Hokkaido: mucche, ricci di mare e whisky #ontheroad

Hokkaido: mucche, ricci di mare e whisky #ontheroad

Inauguriamo la nuova rubrica #ontheroad, foto-racconti e consigli di viaggio sulle strade degli alambicchi. Cosa vedere, cosa fare, cosa mangiare, cosa bere (!), in prossimità delle distillerie.

Approfittiamo del recente viaggio di Alessandro Coggi, e partiamo da molto lontano, dal Giappone.

 

Diario di viaggio da Hokkaido #ontheroad

Quest’anno è purtroppo saltato l’usuale viaggio su Islay per il Feis Ile ma il prode Claudio ha fatto il suo dovere, marcando presenza e portando a casa un bel numero di bottiglie che saranno il centro d’interesse del brunch del 25 giugno.

Io, invece, ho approfittato del tempo a disposizione e mi sono subito “dirottato” verso il Giappone, mia meta preferita e amata, per visitare almeno una distilleria e naturalmente qualche whisky bar. Hokkaido la destinazione: Akkeshi non visitabile per ora, scelta dovuta e obbligata quindi Yoichi. Informazioni tecniche per chi volesse andarci: le prenotazioni online non sono al momento possibili, bisogna inviare un form compilato con tre date (e ora) desiderata, non oltre le due settimane dalla data di richiesta.

 

 

Isola di Hokkaido

Hokkaido è l’isola del nord, caratterizzata da una natura selvaggia, vulcani, montagne, stazioni sciistiche, parchi nazionali e naturali, coste aspre e sabbiose, prati verdi, coltivazioni di frutta, orsi e gru giapponesi.

Tutto ciò si riflette nell’economia dell’isola: turismo, mucche da latte e pecore, mele, meloni e tanto pesce.

Tra i piatti tipici il Gengis Khan, a base di carne d’agnello/montone, il miso ramen, il granchio reale, il riccio di mare, seppie, salmone selvaggio e le sue uova. Le mucche producono un latte di qualità che si traduce in un ottimo burro (biscotti favolosi, consiglio quelli alle alghe, fidatevi) e formaggi, cosa rara in Giappone – alcuni veramente ottimi.

Ma parliamo del bere, dopotutto è un blog di Whisky Club Italia…

 

Gengis Khan

 

Sapporo

Base per le mie escursioni il porto di Hakodate, primo capoluogo dell’isola, e Sapporo, l’attuale e la più grande città dell’isola con circa due milioni di abitanti. Arrivarci direttamente dall’Italia è un viaggio lungo, ma dire che ne vale la pena è superfluo. Da Tokyo ci si arriva con un volo di 1 ora e mezza più 1 di treno o con 8 ore di shinkasen+ locale. Città recente, fondata nel 1868, strade a griglia stile americano, gente simpatica e diversa dal resto del Giappone. La comunità indigena Ainu è oramai ridotta e la mescolanza tra loro, giapponesi, coreani (e altro) è evidente. Pochi gli edifici storici del 1800 rimasti: la torre dell’orologio, il vecchio palazzo del governatore ma il più interessante è la vecchia fabbrica della birra Sapporo, vera protagonista locale. Sull’isola è venduta in esclusiva la Classic, leggera lager maltata e poca amara. La nuova fabbrica, oramai storica pure questa, è situata ai margini del centro cittadino, con tre ristoranti a tema diversi e un buon Gengis Khan. Susukino è il quartiere dei locali e del divertimento, tanti bar e ristoranti, una cernita è essenziale per non essere ricoverati, alcol o cibo è lo stesso…

 

 

La prima serata è dedicata alla birra artigianale nella tap room del birrificio North Island: buone birre, apprezzata la pilsner e la session ipa e altrettanto buoni i formaggi locali.

 

 

Il primo whisky bar visitato è il Bow Bar, gestito da Junya San: tempio delle vecchie bottiglie, qua non trovi niente di nuovo o di giapponese, solo vecchi imbottigliamenti per la maggior parte acquistati in Italia. Bella serata con conversazione in italiano e giapponese con l’inglese ad aiutarci entrambi in caso di necessità.

Prezzi non economici ma giustificati: tante bottiglie aperte a rotazione, difficili da trovare in un whisky bar italiano. Servizio eccellente, acqua con ghiaccio e qualche salatino per accompagnamento.  Il vecchio Oban 12 sempre ottimo, Tormore 10 idem, Glen Scotia 5 una scoperta, non l’avevo mai bevuto, Bruichladdich riserva Veronelli per finire in bellezza.

 

 

Altra serata, altro giro: Brora Bar, offerta mista, vecchio e nuovo, Giappone e Scozia e pure altro. Il simpatico proprietario sa metterti a tuo agio e dopo dieci minuti ero già in conversazione con un gruppo d’impiegati, rigorosamente in giapponese (non ho idea di come abbiamo potuto parlare per più di un’ora), con un piccolo aiuto dell’unica donna del gruppo presente, parlante inglese. Si stupivano di vedere un italiano bere whiskies giapponesi che neppure loro conoscevano … e hanno seguito le mie scelte, bevendo vari tipi di Akkeshi, dal single malt al blended (loro). Ottimi i due single casks, distillano veramente bene.

 

 

La distilleria Yoichi

La visita a Yoichi: treno non diretto, cambio a Otaru con tre minuti di coincidenza, tutto funziona bene e arrivo al luogo dove sorge la distilleria. Non aspettatevi un luogo tra i monti, i boschi e il fiume: ci sono, certo, insieme anche a costruzioni moderne e anonime, benzinai e Kombini, una periferia “classica”.

La visita è standard, tour in giapponese, guida in inglese scaricabile da app, alcune informazioni in inglese da cartelli che la simpatica guida teneva in mano. Per i nerd: non chiedetemi informazioni, non chiedete informazioni. Io non ve le do perché sono cattivo, loro idem… No, niente cattiveria: alle domande specifiche o chiarimenti la maggior parte delle volte non sanno rispondere, anche se lo chiedete in giapponese. Fare domanda scritta, vi verrà risposto, forse. Godetevi l’atmosfera, la storia che è a ogni angolo o scorcio; il fascino dei pot stills, l’addetto che apre il portello e butta dentro un paio di palate di carbone è ipnotico … o forse era la stanchezza della levataccia e del fuso orario.

 

 

Il passato riappare anche nel museo; percorso didattico interessante con qualche informazione che entra anche nello specifico. Non aspettatevi di sapere come fanno a controllare la temperatura con il fuoco diretto o i tempi di fermentazione o a quanto tagliano. Per questo esistono dei libri abbastanza completi.

 

 

A metà del percorso si trova il bar degustazione, dove troverete ancora qualche chicca a prezzi bassi; io ho bevuto Tsuru blended, Taketsuru 17, Yoichi 10 vecchio (il nuovo desaparecido) e un fenomenale 10 anni single cask, non sempre presente alla mescita (e men che meno alla vendita in bottiglia). Unico neo il servizio: i bicchieri da chupito sono da ghigliottina, anche perché al Rita’s restaurant servono i distillery only nei bicchieri da degustazione…

Ristorante consigliato ma non prendete la pasta, mi raccomando; un bel fish and chips con entrambi i prodotti locali. Nel negozio tanti souvenir ma non cercate una t-shirt, non ce ne sono.

Bottiglie in vendita: i vari blend classici e i distillery only peaty and salty, woody and mellow, sherry and sweet, il single grain, woody and vanillic (nei formati da mezzo litro e 180 ml) e il blended da mezzo litro.

Dimenticavo: alla fine del tour, c’è anche una degustazione gratuita con alcuni assaggi di Yoichi nas, Nikka super e il brandy wine. A disposizione soda, ghiaccio, acqua e qualche bibita tipo succo di mela Nikka.

Seguirà un approfondimento sulla storia e sulla tecnologia della distilleria.

 

Hakodate

Il mio tour prosegue poi a Hakodate, dove vi segnalo il mercato del mattino dove fare scorpacciate di ricci di mare, granchio e uova di salmone. Top un sushi bar sia per il cibo sia per il whisky dove bere giapponesi introvabili: prezzo caro ma alta qualità. Bella la città, orari da provincia, attenzione: tutto chiude presto.

 

 

Tokyo è un’altra storia, arrivederci, matane!

 

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