I distillatori artigianali altoatesini

I distillatori artigianali altoatesini

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La due giorni in Val Venosta non poteva essere completa senza un approfondimento sulla realtà dei distillatori artigianali altoatesini. I numeri parlano di circa 75 micro-distillatori di cui 52 riuniti nell’associazione Distillatori Artigianali dell’Alto Adige. Tanti. Tanti? Appena oltre il confine, nel Tirolo Austriaco, di alambicchi se ne contano ben 5000!

Una mattinata di tempo incerto ci ha regalato la possibilità di incontrare Friedrich Steiner, distillatore della Bio Distilleria Steiner, alambicco posizionato all’interno del Biohotel Panorama di Malles e tenuto in vita grazie alla sua grande passione per il mondo bio e per i distillati di frutta. Il territorio del Triveneto ha potuto beneficiare delle leggi dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che nel XVIII secolo permise e incentivò la libera distillazione familiare. Con l’annessione all’Italia questi diritti, oltre alla cultura diffusa della distillazione, hanno rischiato di scomparire ma per una volta abbiamo potuto assistere ad un lieto fine. Oggi per poter fermentare e distillare con regime agevolato devi avere una azienda agricola, possedere un piccolo alambicco e produrre al massimo 300 litri di alcol all’anno, lo stesso limite che Maria Teresa aveva imposto per il “consumo familiare” e che oggi invece ha finalità commerciali. Per intenderci stiamo parlando di massimo 1500-2000 mezze bottiglie / anno, un numero che sembra irrisorio ma che così non è se si pensa al lavoro che c’è alle spalle: da un carico di ciliegie, denocciolate, fermentate senza zuccheri aggiunti, e distillate, di litri di alcol se ne ottengono magari solo 5 e per il carico successivo di quella varietà si dovrà aspettare l’anno successivo… ❤️🍒

Il forte legame con la terra, con la stagionalità e con la biodiversità, questo ci è stato ben raccontato da Friedrich. Ogni suo distillato parte da materie prime dell’alta Val Venosta al punto di doversi giustificare per le sue grappe, l’unico distillato per cui deve “uscire” dal suo territorio dovendosi spostare sino a Bolzano (!) per trovare vinacce di qualità. L’alta Val Venosta – pur ospitando il vigneto più alto d’Europa (Abbazia di Monte Maria, 1340 m slm, proprio lì di fronte a Malles) – non è territorio di vino, ma di frutta. Non solo la scontata mela, ma anche pera, albicocca, ciliegia e le difficili bacche di sorbo. Il processo di produzione è completamente biologico, e Friedrich orgogliosamente rivendica di avere fondato la prima distilleria italiana con certificazione bio. Alambicco tedesco Carl da 150 litri a fiamma diretta, non di legno come ci è capitato di vedere poche ore più tardi da Falkestein, ma del meglio controllabile gas.

La degustazione dei distillati, che poi è stata la nostra colazione di ieri… Pera Williams, tanto naso, tanta pulizia, veloce evoluzione in bocca. La pera Pala, frutto antico della Val Venosta raccolto da imponenti alberi secolari grazie all’aiuto dei pompieri, ha ben altra sostanza: inizialmente timida al naso, note di frutta secca leggermente tanniche, in bocca non se ne va più. Poi l’albicocca, una marmellata tanto è intensa, troppo facile da assaggiare eppure molto affascinante. Il kirsch, abbiamo avuto la possibilità di assaggiare un distillato di ciliegia con una storia un po’ travagliata, i piccioli che si erano rotti nel denocciolatore e che avevano conferito un fastidioso sentore tannico che sembrava aver condannato questo lotto all’insuccesso e che invece, dopo 5 anni di affinamento, hanno restituito un’acquavite tanto atipica quanto affascinante. Frutti dimenticati, raccolti non ancora completamente maturi per poter conservare un po’ di acidità, quei frutti che devono essere consumati entro 48 ore perché poi si lasciano andare; tutti ingredienti che – se distillati – facilmente trasmettono gli affascinanti aromi del territorio. In chiusura? Un amaro, ovviamente, ma prodotto con erbe raccolte completamente nell’orto del biohotel, compresa la stevia, il cui uso ne ha consentito la produzione con ZERO zucchero aggiunto.

Ogni imbottigliamento una storia, e aver la possibilità di sentire raccontare tutti gli aneddoti da chi queste bottiglie le ha create e le ha vissute: questa è la vera definizione di “artigianato”, l’unica definizione possibile. Sono bastati cinque minuti per entrare in sintonia con Friedrich e con la moglie Dorothea, siamo stati accolti con un calore che – permettetemi – difficilmente associamo al carattere teutonico e intransigente della gente del posto. L’esperienza a pranzo, poi, si è rivelata ancor più affascinante. Sosta assolutamente consigliata.

Whisky Club Italia – gita fuori porta in Val Venosta ❤️🥃





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