I russi e la vodka

I russi e la vodka

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Arrivo a Mosca con poche convinzioni. Il rapporto dei russi con la vodka è ben conosciuto e sicuramente problematico. Se ad inizio agosto ci sono 13° di temperatura massima (tranquillo, normalmente è più caldo) chiaramente l’alcol è un facile corroborante.

Le campagne per combattere la dilagante piaga, che ha portato per la popolazione maschile il tasso di mortalità per alcol e le aspettative di vive a record negativi, non sembrano avere intaccato gli stili di vita. Che poi il problema non è mai stata la quantità (si beveva più alcol in Francia e Italia), ma la qualità dell’alcol ingerito.

Il proibizionismo, seguendo tempi e modalità comuni al resto del mondo, è nato in campagna a fine XIX secolo e, per un decennio attorno alla prima guerra mondiale, ha introdotto in Russia il divieto assoluto di consumo di vodka e la chiusura di tutte le distillerie. Ma questo ha portato a due effetti immediati. Primo l’azzeramento delle entrate statali per le accise, una fonte sempre importante per le finanze russe che ha convinto governi poco illuminati a chiudere spesso gli occhi. Secondo la distillazione clandestina – che ha avuto come effetto collaterale la scomparsa dello zucchero dai mercati e la … comparsa di improbabili ed economicissimi moonshine – e la nascita di mode squallide che hanno visto il consumo di vodka sostituito da quello di smalto, colla e antigelo. I problemi sanitari erano lontani dall’aver trovato una soluzione.

In epoca più recente lo stesso Mikhail Gorbachev ha fatto della battaglia all’alcolismo uno dei capisaldi della sua politica interna, ipotizzando che le mancate accise potessero ampiamente essere rimpiazzate da una maggiore produttività del sistema. I maligni dicono come lui sia riuscito nel compito di demolire l’URSS ma non in quello di intaccare il consumo di vodka. Lo stesso Gorbachev si è trovato ad interrompere la sua “legge secca” dopo solo 2 anni (1985-1987) ed a ammettere dopo 30 anni che era stato un suo grande errore. Non il voler limitare il consumo di vodka (come erroneamente sottinteso in molti titolo di giornali) ma semplicemente l’aver usato la mannaia anziché un approccio più soft.

Ecco questo è scritto nei libri, da qui si parte.

In viaggio con Whisky Club Italia


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