Hebridean Journey #WeeklyDram

Hebridean Journey #WeeklyDram

Weekly Dram 23.25

 

Uno degli elementi che più ha contribuito al successo del whisky scozzese nel mondo è stato sicuramente la diffusione dei blended, che con la loro facile bevuta e il prezzo abbordabile hanno in poco tempo preso il posto d’onore nella produzione nazionale, con intere distillerie devote in via esclusiva (o quasi) a produrre liquido da destinare alla creazione dei vari Johnnie Walker, Famous Grouse, Ballantine’s e una pletora di altri marchi ben noti a chiunque, compresi i bevitori occasionali.

Per molti, blended fa rima con whisky di bassa qualità, anche a causa della forte presenza di grain accanto ai malti che ne compongono l’insieme, ma se già con i blended malt (realizzati solo a partire da single malt) la musica è cambiata, ultimamente i blended sono tornati alla ribalta con imbottigliamenti sia di pregio (si vedano per esempio le varie edizioni limitate di Johnnie Walker come il Ghost & Rare) che più ricercati pur restando economicamente abbordabili come i Compass Box di John Glaser.

I blended si possono ritenere ormai pienamente sdoganati dalla fama di prodotto cheap, e fioccano i nuovi imbottigliamenti realizzati da più parti, spesso con l’intento di racchiudere un profilo degustativo particolare.

 

 

In questo senso, è curioso come i due rami di una grande famiglia legata al mondo dello scotch come Laing abbiano avuto la stessa idea, ovvero creare una linea di blended rappresentativa delle zone produttive scozzesi: se Douglas Laing ha dato vita ai Regional Malts (tra cui il famosissimo Big Peat), Hunter Laing ha realizzato la serie Journey, in cui gli imbottigliamenti racchiudono idealmente un viaggio nelle regioni di Scozia.

Oggi vi parlo di uno di questi ultimi, quello a mio personalissimo parere più riuscito, in rappresentanza delle isole Ebridi, un blended malt la cui ricetta è ovviamente segreta… ma non troppo.

 


HEBRIDEAN JOURNEY

46% abv, botti ex bourbon

Prezzo: intorno ai 50 euro

 

Al naso è un’esplosione di torba, vegetale e marina, con forti componenti speziate (chiodi di garofano, bacche di ginepro) su aringhe affumicate, crema catalana, arancia rossa, ananas, mandorle tostate, gomma bruciata. Una lieve nota medicinale penetra le narici, in un profilo sporco e tranchant che mi fa pensare a una buona componente di Ledaig nel blend.

 

 

Al palato si rivela più morbido e rotondo (ma non privo di spigoli), con un’allegra spruzzata di pepe e paprika su agrumi, mele, vaniglia, biscotti al malto, il tutto venato da note costiere e minerali con la torba vegetale che fa da filo conduttore. Molto agrumato in lunghezza.

Finale non molto lungo di cenere, agrumi, lieve nota minerale e salina, spezie.

 

Un buon blended che ben rappresenta le evocazioni della regione che vuole rappresentare, con un malto semplice ma non banale, in cui ognuno probabilmente ritrova le caratteristiche di una delle tante distillerie che lo compongono. Manca un po’ di incisività, ma è pur sempre un buon bere.

 

Link a tutti gli assaggi di Hunter Laing: whiskyart.blog/it/category/imbottigliatori-indipendenti/hunter-laing-co/

 

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