Highland Park #orkney26

Highland Park #orkney26

Siamo sulle Orcadi e siamo tornati in visita ad Highland Park.

Riprendiamo di seguito l’articolo pubblicato esattamente un anno fa, dopo la prima nostra prima visita che aveva seguito gli importanti lavori di aggiornamento del 2024. Aggiungiamo alcune importanti note e riflessioni.

Primo, la distilleria sta lavorando, ma a metà capacità. Rispetto ai circa 2,5 milioni di litri massimi, i piani per il 2026 prevedono una produzione di circa 1,1 milioni di litri. Una scelta comprensibile, vista il contingente economico. Di più difficile lettura è invece la scelta di tenere fermo il pavimento di maltaggio, che – se tutto andrà per il meglio – tornerà in attività solo ad ottobre. La famosa torba delle Orcadi, utilizzata per la produzione del 20% del fabbisogno di malto della distilleria (il rimanente 80% è malto commerciale unpeated) non sta in alcun modo contribuendo allo stile aromatico del new make realizzato in questi tempi difficili.

 

Riempiamo i pavimenti di maltaggio, attualmente in disuso

 

La nostra consueta visita alla loro torbiera di Hobbister è stata arricchita quest’anno da una piacevole e lunga chiacchierata con il team dei maltatori di Highland Park, impegnati a raccogliere manualmente della torba per fare un batch sperimentale e valutare l’impatto sullo stile del whisky rispetto al resto del malto interno, prodotto invece con torba estratta con mezzi semimeccanizzati.

 

Le tonnellate di torba estratta in modo semimeccanizzato, in essiccazione per la produzione di Highland Park a fine 2026 e nel 2027

 

Siamo stati accolti da tre dei quattro addetti al maltaggio di Highland Park

 

Queste due foto riprendono invece l’attività di estrazione manuale della torba che verrà utilizzata per un batch sperimentale

 

Un ringraziamento ai ragazzi di Highland Park, disponibili e puntuali nelle risposte, e a Poppy, la mascotte a quattro zampe della torbiera Hobbister.

 

Il team di Highland Park e quello di Whisky Club Italia riuniti, con il primo iscritto al club a quattro zampe

 

In chiusura un aspetto che mi era sfuggito durante la visita dell’anno scorso. Tutti i washback sono dotati di camicie refrigerate, introdotte per garantire una più efficace attività dei lieviti (a temperatura controllata), molto utile durante le lunghe fermentazioni del weekend (visto che la distilleria sta lavorando 5 giorni alla settimana). Una rarità per le distillerie di Scozia, che credo di non aver visto in altre realtà mainstream.

 

I washback di Highland Park, a temperatura controllata

 

Pinnacle, il lievito secco di Highland Park

 

Yeast tank di Highland Park, il serbatoio di propagazione in cui il lievito si moltiplica e si rafforza prima di essere utilizzato

 

Le rondini sono quest’anno tornate il 21 aprile. Il migliore assaggio? Il single cask #4097 18 anni disponibile solo in distilleria, una piena maturazione in First Fill European Oak Sherry Butt, imbottigliato alla gradazione piena del 54.6% Abv.

 

 


Highland Park (giugno 2025)

Sono tornato a visitare Highland Park, per la prima volta dopo i lavori di aggiornamento effettuati in distilleria nel 2024 e dopo il recente lancio del nuovo packaging.

La distilleria ha ripreso a lavorare ad aprile 2025, dopo l’importante investimento di 13,5 milioni di Sterline. Non sapevo cosa avrei trovato, i lavori erano stati dichiarati come necessari per l’introduzione di un maggiore risparmio energetico e per la riduzione delle emissioni.

Vista dalla strada, nulla mi è sembrato variato. La distilleria ci ha accolti con la consueta elegante struttura di pietra; solo giungendo da sud si potevano notare nuove cisterne sul retro degli edifici.

 

 

Il tour è partito, come al solito, con la visita al pavimento di maltaggio e al new kiln. E qui abbiamo trovato le prime grandi novità: l’essicazione, storicamente effettuata con un mix di fumo di torba e di carbon coke, è stata ammodernata.

Grazie ad una migliore gestione dei flussi nella pagoda, oggi il consumo di torba è stato – a pari risultati (leggasi ppm) – notevolmente ridotto: solo 10 sono oggi le ore di fumo “puzzolente”.

A fronte della licenza per un prelievo annuo di 300 tonnellate dall’Hobbister Moor, il consumo attuale di torba è sceso sotto le 80 tonnellate. La visita di ieri alla torbiera ha confermato una attività decisamente meno intensa rispetto a quella che avevamo trovato due anni fa.

 

La torbiera Hobbister nel 2025

 

Non è solo questione di torba. L’utilizzo del carbone è stato interrotto e sostituito, seguendo la strada già intrapresa da molte altre distillerie, da aria generata da uno scambiatore di calore alimentato con l’acqua calda recuperata dai condensatori degli alambicchi.

Un pezzo di storia che se ne è andato. Un atto concreto di rispetto verso l’ambiente. Ad Highland Park, si sono prefissati l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2045, un percorso ambizioso per una distilleria con l’età di 227 anni.

 

 

Lo stupore più grande lo abbiamo però vissuto entrando nella mash house. Quella aggrovigliata macedonia di tini e di tubi che ci accoglieva, è stata sostituita da una sala completamente nuova e con un ordine da caserma militare.

Il nuovo più efficiente mashtun produce 29.200 litri di mosto (wort), che vengono fatti fermentare in uno dei 12 nuovi washback. È stato abbandonato il legno, a favore del più moderno acciaio.

Entro la fine del 2025, Highland Park punta a ridurre la quantità d’acqua necessaria per le operazioni di distillazione da 17 l/lpa (litro di alcol puro) a 15 l/lpa. Questa efficienza sarà principalmente dovuta al nuovo mashtun e ai nostri washback.

Solo quando, per installare i nuovi tini, si è proceduto alla rimozione del tetto e delle vecchie attrezzature, ci si è accorti della assenza delle fondamenta dello storico edificio e al rischio di una sua implosione. I necessari lavori di consolidamento hanno portato ad un ritardo di ben tre mesi sui programmi inizialmente previsti.

 

 

La fermentazione, che dura circa 60 ore, è attivata grazie al mix di due distiller yeast.

Riporto di seguito una foto della vecchia mash house. Riuscite a scovare qualche differenza? 😉

 

 

La Still House ha visto l’introduzione di una automazione più spinta. Niente più manette azionate dall’operatore sopra la Spirit Safe, oggi il taglio è supervisionato dai computer.

 

 

In totale sulle Orcadi maturano oggi circa 46.000 botti di Highland Park, suddivise tra 19 magazzini Dunnage e 2 Racked. Il grosso dello stock (l’80%) è situato presso le altre distillerie del gruppo Edrington (Macallan e Glenrothes) e presso i magazzini centrali di Glasgow.

Interessante, le basse temperature medie della latitudine 59°N delle Orcadi, e la elevata umidità, generano una delle Angel Share più basse di Scozia: nei magazzini di Kirkwall la perdita è sempre sotto l’1% annuo.

Anche l’introduzione del nuovo packaging e della più leggera bottiglia, sono andati nella direzione di riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti.

 

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