Il moonshine delle Great Smoky Mountains

Il moonshine delle Great Smoky Mountains

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Whisky Club Italia negli USA – Day 23

Paolo adesso ti faccio arrabbiare. Diciamola tutta, il moonshine che si vende oggi è una puttanata pazzesca 😱🤣. Uno spirito bianco di dubbia provenienza e qualità, aromatizzato, dolcificato, proposto con una bottiglia inguardabile e venduto più o meno allo stesso prezzo di un buon single malt scotch whisky di 10 anni; non ha motivo d’esistere.

Poi arrivi alle Great Smoky Mountains, la parte meridionale della catena dei Monti Appalachi, il Paradiso dei moonshiner e ne trovi la chiave di lettura. Sul versante occidentale, quello del Tennessee, le ultime due città prima di entrare nel parco nazionale sono due paesi dei balocchi – una sorta di micro Las Vegas vestita da paesino da montagna. Ognuna delle città ospita nella main street tre / quattro distillerie di moonshine. E scopri che qui la gente semplicemente impazzisce, manco fosse una svendita di Abercrombie con Fedez in vetrina.

Alambicco con posizione strategica, ben visibile dalla strada, all’interno uno shop con una superficie troppo ampia e con scaffali riempiti da una quantità infinita di moonshine di tutti i colori e per tutti i gusti. In una distilleria ne ho contate 24 diverse varietà, dall’old fashioned lemonade, al peppermint passando per la pina colada, gradazione alcolica di solito compresa tra il 20% e il 35%, qualche rara eccezione arriva al 50%. È una distilleria che in etichetta dichiara solo il “BOTTLED BY” il che lascia intuire come la polvere sopra il vecchio e ammaccato potstill non sia un caso. Sono le 4 del pomeriggio, pochi avventori, tutti abbastanza disinteressati.

Vado a fare un giro e ci ripasso davanti qualche ora dopo, il crepuscolo ha acceso di caldi colori le strade che nel frattempo si sono riempite di turisti. All’ingresso di ogni distilleria una lunga processione di giovani che vogliono fare la degustazione di moonshine. Tutti con la carta d’identità in mano perché qui senza il documento non bevi neanche se sembri il nonno saggio di Heidi.

La degustazione: un banco tondo con distribuiti attorno una decina di avventori e al centro un ragazzotto con fare da yankee che – con un ritmo che neanche Wanna Marchi sarebbe riuscita a sostenere – urla continuamente aneddoti di vita clandestina nei boschi che descrivono in modo folcloristico i prodotti che si stanno assaggiando. E giù, uno shottino dopo l’altro.

L’acquisto poi è certo, almeno uno tra i tanti gusti ti cattura, è un bel pensiero o un apprezzato regalo da portarsi a casa. Prezzo medio della jar da 750ml: 30$ + tasse, più o meno 30€. Commessi che con i carrelli continuano a girare per riempire i ripiani che si svuotano a vista d’occhio. Insomma il moonshine va fottutamente forte, la bevuta facile ed il senso di libertà che trasmette ne hanno decretato il successo tra i consumatori giovani.

Sembra essere un parente lontano (ma con lo stesso DNA) della vodka aromatizzata alla frutta degli anni ’80. Paolo so che non è tutto così. L’anticipazione che ho avuto di “roba vera” è sufficiente per assegnare al moonshine un posto nell’Olimpo dei distillati, ma di questa “roba” non arriverà mai nulla in questi vivaci paesini ai piedi delle montagne fumanti, né tanto meno dalle nostre parti. Ne parlo spero nei prossimi giorni.

PS. Fatela scorrere tutta la foto qui sotto, impressionante! E questa è solo una delle quattro pareti di questo negozio 😱.


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