C’eravamo tanto Almati… e così siamo tornati: i primi rum invecchiati di Sicilia
Provo sempre un’emozione speciale ogni volta che torno in Sicilia, una terra che amo particolarmente per la sua gente, la natura, il clima, la storia, la cultura, la cucina, insomma… tutto! Ci torno ancora più volentieri da quando ho scoperto il rum di pura canna prodotto dai ragazzi della distilleria Alma, di cui vi ho già parlato qualche mese fa.
Alma è un piccolo gioiello artigianale dove Hugo e Annalisa trasformano la canna da zucchero in rum eccezionali. La nostra prima visita, lo scorso marzo, ci aveva folgorato: il ricordo dell’assaggio del loro rum da canna viola, un distillato unico con sorprendenti sentori di tartufo, asparago, olive nere era ancora vivissimo e così siamo tornati, curiosi e pieni di aspettative.
“Cosa c’è di nuovo?” è stata la nostra prima domanda. La risposta di Hugo non si è fatta attendere e ha acceso subito il nostro entusiasmo: i rum invecchiati, finalmente in bottiglia. Durante la nostra visita precedente, avevamo avuto il privilegio di un piccolo assaggio direttamente dalla botte, una promessa che oggi è diventata realtà.
Hugo e Annalisa ci hanno messo davanti due nuove etichette, due espressioni distinte del loro lavoro di affinamento, imbottigliate a gradazione di botte. Il primo assaggio è stato un Single Batch a 58,5%: appena versato nel bicchiere ha sprigionato intense note dolci e vanigliate, mentre al palato si è rivelato speziato, rotondo e incredibilmente buono. Un rum elegante e complesso, imbottigliato a gradazione piena blendando due botti ex Cabernet Franc.
Il secondo era un Single Cask a 64% e già dal colore, più scuro, lasciava intuire un carattere diverso. Infatti, al naso e in bocca le note si sono fatte più intense, virando su sentori di cioccolato e spezie, con una consistenza quasi oleosa, avvolgente. La gradazione alcolica è importante, ma mai aggressiva e serve a sostenere un profilo aromatico ricco e potente.
Confrontare i due rum e decidere quale acquistare è stata una scelta sofferta: se il primo era più dolce e vanigliato, questo secondo rum si esprimeva con una maggiore speziatura e profondità.
La cosa che ci ha colpito in entrambi è come, nonostante l’evidente influenza del legno, la materia prima rimanga chiaramente riconoscibile: la canna da zucchero è ancora lì, protagonista, arricchita ma non sopraffatta dall’invecchiamento.
Tra un sorso e l’altro, la nostra chiacchierata con Hugo e Annalisa è scivolata sulla realtà quotidiana della distilleria. La domanda è in crescita, gli ordini si moltiplicano e il portafoglio prodotti si è ampliato. Questa espansione, per quanto positiva, porta con sé nuove sfide. Lo spazio in distilleria inizia a essere stretto e il “costo uomo” si fa sentire. Hugo ci ha fatto un esempio pratico: con una piccola macchina imbottigliatrice potremmo gestire 500 bottiglie in due ore, un’operazione che oggi richiede un lavoro manuale molto più lungo. Insomma, questo è un momento di svolta per Alma, in cui diventa necessario pensare a come automatizzare alcuni processi per poter sostenere la crescita. Come abbiamo osservato anche noi, è un bel problema da avere, perché significa che la distilleria si sta facendo conoscere.
Alla fine la nostra scelta è caduta sul Single Cask e con esso ci siamo portati a casa anche una bottiglia di Gin Mater, mentre ci siamo fatti spedire a Venezia una bottiglia di Botanical Rum, regalo speciale per un collega che presto andrà in pensione. Il Botanical Rum ha un’etichetta particolarmente affascinante, una sorta di patchwork di ritagli di giornale. E Annalisa ci ha confermato che, per un regalo, l’etichetta più gettonata è proprio quella, assieme a quella del gin. Il rum agricolo, per quanto ottimo, può rappresentare un prodotto più di nicchia, con un sapore più inusuale per chi non è abituato al puro succo e quindi una scelta più “rischiosa” per un regalo.
Guardando al futuro, la distilleria sta già lavorando a nuove sperimentazioni: hanno messo un lotto di rum in affinamento in due botti ex-Marsala. Questa è una prospettiva entusiasmante, anzitutto per il mantenimento del legame con il territorio (il Marsala è il più celebre vino siciliano), ma anche perché, secondo le prime valutazioni, l’influenza del Marsala non risulta troppo “vinosa”, permettendo al legno e alla materia prima di esprimersi.
Insomma, tornare da Alma è stata una conferma. Abbiamo ritrovato la stessa passione e la stessa qualità, ma con qualcosa in più: la consapevolezza di assistere a una fase cruciale della loro storia. È la storia di un’azienda che cresce, che affronta le difficoltà con coraggio e che continua a regalarci distillati che raccontano un territorio e la visione di chi li produce. Non vediamo l’ora di scoprire quale sarà il prossimo capitolo.




