Il 27 aprile del 1994 i Sudafricani presero parte alle prime elezioni a suffragio universale, circostanza che sancì, insieme all’elezione di Nelson Mandela come primo Presidente di colore, l’avvenuta nascita della democrazia e la fine del regime segregazionista razziale nel Paese. Proprio il 29 maggio 2024 ci sono state le nuove elezioni per l’Assemblea Nazionale. Oggi la situazione socioeconomica della nazione non è entusiasmante come trent’anni fa, la violenza è spesso fuori controllo, la corruzione diffusa nei vari strati sociopolitici, la disuguaglianza legata spesso, ancora, alla differenza del colore della pelle, è a livelli record e la povertà affligge ben il 60% della popolazione e l’80% della ricchezza è, secondo la Banca Mondiale, è nelle mani del 10% della popolazione. Potremmo essere certi che non era questa la nazione e la democrazia che il Grande Padre del moderno Sudafrica, Nelson Mandela, aveva sperato di contribuire a realizzare.
Il Sudafrica, d’altra parte, è una terra da sempre ricca di contrasti e tradizioni.
Il Brandy del Sudafrica
Forse pochi sanno infatti che il Brandy in questo Paese nasce qualche anno fa…nel 1672, quando un cuoco, sulla nave De Pijl, attraccata a Table Bay, non si sa ben perché prese a distillare 130 litri di vino per farne brandy, spirito che, concettualmente e fattualmente probabilmente nasce in Olanda da brann vin, vino bruciato.
Fu questo l’inizio della nascita del brandy sudafricano che seguiva al fiorire dell’industria vitivinicola. Si dice che i marinai che arrivavano in vista di Table Bay, Sudafrica, non vedessero l’ora nei secoli XVII e XVIII di potersi godere una buona tazza dell’ottimo brandy locale.
Taverne, bar, ritrovi di ogni tipo servivano nei porti brandy per ristorare l’animo di pirati, marinai, corsari di ogni nazione giunti in capo al mondo in cerca di fortuna.
Gli Inglesi succedettero agli Olandesi in Sudafrica nel 1795 quando già era noto, documentalmente, che il brandy insieme a vino, grano e orzo era una delle risorse fondamentali del luogo. Gli Inglesi cercarono di impadronirsi della cultura del brandy locale, facendolo proprio e provando a migliorare quello che essi ritenevano uno spirito creato senza una vera tecnica regolamentata di base.
Dovette però arrivare l’Uomo della Provvidenza Alcolica, tale Renè Santhagens nel 1897, dal lontano Belgio, per innovare nel metodo produttivo, lui che convintamente voleva creare un distillato di qualità del livello del Cognac gallico. Renè rispose ad un annuncio di Samuel Marks, imprenditore sudafricano, che cercava un distillatore per la Eerste Fabrieken vicino Pretoria per produrre brandy, gin e whisky, per risollevare l’animo dei cercatori di oro del Transvaal. Egli cominciò ad apportare le tradizioni apprese nella regione del Cognac dove aveva lavorato ma la sua opera cominciò a dare frutti solo a partire dal 1903 dopo che egli era fuggito, insieme alla moglie, dalla nazione africana a seguito dello scoppio della guerra Anglo-Boera.
Si stabilì intorno al Capo dove le condizioni climatiche, la presenza di monti e di splendidi vigneti, erano favorevoli.
Nel 1910 cominciò ad essere prodotto un brandy alla francese, il Santy’s Premier Brandy, si diffuse in tutto il Paese e iniziò ad essere noto anche all’estero. La Santaghen, la sua distilleria, conobbe il successo.
Esiste un disciplinare?
Nuovi standard di produzione dello spirito da vino furono introdotti da Renè ed egli fu il padre della legislazione in materia, il Wine and Spirits Act del 1924, contenente parametri e norme specifiche per la distillazione e l’affinamento del brandy. Ancora oggi come l’Uomo della Provvidenza Alcolica voleva, il vino deve essere sottoposto a doppia distillazione in potstill e successivamente lo spirito deve affinare per almeno trentasei mesi in botti di rovere francese di capacità non superiore ai trecentoquaranta litri.
Distillerie sudafricane ormai note in tutto il mondo come KWV, Oude Molen, fondata proprio da Renè, e la Van Rtyn Distillery devono molto a Renè, come faceva lui, la maggior parte dei brandy sudafricani sorge dai grappoli di Colombard e Chenin Blanc, vitigni eccellenti per creare vini poco alcolici, di grande freschezza. In Van Rtyn si possono degustare spiriti di dieci, dodici, quindici, venti anni. Ancora, KWV fondata nel 1918 e che ha contribuito a delineare gli stili anche normativi del brandy sudafricano offre, tra gli altri, a catalogo il Pot Still, il Cape Brandy creato in alambicco discontinuo con tre anni di affinamento ed un alcol finale del 38%.
Esiste poi la South African Brandy Foundation, nata nel 1984, organismo ideato per promuovere il Brandy del Sudafrica e che è espressione di diversi produttori che, pur concorrenti, collaborano per la promozione e la valorizzazione dello spirito di vino che racconta, anch’esso, la peculiarità e la ricchezza culturale, sociale e alcolica di questa meravigliosa nazione. Frutto di questa passione creata intorno al Brandy è la realizzazione di una vera Brandy Route che può portare gli interessati a visitare distillerie interessanti da Worcester, verso Robertson, Barrydale, Calitzdorp, Oudtshoorn, ma anche Stellenbosch, già nota per i suoi vini.
Ovviamente non può mancare una visita a Oude Molen, la cui sede dal 2003 è a Grabouw nella Valle di Elgin, nei pressi di Stellenbosch, dove potrete assaggiare un Cape Brandy vs, sorprendentemente creato utilizzando ora il metodo Solera, ricco di morbidezza e dai sentori di sherry, il Cape Brandy VSOP, ricco di freschezza fruttata e soprattutto agrumata ed affinato per almeno cinque anni in rovere, da degustare abbinato a ottimo cioccolato fondente all’arancia, oppure l’Oude Molen Xo, che vi accoglierà con sentori di litchi e banana e ricordi di pesca e albicocca al palato, dopo essere stato affinato in rovere per almeno dieci anni, e che è perfetto con un formaggio Camembert. Ma se siete per il single cask non potrete mancare l’Oude Molen Single Cask maturato in un’unica botte di rovere americano ex-bourbon per sole 360 bottiglie ricche di un’avvolgente morbidezza e che può andare molto bene con uno strudel di mele.
Insomma, rifletto sulla mia sedia a dondolo aspettando l’esito delle elezioni sudafricane, addolcendomi il palato con del ricco brandy del Capo d’Africa, immergendomi lussuriosamente nelle atmosfere dolcemente retrò di questi opulenti sorsi, mentre fuori piove in questo inizio di stagione calda dal sapore decisamente tropicale. Ma il sole del sorso riscalda decisamente.





