo è quello di ridurre al minimo la presenza del personale in questa stanza, caratterizzata da temperature elevate (60°C circa) e da un’aria irrespirabile.
È anche stata l’occasione per apprezzare e fotografare l’esposizione sul muro del nuovo Royal Warrant rilasciato da Re Carlo, il riconoscimento che ha sostituito il precedente assegnato nel 1994 sempre da Carlo, quando era Principe del Galles.
Ardbeg o Laphroaig?
Mai scelta è stata più difficile…











