Tra le immagini che ti accompagnano, ormai sbiadite dal tempo, come una vecchia foto a bianco e nero, c’è quella della vecchia zia, cui la mamma ti lasciava per sbrigare commissioni varie, che conservava gelosamente, in un antico mobile, un liquore dal colore rosato pallido e dai sentori floreali di qualche fiore primaverile, rosaceo, di violetta.
Era un liquore antico, che già da piccolo immaginavo con una lunga storia alle spalle e che era di accompagnamento a quei pomeriggi in cui la zia tirava fuori le carte e riceveva amiche con cui giocare, chiacchierare e degustare del buon rosolio.
Già, il Rosolio.
Quando il mio amato Gin non aveva ancora invaso, insieme con la tonica, i mobile bar degli Italiani, il Rosolio compariva nei fine pasti, oppure nei tardi pomeriggi autunnali, nelle domeniche che poi domani si deve andare a lavoro e con il suo profilo sensoriale delicato e floreale allontanava dalla mente il più triste futuro prossimo.
Già, il Rosolio.
Faceva capolino dai mobiletti antichi in affascinanti e meravigliose bottiglie di vetro colorato, quasi arredi ottocenteschi, di quel meraviglioso periodo dell’Art Noveau, del Liberty, e ti pareva quasi essere cullato, bevendolo, da una poesia di qualche poeta maledetto, immerso in un quadro immaginifico di Toulouse Lautrec.
E ti venivano in mente questi versi del sommo Baudelaire.
Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.
Ma ubriacatevi…
Il Rosolio obliava, pur non inducendo, dolciastro e floreale all’ubriacatura.
Probabilmente, sosteneva questo Caterina de’ Medici.
Eccellente, bella, appena quattordicenne ,aveva lasciato la Corte fiorentina per contrarre matrimonio a Marsiglia con quel bel coetaneo di Enrico II d’Orleans, addì 1532.
L’avevano accompagnata in Francia le rinomate virtù culinarie e liquoristiche italiane. Cuochi e pasticcieri erano con lei e così le buone maniere di mangiare e di servire le pietanze. Maniere ben differenti dalle più grossolane abitudine d’Oltralpe. Caterina sapeva usare la forchetta a tavola e così distinguere e separare a tavola le portate salate da quelle dolci. Caterina aveva portato con sé anche la tradizione liquoristica che faceva bella mostra nelle tavole nobili fiorentine e tra queste eccellenze, il Rosolio, che da allora fece gran successo in Francia.
Le origini
Probabilmente, il Rosolio nacque nei conventi dell’Italia del Sud già verso la fine del Medioevo, se non proprio in Sicilia, laddove l’incrocio continuo di razze, culture e religioni, aveva, come piacevole conseguenza, la creazione di una cultura gastronomica e alcolica di notevole spessore.
Poi finalmente fuori dai conventi ed entrato nella vita sociale laica e diffusa, il Rosolio cominciò a diffondersi dappertutto nell’Europa mediterranea, sfidando mode e convenzioni sociali, difatti non era infrequente vederlo nei primi decenni del Novecento nei bordelli, conforto per le fatiche delle entreneuse e dei clienti appagati. I paradossi della Storia qui impersonificati dal Rosolio, dal suo luogo di probabile nascita o rinascita, il Convento, alla sua diffusione sociale ed al suo uso nei postriboli metropolitani.
Che destino! Del resto, nel suo etimo, rosolio significa proprio “liquore del passato”, derivando dai termini latini “ros solis”, “rugiada del sole”.
In Sicilia, la ricetta tradizionale prevedeva la macerazione in alcol e zucchero dei petali di rose appena raccolti per almeno una quindicina di giorni. Successivamente si preparava lo sciroppo di zucchero in acqua bollita e lo si versava nel contenitore dove si trovavano a macerare i petali. La successiva mescolazione precedeva il riposo al buio per un mese del prodotto. Infine la filtrazione del liquido ed il suo inserimento nella bottiglia finale. Bassa la gradazione alcolica, notevole il piacere della bevuta, fresca e floreale.
Oggi, le ricette tradizionali sono state soppiantate anche da interessanti varianti come quella della cittadina siciliana di Ficarra, che prevede la messa in alcol per almeno una settimana, con vaniglia e sciroppo di zucchero, delle scorze d’arancia macerate alcolicamente per circa quaranta giorni. Anche qui il tenore alcolico non è elevato, ma la gradevolezza del tasting è notevole.
Il fatto che il Rosolio possa essere caratterizzato da botaniche differenti dalla rosa è testimoniato anche linguisticamente dallo Zingarelli che definisce il Rosolio come “liquore preparato con alcol, zucchero e acqua nella stessa proporzione, con in più un’essenza che gli dà il nome”, dunque ben possibili i rosolii all’arancia, alla menta o ancora al caffè, alla cannella o al pistacchio.
Il Rosolio è attore non secondario anche nella narrativa di quello straordinario scrittore siciliano che risponde al nome di Luigi Pirandello, che nel Fu Mattia Pascal lo fa comparire, attraverso l’offerta di un piccolo calice che la Vedova Pescatore fa nei confronti del protagonista. D’altra parte, il Rosolio ha sempre accompagnato confidenze familiari e segrete intimità d’alcova, da antichi tempi.
La ricetta
Volete una ricetta moderna per sorprendere in semplicità i vostri amici ?
Ingredienti: 500 grammi di zucchero, 500 ml di alcol puro, 250 ml di acqua, petali di 50 rose rosse e gialle
Metodo: Chiudere in contenitore ermetico petali e alcol e lasciare in macerazione per un mese, agitando di tanto in tanto. Successivamente, preparare lo sciroppo portando ad ebollizione acqua e zucchero a bassa fiamma. Intiepidito lo sciroppo, unirlo ai petali di rosa in alcol. Agitare tutto, miscelando per bene i liquidi e filtrare con colino con l’ausilio di un canovaccio bianco. Versare il pregiato liquido in un’appropriata bottiglia, meglio se in una che ricordi l’art noveau e lo stile liberty!
Io lo degusto dopo averlo preparato così accompagnato dalla lettura di Rimbaud; Verlaine, D’Annunzio, Baudelaire… Oggi, dopo l’eclissi di qualche tempo, è tornato piano piano in voga nelle nostre case, ad accompagnare bei momenti di intimità, di lettura, di piaceri e quale piacere è migliore di una buona lettura nell’Autunno, che lentamente si approssima, accompagnata dai freschi sentori di un liquore, che ricorda la Primavera e la giovinezza dei tempi, nell’alternarsi dei cicli della vita, di cui il nostro Rosolio è emblema e prodotto raffinatissimo?
…Bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.



