Incendi in distilleria

Incendi in distilleria

XIX secolo, tutti gli alambicchi sono alimentati a fuoco diretto: viene naturale pensare che la micidiale combinazione di vapori alcolici e fiamma viva possa avere provocato più di un incidente. E così è stato, la storia di ogni distilleria è disseminata di piccoli episodi e – in alcuni casi – di grandi incendi che hanno provocato la distruzione degli impianti e degli edifici. E quando le fiamme arrivavano ai magazzini, pieni zeppi di decine di migliaia di botti al 63.5% di alcol, allora bingo, l’incendio diventava indomabile e intaccava lo stock storico della distilleria, sino ad azzerarlo.

Oltre al passaggio al riscaldamento a vapore, che ha risolto la gran parte dei problemi, le distillerie hanno anche introdotto alcune accortezze per limitare i danni. Una tra queste è la costruzione di fossati e di bacini di contenimento attorno alle warehouse; in caso di incendio, il fiume di fuoco che fuoriusciva dagli edifici veniva dirottato verso un laghetto, senza intaccare le preziose scorte di whisky.

Se dal dopoguerra gli incendi in Scozia si contano sulle dita di una mano, l’America ha registrato devastanti episodi anche in era contemporanea. Lì le cause sono diverse, le violente tempeste portano a frequenti temporali con fulmini che hanno una maledetta predilezione per le rickhouse di legno delle distillerie, le infinite distese di magazzini dei colossi del bourbon.

 

Heaven Hill distillery, 1996

 

Incendi sino al 1940

Nel rispetto di chi ha perso la vita o è rimasto ferito, elenchiamo di seguito i più importanti incendi, ripresi dalle nostre schede delle distillerie.

Gli incendi si propagavano normalmente dalle still house, talvolta dalle lampade ad olio dei magazzini, ma si è verificato anche il caso di distillerie bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale o incendiate da disonesti rivali. Una insospettabile insidia si nasconde anche nei malt mill, i mulini usati per macinare il malto. Semplici pietruzze nascoste tra la granaglia, al contatto con i veloci rulli metallici potevano innescare scintille, e incendiare la farina, che è altamente esplosiva. Motivo per cui oggi i mulini sono tutti dotati di un dispositivo chiamato destoner.

In questa prima lista riprendiamo gli incendi sino al 1940, registrati principalmente in Scozia, eventi per cui si hanno poche informazioni, ma tutti stimati di un certo rilievo, visto che in molti casi le distillerie sono rimaste chiuse più anni per la ricostruzione.

L’elenco non può essere completo, ma disegna comunque il quadro di una situazione di non facile controllo. In alcuni casi le distillerie sembrano avere superato con estrema facilità la perdita di decine di migliaia di botti. In altri casi l’impatto degli incendi ha portato nel medio termine alla bancarotta.

  • 1825 Glenury Royal, Scozia. A quanto pare, nella tenuta di Ury esisteva nel 1820 una distilleria antecedente la Glenury Royal. Era stata creata dal Duca di Gordon nel tentativo di eliminare la distillazione illecita dalle sue terre. Non si saprà mai se l’incendio che la distrusse completamente sia stato un atto deliberato da parte dei moonshiner o un incidente. Alla fine, il Duca ebbe la meglio, essendo stato una delle principali forze dietro la riforma della legge sulle accise del 1823; sulle stesse terre diede vita nel 1825 alla distilleria Glenury Royal. Poche settimane dopo l’apertura, un incendio distrusse le scorte di orzo, il forno e parte del pavimento di maltaggio.
  • 1826 Royal Lochnagar, Scozia. La nascita di Royal Lochnagar fu turbolenta. Nel 1823 James Robertson costruì una distilleria vicino al sito attuale, ma tre anni dopo la distilleria fu deliberatamente incendiata da alcuni concorrenti. Robertson, irremovibile, decise di ricostruirla, questa volta accanto al monte Lochnagar. Purtroppo, quando la distilleria era quasi completata, gli stessi disonesti rivali riuscirono nuovamente a darle fuoco.
  • 1837 Glendronach, Scozia. L’incendio del febbraio 1837 rase al suolo la distilleria. Gli affari iniziarono ad andar male dopo l’incendio e alcuni dei soci originari si ritirarono, aprendo così la porta a Walter Scott, ex impiegato e poi direttore della distilleria di Teaninich, che divenne un nuovo socio alla pari del fondatore Allardice. La distilleria fu riparata e gli affari continuarono a prosperare fino a quando la crisi finanziaria del 1842 portò Allardice alla bancarotta.
  • 1849 Glen Albyn, Scozia. Pochi anni dopo la sua fondazione (1846), Glen Albyn fu gravemente danneggiata da un incendio, anche se la produzione sembra essere ripresa abbastanza rapidamente.
  • 1858 Drumin (Glenlivet), Scozia. Drumin fu aperta nel 1824 dall’agricoltore e distillatore illegale George Smith, e divenne la prima distilleria del Glenlivet a ottenere una licenza. Gli affari andarono subito bene e nacque la necessità di costruire una seconda più grande distilleria, presso la fattoria Minmore, appena sotto la collina di Drumin. L’incendio del 1858 costrinse alla chiusura la distilleria Drumin. La distilleria venne smantellata e alcune delle sue attrezzature furono spedite a Minmore, che alla sua apertura nel 1859 prese il nome di The Glenlivet.
  • 1859 Power’s, Irlanda. La distilleria Power’s è stata quasi completamente distrutta da un incendio nel 1859, incidente che portò l’azienda ad installare diversi dispositivi di sicurezza antincendio, tra cui una propria squadra di vigili del fuoco. Questa brigata, così come quella della Guinness, fu requisita dai servizi di Dublino durante la Rivolta del 1916, quando O’Connell Street e altre zone del centro furono avvolte dalle fiamme.
  • 1869 Gooderham & Worts, Toronto, Canada. Il 26 ottobre 1869, un’esplosione nella cantina di fermentazione diede vita a una notte drammatica. Mentre i vigili del fuoco, gli operai e la folla di torontesi curiosi accorrevano sulla scena, le fiamme si propagarono all’adiacente Stone Distillery e si alzarono sino a centinaia di metri di altezza. Al mattino, l’interno era stato completamente distrutto, ma i massicci muri esterni erano ancora in piedi. Sei mesi dopo, la Gooderham & Worts era di nuovo in attività, pronta per diventare la più grande distilleria dell’Impero britannico.

  • 1877 Banff, Scozia. Sebbene la distilleria di Banff avesse già affrontato incendi ed esplosioni in passato, il 9 maggio 1877 un incendio particolarmente grave distrusse gran parte degli edifici, risparmiando i magazzini. Nell’ottobre dello stesso anno, il proprietario Simpson aveva già ricostruito la distilleria, dotandola di autopompa, e ne aveva ripristinato l’attività.
  • 1878 Kilbeggan, Irlanda. Un legame forte con la comunità, che aiutò la distilleria ad effettuare alcune riparazioni nel 1866, quando era in difficoltà finanziaria. Gesto che si ripeté durante l’incendio del 1878, quando gli stessi cittadini misero in salvo le botti.
  • 1879 Aberlour, Scozia. La prima distilleria nel cuore del villaggio di Aberlour venne costruita nel 1826. Nel 1879 scoppiò un incendio, e la distilleria venne quasi completamente distrutta. Fu ricostruita da James Fleming nel sito attuale, appena fuori il villaggio, sopra il fiume Spey.
  • 1879 Balmenach, Scozia. Durante la grande tempesta che fece crollare il ponte ferroviario sul fiume Tay, la ciminiera della distilleria crollò. L’incendio che si propagò nella still house venne abilmente domato dal distillatore, che aprì i rubinetti di scarico degli alambicchi per evitare che il fuoco si propagasse.
  • 1885 Bushmills, Irlanda. Se la data di fondazione della distilleria è incerta, quello che è sicuro è che nel 1885 gli edifici originali di Bushmills furono distrutti da un incendio, e che la distilleria venne rapidamente ricostruita.
  • 1885 Bon Accord, Scozia. La distilleria Bon Accord, un nome poco conosciuto, venne fondata ad Aberdeen nel 1855. Subì tre incendi nella sua storia. Prosperò fino a quando l’ultimo incendio, nel 1885, distrusse quasi completamente gli edifici. La distilleria fu ricostruita ma non si riprese mai completamente, sino alla chiusura dell’azienda nel 1896. Seguì la vendita alla Dailuaine-Talisker che la fece funzionare con il nome di North of Scotland, sino alla chiusura definitiva del 1910.
  • 1887 Fettercairn, Scozia. Nel 1887, un incendio devastò la distilleria, distruggendo la maggior parte delle attrezzature. Dovette chiudere per tre anni ed essere sottoposta a una completa ricostruzione. Riaprì nel 1890.
  • 1890 Glenlivet, Scozia. Dopo aver lottato per 10 anni per poter utilizzare il nome “The Glenlivet”, nel 1890, un incendio la distrusse completamente. L’indomabile John Gordon approfittò di questa disgrazia per ampliare la distilleria.
  • 1896 Benrinnes, Scozia. La distilleria fu danneggiata da un incendio nel 1896. Venne ricostruita e modernizzata, convertita ad alimentazione con energia elettrica.
  • 1897 Glenrothes, Scozia. Il primo incendio, nel dicembre del 1897, ha vanificato i lavori di ampliamento della distilleria iniziati l’anno precedente. Secondo i registri, l’incidente venne provocato dallo spirito altamente infiammabile che sgorgava dagli alambicchi e causò gravi danni.
  • 1898 Aberlour, Scozia. Il grande incendio del 1898 distrusse la maggior parte degli edifici e anche la maggior parte del whisky in giacenza nei magazzini. Aberlour riuscì a superare anche questa crisi e poco dopo ricostruì la distilleria, con attrezzature più moderne.
  • 1902 Carsebridge, Scozia. La distilleria di grain, dotata di due eleganti Coffey patent still, viene sventrata da un incendio e fu costretta a interrompere la produzione per 9 mesi.
  • 1903 Glenrothes, Scozia. Sei anni dopo il grande incendio, un’esplosione devastò nuovamente la distilleria.
  • 1909 McConnell’s, Irlanda. Fondata nel 1776, dopo più di un secolo di successi, il 20 aprile del 1909, un terribile incendio distrusse la distilleria. Più di 500.000 galloni di whiskey andarono in fiamme, mandando in rovina la distilleria. Nonostante la sua pronta ricostruzione, e un breve ritorno sulla scena, giunse il proibizionismo a darle il definitivo colpo di grazia. Brand riportato in vita nel 2020.
  • 1909 Convalmore, Scozia. Il 29 ottobre 1909, ampie parti della distilleria furono distrutte da un incendio. La ricostruzione iniziò immediatamente con diversi ammodernamenti e innovazioni, tra cui l’installazione di un alambicco Coffey, rimosso nel 1915.
  • 1914 Cambus, Scozia. Dopo il suo momento di gloria nella seconda metà del XIX secolo grazie all’installazione dell’alambicco Coffey, la distilleria di grano Cambus passò tempi duri quando un incendio distrusse la maggior parte degli edifici nel 1914, forzando il sito alla chiusura per i successivi 23 anni.
  • 1917 Dailuaine, Scozia. La distilleria è stata distrutta da un incendio nel 1917, quando faceva già parte della DCL. L’incendio è stato causato da un’esplosione nel mulino del malto.
  • 1919 Glenesk, Scozia. La distilleria, fondata nel 1897, venne distrutta da un incendio nel 1919 e, da allora, ha operato solo come malteria.
  • 1919 Scapa, Scozia. La distilleria, fondata nel 1885 dalla Macfarlane & Townsend, venne ceduta alla Scapa Distillery Co. nel 1919. Nello stesso anno venne distrutta da un incendio e dovette essere ricostruita. Epico l’intervento dei marinai della Grande Flotta, la marina militare britannica di stanza nella Scapa Flow, che formarono una catena umana portando secchi di acqua di mare per spegnere l’incendio.
  • 1920 Glen Spey, Scozia. La distilleria venne sventrata da un incendio e dovette essere in gran parte ricostruita.
  • 1922 Millburn, Scozia. I rampolli della più potente dinastia di distillatori delle Lowland, gli Haig, la possedettero sino al 1921, quando la proprietà passò al distillatore di gin londinese Booth’s, che partì con il piede sbagliato. Dovette ricostruire completamente il sito l’anno successivo, dopo un feroce incendio.
  • 1922 Glenrothes, Scozia. Il terzo incendio, dopo quello del 1897, distrusse più di 200.000 galloni di whisky in maturazione. I racconti della distilleria indicano come causa uno zio del direttore, che fece accidentalmente cadere una candela mentre riparava le botti, mandando in fiamme l’intero magazzino. Il whisky in via di maturazione si riversò per le strade e i residenti di Rothes ne raccolsero il bottino.
  • 1929 Glenlossie, Scozia. La distilleria è stata distrutta da un incendio ma è stata rapidamente ricostruita.
  • 1930 Glenskiach, Scozia. La distilleria a nord di Inverness venne danneggiata da un incendio nel 1929 e gran parte del sito fu demolito nel 1933. Le sue pietre furono utilizzate per costruire il ponte sul fiume Averon.
  • 1934 Dalwhinnie, Scozia. Un incendio, sviluppatosi nelle prime ore del mattino del 1° febbraio, costrinse la distilleria alla chiusura. Riaprirà solo 4 anni più tardi, nel 1938, anno in cui l’elettricità arrivò per la prima volta nel villaggio, mandando in pensione le pericolose lampade a paraffina.
  • 1939 Dallas Dhu, Scozia. Come molte distillerie, rimase inattiva per tutti gli anni Trenta del Proibizionismo. Ripartita il 9 aprile 1939, gli edifici e la gran parte delle attrezzature furono danneggiati da un incendio. La moglie del direttore della distilleria chiamò i Vigili del Fuoco di Forres, che arrivarono rapidamente e misero sotto controllo l’incendio in quattro ore. I danni provocati dall’incendio e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale ritardarono la riapertura della distilleria sino al 30 marzo 1947.

 

Jim Beam distillery, 2003

 

Banff, Scozia
1941
63.000 galloni

Sabato 16 agosto 1941 è un giorno che Banff non dimenticherà mai. Nel tardo pomeriggio di quel giorno un solitario Junkers Ju-88 tedesco bombardò il complesso di edifici a colpi di mitragliatrice, svuotò il suo carico di bombe sulla distilleria e centrò perfettamente il magazzino n. 12. L’incendio divampato fu alimentato dal contenuto altamente infiammabile delle botti di whisky esplose. Si dice che alcuni barili iniziarono a volare in alto nel cielo, schiantandosi a terra a una certa distanza. Un fiume di whisky in fiamme circondò il luogo. Quel triste pomeriggio andarono perse diverse centinaia di botti. Non tutti i danni furono provocati dalle fiamme, migliaia di litri di whisky finirono nei terreni agricoli e nei corsi d’acqua. Gli allevatori sostennero che per giorni non fu possibile mungere le mucche, perché troppo instabili sulle zampe. Uccelli acquatici, selvatici e domestici, furono trovati completamente ubriachi sui bordi del torrente Boyndie Burns e alla sua foce. Un pompiere, che passava ai colleghi l’elmetto pieno di whisky recuperato, finì in tribunale con l’accusa di furto. È comunque improbabile che la perdita di 63.000 galloni di whisky sia stata accidentale, dato che la distilleria Banff era utilizzata come campo di addestramento per la RAF. I lavori di riparazione dopo il bombardamento iniziarono nell’inverno del 1941 e nel 1943 gli edifici della distilleria Banff divennero formalmente la sede del No. 248 Squadron RAF fino alla fine della guerra.

 

Talisker, Scozia
1948

Il 12 agosto 1948 scoppiò un incendio nel magazzino della distilleria. Nessun whisky andò distrutto, ma andarono persi lo stock di cereali e oltre 100 barili vuoti.

 

Lagavulin, Scozia
1951

Un incendio si sviluppò nel 1951. Gran parte della distilleria Lagavulin (e della integrata Malt Mill) venne distrutta e alla DCL non restò che ricostruirla. Entrambe le distillerie riapriranno dopo due anni, anche se per Malt Mill le attività durarono solo sino alla chiusura definitiva del 1960.

Lagavulin non ha magazzini onsite, zero rischi di propagazione delle fiamme allo stock di botti.

 

Banff, Scozia
1959

Dopo l’incendio del 1941 e la fine della Seconda Guerra Mondiale, iniziarono i lavori di ristrutturazione della distilleria di Banff con l’intento di rimetterla in funzione. Il 3 ottobre 1959, mentre uno degli alambicchi veniva riparato da un ramaio, i vapori all’interno si accesero e causarono un’esplosione che distrusse l’alambicco e danneggiò parte della distilleria. La società proprietaria della distilleria fu multata di 15 sterline per aver violato le norme di sicurezza.

 

Talisker, Scozia
1960

Il 22 novembre 1960 la valvola dell’alambicco Spirit Still No.1, alimentato a carbone, non fu chiusa correttamente. Lo spirito ribollì sul fuoco sottostante, scatenando un inferno che distrusse completamente la still house e gli alambicchi al suo interno. La distilleria riaprì due anni dopo, nel 1962. Per preservare il gusto originale di Talisker, venne ripristinato lo strano setup della still house, con esatte repliche dei vecchi cinque alambicchi di rame, 2 wash e 3 spirit still, ancora riscaldati da forni esterni alimentati a carbone. Vennero mantenuti anche i wormtub, incredibilmente risparmiati dal grande incendio.

 

Power’s, Irlanda
1961
4.000 botti

Nel 1961, un grande incendio scoppiò nella distilleria Powers di John’s Lane a Dublino. Fortunatamente l’incendio si verificò quando la distilleria non era in funzione, ma distrusse un magazzino di stoccaggio contenente circa 4.000 botti di whiskey in maturazione. L’incendio attirò una folla di curiosi, alcuni dei quali furono felici di trovare il whiskey che scorreva per le strade.

 

 

Banff, Scozia
1991

Quarto incendio per Banff.

Una volta completati i lavori di ristrutturazione del 1959, la distilleria tornò in funzione e continuò a produrre whisky fino alla chiusura definitiva nel 1983. Alla fine degli anni ’80, la maggior parte degli edifici della distilleria era stata demolita. L’ultimo magazzino fu distrutto da un incendio l’11 aprile 1991.

 

Heaven Hill, Kentucky
1996
92.000 botti

Il 7 novembre 1996 si verificò un evento non prevedibile: un fronte freddo sferzò il Kentucky centrale con una intensa tempesta. Secondo Charlie Downs, all’epoca supervisore della distilleria, alle 14 un dipendente segnalò la presenza di fumo proveniente dal magazzino I. Downs e Parker Beam salirono sul camion e si diressero verso la collina della distilleria per controllare. Quando videro il fumo, ordinarono immediatamente l’evacuazione.

“Quando abbiamo spento tutto, il whiskey in fiamme stava scendendo dalla collina, oltre la Highway 49 e verso la distilleria”, ha detto Downs. “A quel punto non era sicuro uscire dalla parte anteriore dell’edificio della distilleria. Dovevamo uscire dal retro”.

Con le raffiche di vento a 110 km/h, le fiamme dal Magazzino I si propagarono ai magazzini vicini. Sebbene i vigili del fuoco di Bardstown fossero intervenuti rapidamente, Downs constatò che era impossibile spegnere l’inferno. L’unica possibilità per i vigili del fuoco era quella di versare fiumi d’acqua sulle altre rickhouse, per tenerle al fresco.

“Ma non potevano fare nemmeno quello, perché il whiskey in fiamme scorreva dappertutto e le braci di legno (provenienti dai pavimenti bruciati e dalle botti) volavano verso altri edifici come proiettili”, ha detto Downs. Mentre brucia, l’alcol non produce una fiamma visibile, ma Downs riferisce che il calore fosse così intenso che l’aria scintillava su fino al cielo.

Mentre altre rickhouse sulla collina della distilleria soccombevano alle fiamme, i barili cominciarono a esplodere e mandarono un fiume crescente di alcol in fiamme giù per la collina, verso il Rowan’s Creek. Il torrente, poco profondo, straripò rapidamente e il whiskey in fiamme si riversò sull’autostrada, sciogliendo l’asfalto nel suo percorso verso l’impianto di produzione.

Entro sera, la distilleria e sette rickhouse erano distrutte o ancora in fiamme. Finalmente, intorno alle 20.00, i venti si calmarono e allontanarono le fiamme dalle altre rickhouse. Il peggio era passato. Fortunatamente non ci furono vittime o feriti.

Si sospetta che l’incendio sia stato causato da un fulmine, ma nessuno lo ha visto.

Con la distilleria distrutta, il futuro di Heaven Hill era messo a duro rischio. Non parliamo di produzione azzerata o di crisi finanziaria, ma della perdita dell’unico ingrediente che rende irripetibile lo stile di ogni singolo Bourbon americano. Per poter continuare a produrre il proprio Bourbon, il lievito di Heaven Hill doveva essere recuperato, l’intera scorta di lievito – una ricetta di proprietà che era stata tramandata per generazioni, sin dal primo lotto fermentato nel 1935 – era conservata nella distilleria. Benché gravemente bruciato, l’edificio della distilleria non era completamente raso al suolo, così Downs e Beam affittarono un elevatore per vedere se potevano raggiungere il frigorifero del lievito al quinto piano. “Quando abbiamo aperto la porta, non potevamo crederci! Era lì, ancora freddo!”, ha ricordato Downs. “L’abbiamo subito portato in alcuni ‘luoghi sicuri’ dove potesse rimanere in vita”. Gli spazi sicuri? I frigoriferi delle cucine di Charlie e Parker.

La storia della rinascita di Heaven Hill è ripresa nel nostro recente articolo.

 

 

Loch Lomond, Scozia
1997
2.000 botti

La sera del 2 giugno 1997 un magazzino di whisky è andato distrutto nell’incendio di un whisky bond ad Alexandria, vicino al Loch Lomond. Ci sono voluti più di 50 vigili del fuoco per cinque ore per riportare sotto controllo l’incendio in un magazzino di proprietà della Loch Lomond Distillery Company.

Il direttore dell’azienda ha dichiarato che sono andate perse circa 2000 botti di whisky di malto e grain. Ha detto che questa è una “stima prudente” e che probabilmente sono state subite perdite per oltre 1 milione di sterline. Nessuno è rimasto ferito nell’incendio che è stato segnalato poco dopo le 18. I vigili del fuoco hanno combattuto l’incendio nell’edificio a due piani, che è stato messo sotto controllo poco prima delle 23.

L’incidente aveva completamente distrutto il magazzino, uno dei circa 20 presenti nel sito di Alexandria.

 

Wild Turkey, Kentucky
2000
17.000 barili

Il 9 maggio 2000 uno dei 12 magazzini di 7 piani della Wild Turkey, di proprietà di Pernod Ricard (ora di proprietà del Gruppo Campari), prese fuoco provocando l’incendio di oltre 17.000 barili di whisky. Il whiskey fuoriuscito causò la morte di oltre 228.000 pesci nel vicino fiume Kentucky e incendiò gli alberi circostanti e un impianto idrico locale. È il più grande disastro nella storia del brand, fondato nel 1869.

 

 

Jim Beam, Kentucky
2003
800.000 galloni

Un vero e proprio tornado di bourbon in fiamme, un “firenado” come è stato chiamato, si è verificato nel 2003 nella campagna di Bardstown dopo una serie di forti temporali.

Dopo un fulmine, un magazzino della Jim Beam andò in fiamme, portando con sé 800.000 galloni di bourbon. Il bourbon che non si è incendiato nel magazzino si è riversato nel bacino di contenimento e ha innescato uno spettacolare tornado di fuoco.

 

 

Kilchoman, Scozia
2006

Nel 2006, un anno dopo l’avvio della produzione, il fondatore Anthony Wills si recò a Edimburgo per assistere alla vittoria della Scozia nel Sei Nazioni, lasciando i figli a supervisionare la distilleria. Piuttosto che aggiungere la torba nel forno sacchetto per sacchetto, i figli di Anthony la buttarono sul fuoco tutta in una volta e tornarono di corsa in ufficio per seguire la partita in TV. Quale sarà stata la reazione di Anthony quando ricevette la telefonata che lo informava che il forno aveva preso fuoco? Fortunatamente il fuoco non si era propagato alla distilleria, che dovette restare chiusa per qualche settimana; il maltaggio venne invece sospeso per ben sei mesi.

 

 

Jim Beam, Kentucky
2 luglio 2019
45.000 botti

Un incendio nel Kentucky ha distrutto un magazzino contenente circa 45.000 barili di bourbon Jim Beam, dopo che i funzionari hanno lasciato che le fiamme facessero il loro corso per evitare la contaminazione da etanolo del torrente vicino che sfocia nel fiume Kentucky.

L’incendio è scoppiato martedì 2 luglio 2019 intorno alle 23.00 ed è stato completamente spento il giorno successivo a mezzogiorno, secondo quanto dichiarato dai vigili del fuoco. Non sono stati segnalati feriti: “Il problema più grande che stiamo affrontando è l’aspetto ambientale”, ha dichiarato Drew Chandler, direttore della gestione delle emergenze della contea di Woodford. “Per spegnere l’incendio, dobbiamo scaricarvi sopra molta acqua e quell’acqua contaminata si propagherà nell’ambiente”.

I vigili del fuoco non sanno cosa abbia causato l’incendio, ma una portavoce della Jim Beam ha detto di credere sia stato un fulmine a innescarlo: “Le prime notizie suggeriscono che l’incendio sia stato causato da un fulmine e lavoreremo con le autorità locali per confermare la causa e rimediare all’impatto ambientale”, ha dichiarato Emily York, la portavoce della distilleria.

L’edificio era uno dei 126 magazzini di barili che Jim Beam gestisce nel Kentucky. Complessivamente questi magazzini contengono 3,3 milioni di barili di bourbon per il marchio Jim Beam: “Il magazzino che è stato distrutto conteneva 45.000 barili di whiskey relativamente giovane proveniente dal mashbill di Jim Beam”, ha dichiarato la signora York. “Data l’età del whiskey perduto, questo incendio non avrà un impatto sulla disponibilità di Jim Beam per i consumatori”.

Nonostante lo sforzo, parte del Bourbon è finito nel torrente Glenn’s Creek raggiungendo i fiumi Kentucky e Ohio, che sono stati contaminati per oltre 60 miglia, facendo registrare nei giorni successivi una moria diffusa di pesci. Nel dicembre 2019, Jim Beam ha firmato un concordato con il Gabinetto dell’Energia e dell’Ambiente; l’azienda ha accettato di pagare una sanzione di 600.000 dollari per l’inquinamento e di rimborsare al Gabinetto 112.074 dollari per le spese della procedura.

 

 

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