Sono tornato a visitare Highland Park, per la prima volta dopo i lavori di aggiornamento effettuati in distilleria nel 2024 e dopo il recente lancio del nuovo packaging.
La distilleria ha ripreso a lavorare ad aprile 2025, dopo l’importante investimento di 13,5 milioni di Sterline. Non sapevo cosa avrei trovato, i lavori erano stati dichiarati come necessari per l’introduzione di un maggiore risparmio energetico e per la riduzione delle emissioni.
Vista dalla strada, nulla mi è sembrato variato. La distilleria ci ha accolti con la consueta elegante struttura di pietra; solo giungendo da sud si potevano notare nuove cisterne sul retro degli edifici.
Il tour è partito, come al solito, con la visita al pavimento di maltaggio e al new kiln. E qui abbiamo trovato le prime grandi novità: l’essicazione, storicamente effettuata con un mix di fumo di torba e di carbon coke, è stata ammodernata.
Grazie ad una migliore gestione dei flussi nella pagoda, oggi il consumo di torba è stato – a pari risultati (leggasi ppm) – notevolmente ridotto: solo 10 sono oggi le ore di fumo “puzzolente”.
A fronte della licenza per un prelievo annuo di 300 tonnellate dall’Hobbister Moor, il consumo attuale di torba è sceso sotto le 80 tonnellate. La visita di ieri alla torbiera ha confermato una attività decisamente meno intensa rispetto a quella che avevamo trovato due anni fa.

Non è solo questione di torba. L’utilizzo del carbone è stato interrotto e sostituito, seguendo la strada già intrapresa da molte altre distillerie, da aria generata da uno scambiatore di calore alimentato con l’acqua calda recuperata dai condensatori degli alambicchi.
Un pezzo di storia che se ne è andato. Un atto concreto di rispetto verso l’ambiente. Ad Highland Park, si sono prefissati l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2045, un percorso ambizioso per una distilleria con l’età di 227 anni.
Lo stupore più grande lo abbiamo però vissuto entrando nella mash house. Quella aggrovigliata macedonia di tini e di tubi che ci accoglieva, è stata sostituita da una sala completamente nuova e con un ordine da caserma militare.
Il nuovo più efficiente mashtun produce 29.200 litri di mosto (wort), che vengono fatti fermentare in uno dei 12 nuovi washback. È stato abbandonato il legno, a favore del più moderno acciaio.
Entro la fine del 2025, Highland Park punta a ridurre la quantità d’acqua necessaria per le operazioni di distillazione da 17 l/lpa (litro di alcol puro) a 15 l/lpa. Questa efficienza sarà principalmente dovuta al nuovo mashtun e ai nostri washback.
Solo quando, per installare i nuovi tini, si è proceduto alla rimozione del tetto e delle vecchie attrezzature, ci si è accorti della assenza delle fondamenta dello storico edificio e al rischio di una sua implosione. I necessari lavori di consolidamento hanno portato ad un ritardo di ben tre mesi sui programmi inizialmente previsti.
La fermentazione, che dura circa 60 ore, è attivata grazie al mix di due distiller yeast.
Riporto di seguito una foto della vecchia mash house. Riuscite a scovare qualche differenza? 😉
La Still House ha visto l’introduzione di una automazione più spinta. Niente più manette azionate dall’operatore sopra la Spirit Safe, oggi il taglio è supervisionato dai computer.
In totale sulle Orcadi maturano oggi circa 46.000 botti di Highland Park, suddivise tra 19 magazzini Dunnage e 2 Racked. Il grosso dello stock (l’80%) è situato presso le altre distillerie del gruppo Edrington (Macallan e Glenrothes) e presso i magazzini centrali di Glasgow.
Interessante, le basse temperature medie della latitudine 59°N delle Orcadi, e la elevata umidità, generano una delle Angel Share più basse di Scozia: nei magazzini di Kirkwall la perdita è sempre sotto l’1% annuo.
Anche l’introduzione del nuovo packaging e della più leggera bottiglia, sono andati nella direzione di riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti.

Slainte!








