Il bevitore squattrinato #50yo

Il bevitore squattrinato #50yo

Schede distillerie citate: Bunnahabhain, Benrinnes, Dalwhinnie, Highland Park, Bruichladdich, Scapa

Giovanni Magalotti è un noto appassionato, recensore e divulgatore italiano di whisky, attivo online con lo pseudonimo di “Il Bevitore Squattrinato”. Scrive di single malt scozzesi e altri distillati, collaborando e contribuendo su WhiskyArt e condividendo recensioni e note di degustazione sui social.

È stato compagno delle splendide nostre ultima visite alle Orcadi e nello Speyside. Il 1° agosto scorso ha raggiunto l’importante traguardo dei 50 anni. Aveva promesso che avrebbe condiviso la serie di imbottigliamenti che aveva rastrellato per celebrare il proprio compleanno. Ogni promessa è un debito, ci siamo trovati in sede Whisky Club Italia per ricordare le bellissime giornate trascorse su suolo scozzese e per apprezzare 5 indimenticabili malti.

 

 

1. Bunnahabhain 39 anni, Cadenhead’s Small Batch, 49.4%

Islay Single Malt Scotch Whisky, distillato 1976, imbottigliato 2016, 3 botti sherry butts, 648 bottiglie 

Bunnahabhain è il miglior dram di Islay, lo sostengo dai tempi di I love Laphroaig. Il suo malto è in grado di modellarsi perfettamente su giovani maturazioni (si veda il 12 anni del core range), sulle espressioni torbate (con molti giovanissimi Staoisha da brividi) e sulle lunghe maturazione. Oggi è sempre più raro assaggiare “cose vecchie” anche durante la Warehouse 9 tasting con David, ma i ricordi di qualche degustazione del passato con l’indimenticabile manager John MacLellan e di quelle botti di 30/40 anni è ancora ben vivo nella mia memoria.

Ricordi che si sono riaccesi grazie a questo assaggio, che condivide con Giovanni l’anno di nascita. Distillato nel 1976, ha trascorso i suoi primi quasi 40 anni in botti ex Sherry e gli ultimi 10 in bottiglia.

Sbalorditivo il naso, un trionfo di note eleganti di sherry che non sconfinano mai in un eccesso di protagonismo del legno. Il tripudio lo si raggiunge al palato. Ingresso dolce, corpo di una densità pilotata dal malto e non dalla botte, finale eterno.

Da solo è valsa l’esperienza, una armonia che difficilmente si associa ai malti così “vecchi”, tre botti tanto fortunate.

 

 

2. Benrinnes 25 anni, 1996, Càrn Mòr Celebration of the cask, 53.0%

Speyside Single Malt Scotch Whisky, distillato 24/10/1996, imbottigliato 24/10/2021, single cask #962101, sherry butt, 482 bottiglie, cask strength, natural colour, non-chill filtered 

Un dram non immediato, divisivo nei giudizi, che ha dato il meglio di sé dopo parecchi minuti trascorsi nel bicchiere.

Personalmente ho percepito come troppo presente l’influenza della botte ex Sherry, anche se poi – soprattutto a bicchiere vuoto – il malto ha saputo riguadagnarsi la scena.

Nel 1996, anno della distillazione di questo whisky, la distilleria era ancora caratterizzata dalla presenza di una complessa tripla distillazione (abbandonata nel 2007), e forse è stata questa anima a condizionare il mio giudizio.

 

 

3. Dalwhinnie 13 anni, 2008, North Star, 52%

Highland Single Malt Scotch Whisky, distillato marzo 2008, imbottigliato luglio 2021, single cask, botte hogshead, 235 bottiglie, unchill filtered, natural colour 

Ce ne eravamo già accorti da soli, ma WhiskyBase ci viene in aiuto. Gli imbottigliamenti indipendenti di Dalwhinnie, la distilleria preposta a rappresentare lo stile Highland nella collezione Classic Malts di Diageo, sono cosa rara. Anzi più unica che rara.

Decine sono gli imbottigliamenti di Gordon & MacPhail e della SMWS (codice distilleria 102), ma tutti con anno di distillazione compreso tra il 1970 e l’inizio degli anni ’80. Roba vecchia insomma. Una sola azienda propone imbottigliamenti “contemporanei”, e questa è la North Star, il rinomato imbottigliatore indipendente scozzese fondato a Glasgow nel 2016 da Iain Croucher. Eccoci, appunto, ad apprezzarne un dram, che assaggiato con molta curiosità.

Naso non entusiasmante, un filo alcolico, vaniglia, miele con una virata erbacea/balsamica. Al palato è tutt’altra storia, che ci ha portato a qualcuno degli imbottigliamenti speciali che abbiamo assaggiato in distilleria.

L’ingresso in bocca si trasforma in una crescente esplosione di fuochi artificiali. Prima il miele di acacia, simbolo del loro malto, poi un trionfante toffee che regala una sensazione tattile setosa che è praticamente impossibile trovare nei malti contemporanei.

 

 

4. Highland Park 18 anni, 54.6%

Island Single Malt Scotch Whisky, single cask #4097, first fill european oak sherry cask, 387 bottiglie 

Una bottiglia che Giovanni ha acquistato in distilleria durante la nostra visita di giugno, che ha conservato per i festeggiamenti e che ha deciso di aprire proprio da noi in sede.

Lo Sherry è importante, lo avevo un poco criticato quando assaggiato sulle Orcadi, e invece lo ho trovato meglio integrato durante questo secondo assaggio. La torba è molto pulita, intensa, un fumo aromatico che solo i migliori HP sanno esprimere.

Il finale eterno, aiutato dal grado alcolico, è facilmente la parte migliore dell’esperienza. Eccellente dram, moderno e soddisfacente.

 

 

5. Octomore 07.1 Ochdamh-mòr, 5 anni, 208ppm, 59.5%

Scottish barley, american oak casks, rilasciato nel 2015

Quando Giovanni ha deciso la lineup di questa degustazione, si è reso conto di non avere selezionato veri torbati. Ecco quindi spuntare questo Octomore 07.1, con i suoi rispettabilissimi 208ppm, lo stesso imbottigliamento che condividiamo durante la lezione dedicata alla torba della nostra Master of Whisky II livello e che sorprende per la sua torba non eccessiva (se assaggiato alla cieca).

Vi svelo un segreto, durante la master lo mettiamo al naso dopo avere bevuto un dram di Ardbeg, e la torba viene notevolmente attenuata, quasi sparisce. Cosa non successa durante questa degustazione, caratterizzata da un overdose di sherry. Merito solo della successione degli assaggi, oppure l’avere tenuto tra le mani l’iconica bottiglia nera ha condizionato i nostri giudizi? No one will ever know!

Io fumo è di carne grassa carbonizzata sul barbecue, la torba è catramosa e persistente, la dolcezza della base è super toffee, con influenza di frutta tropicale stramatura. Dopo di lui, niente!

 

 

Bonus. Scapa 12 anni Old Bottle, 40%

E invece un dopo c’è stato.

La nostra lunghissima giornata poteva avere un solo epilogo. Abbiamo raggiunto l’Old Fox Pub di Morbegno dove Pedro ci ha accolto con una “verticale storica” di Scapa. Siamo partiti con il classico 12 anni degli anni ’90, per passare al 14 anni del 2004, e finire su una serie infinita di selezioni indipendenti e single cask provenienti dalla distilleria.

Lezione? Se in passato un 40% ABV poteva produrre imbottigliamenti pieni, solidi, oggi per potere godere ci si deve sempre imbattere nei cask strength. Ma questa è una storia che conosciamo molto bene.

Auguri Giovanni!

 

 

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