La visita a Scapa ci ha consentito di rimettere nuovamente gli occhi su quello che è stato considerato l’ultimo Lomond Still ancora in funzione in Scozia. Cosa è questo alambicco, quale è il suo principio di funzionamento e perché è caduto in disuso? Riprendiamo e aggiorniamo un articolo di Davide pubblicato su Angelshare.it nel 2013.
Il Lomond Still, la nascita
Sicuramente molti di voi sono familiari con i column still (alambicchi a colonna per la distillazione continua, conosciuti anche come Coffey o Patent) e i pot still (alambicchi per la distillazione tradizionale discontinua), ma sicuramente solo un sottoinsieme ha sentito parlare dei Lomond still.
Si tratta di una invenzione relativamente recente, perfezionata nel 1955 da Alistair Cunningham con l’aiuto di Arthur Warren alla Hiram Walker e usato in sostituzione (o in accoppiata) ai pot still tradizionali. Per darvi una immagine letteraria Tom Morton nel suo libro Spirit of Adventure lo definisce “an oversized, upside-down dustbin made of copper” (“un enorme bidone della spazzatura capovolto fatto di rame”).
Il Lomond è di fatto un alambicco ibrido, mantiene la distillazione discontinua ma ha alcuni elementi tipici dell’alambicco a colonna e cioè delle piastre perforate per il controllo del riflusso del vapore che permettono al distillatore una maggiore libertà d’azione, andando a modificare di fatto la forma e la sezione del “collo” dell’alambicco.
Il nome deriva dal fatto che sono furono introdotti nella distilleria di Inverleven (conosciuta anche come Dumbarton essendo parte del complesso della distilleria) presso il Loch Lomond (da non confondere con la distilleria omonima ancora in attività), essendo la più vicina ai laboratori di analisi della Hiram Walker e successivamente portati ad altre distillerie del gruppo come Glenburgie, Miltonduff e Scapa.
Il primo Lomond, installato a Inverleven, aveva una capacità di 11,600 litri, era usato come spirit still ed era riscaldato a vapore per controllarne meglio le temperature. Lo stesso alambicco originale è stato recuperato nel 2010 da Bruichladdich, originariamente nell’ambito del progetto di ricostruzione di Port Charlotte, dopo la cancellazione del progetto è stato battezzato col nome di Ugly Betty, posizionato nella still room e usato per la produzione del Gin Botanist.

Il Lomond Still, come funziona?
Entrando maggiormente nella meccanica dell’alambicco il collo, molto ampio, contiene tre piastre di rettifica (chiamati anche baffles) che possono aumentare o diminuire l’effetto del riflusso dei vapori. In pratica la loro apertura o chiusura determina un riflusso dei vapori minore o maggiore. Ricordiamo che un maggiore riflusso dei vapori permette di avere un distillato più leggero in quanto, di fatto, solo i vapori più leggeri vanno poi in condensazione, mentre gli altri ricadono “in pentola” per essere ridistillati.
In aggiunta si ha una parte del collo che si può rimuovere in modo da allungarne o accorciarne la lunghezza ma anche l’angolazione. Anche in questo caso un collo lungo e con una sezione stretta (es. Glenmorangie) produce uno spirito più leggero rispetto a uno largo e corto (es. Lagavulin o il wash still a “cipollone” con il collo tagliato di Pulteney).
La necessità di una innovazione nel campo della distillazione derivava dalla crescente domanda di whisky dopo qualche anno dal disastro della secondo conflitto mondiale. In particolare alla Hiram Walker, che al tempo possedeva 6 distillerie di malto, avevano la necessità di alimentare i 42 malti di Ballantine’s con malti di diversa “impronta” anche se prodotti dalla stessa distilleria. Venne quindi l’idea di variare la geometria degli alambicchi e cambiare i “tagli” del distillato e il promotore dell’iniziativa fu Tom Scott, al tempo Managing Director del gruppo canadese.
Il Lomond Still, la sua diffusione
Nel 1958 due Lomond Still furono installati a Glenburgie (uno dei malti impronta di Ballantine’s) e vi rimasero fino al 1981. Al contrario di Lomond/Inverleven entrambe le distillazioni avvenivano quindi con questi alambicchi. Il single malt ricavato dagli alambicchi Lomond a Glenburgie fu imbottigliato col nome di Glencraig (dal nome di Willie Craig, il Production Manager) che forse qualcuno di voi avrà visto in giro ma che io personalmente non ho mai provato, pur essendo un amante di Glenburgie.
Nel 1959 viene installato come Wash Still un Lomond a Scapa, proprio per rendere il malto più utilizzabile per il blending.
Nel 1964 tocca alla seconda distilleria impronta di Ballantine’s, Miltonduff, anche in questo caso esiste una coppia di alambicchi wash+spirit e anche in questo caso gira un single malt, il Mosstowie. Anche in questo caso gli alambicchi vengono poi rimossi nel 1981. Alcune sperimentazioni aggiuntive furono fatte a Miltonduff, irradiando di acqua l’esterno dell’alambicco in modo da aumentare il riflusso, dovuto al calo di temperature
Gin Botanist a parte, resiste solo un alambicco Lomond presso Scapa usato come Wash Still (prima distillazione) a cui sono rimosse le piastre di rettifica (la cui presenza sarebbe incompatibile con l’obbligo di uso del pot still per la produzione di malt scotch whisky). Alla distilleria di Loch Lomond esistono 4 alambicchi che usano un principio simile con delle rettifiche mobili chiamate rectifying heads, parenti stretti dei Lomond (da qualche parte vengono definiti tali), e che permettono di produrre sei tipi di malto differenti, di cui onestamente non se ne sente la necessità, concedetemelo anche se esula dal discorso tecnico.

Il Lomond Still, il tramonto
A questo punto forse è da chiedersi perché il Lomond sia stato dismesso e non abbia avuto successo. Una ragione che ho ritrovato su diverse fonti è il fatto che richieda molta manodopera per operare e soprattutto per essere pulito, in particolare sui piatti di rettifica dei vapori si accumulavano impurità molto difficili da rimuovere. Altro motivo è che i blender pare preferissero il malto tradizionale prodotto col vecchio metodo, forse per suggestione.
Ne aggiungo un paio io: il tramonto di questi alambicchi avviene agli inizi degli anni ’80 e coincide anche con l’inizio della grande crisi dell’industria che porta a moltissime chiusure da li a pochi anni. Ultima, ma ovviamente formulata ora, post-mortem, il fatto che con le mega distillerie tipo Roseisle questa necessità di cambiare “assetto” di fatto avviene installando molti alambicchi di forma diversa e potendo lavorare in modo molto “creativo” sfruttando anche ovviamente i progressi tecnologici e qualche decina di milioni di sterline.
Per quanto “ugly” all’aspetto, si trattava di una soluzione brillante e tutto sommato “artigianale” a una esigenza nata dopo un periodo terribile come la seconda guerra mondiale e quindi fortunatamente qualche testimonianza rimane, per di più funzionante. Se vi capita di vederlo dal vero potete sempre dire che è brutto ma simpatico.
Il “Lomond” di InchDairnie
La distilleria InchDairnie ha installato nel 2015 un alambicco realizzato dalla italiana Frilli e denominato Lomond Hill Still.
La vocazione per la produzione non solo di single malt, ma anche – sperimentale – di rye e di whisky di avena, ha consentito alla distilleria di dotarsi anche di un alambicco ibrido.
Quello che ad una rapida occhiata sembra essere un tradizionale potstill, contiene in realtà all’interno del collo sei piastre di rame a forma di bolla, dove possono avvenire minuscole vaporizzazioni e condensazioni. Questo è l’alambicco Lomond Hill, che prende il nome dalle colline che dominano la distilleria, ed è stato realizzato appositamente per InchDairnie dal produttore italiano Frilli.
L’alambicco Lomond Hill viene utilizzato per la distillazione di cereali come segale, frumento e avena, ma non può essere utilizzato per la produzione del single malt.
Del Lomond prende solo il nome, il progetto di Frilli nulla ha a che vedere – nonostante la placca applicata – con il brevetto del Lomond Still di Cunningham.
È il successo degli alambicchi ibridi – potstill che effettuano una distillazione discontinua coadiuvata da qualche piatto di concentrazione – ad avere spazzato via definitivamente il Lomond. Oggi il maggiore o minore riflusso si ottiene regolando le temperature delle singole sezioni della colonna, attraverso camicie esterne in cui far scorrere acqua a temperatura più o meno fredda (il deflemmatore). Nessun corpo in movimento, che – come abbiamo capito – creava seri problemi di affidabilità e di manutenzione, una regolazione molto più facile e precisa.
Quindi, in conclusione, non esistono più veri Lomond Still in Scozia, visto che i due in funzione sono stati “svuotati”. La storia del brevetto di Alistair Cunningham si è definitivamente conclusa già 50 anni fa.


