Haiti ed il Clairin

Haiti ed il Clairin

In un’epoca di crisi economiche, guerre, situazioni climatiche sfavorevoli, sono in molti i Paesi del mondo in difficoltà, dal Medio Oriente all’Est Europa e tuttavia poche nazioni possono definirsi davvero sfortunate come Haiti.

 

 

La travagliata esistenza di Haiti

Tralasciando la storia sanguinosa della sua fondazione – avvenuta ufficialmente il 1 gennaio 1804, dopo diversi anni anni di lotta degli ex-schiavi, in particolare di colore, contro i dominatori francesi e il decisivo fatto dell’indipendenza della confinante Santo Domingo nel 1844, destinata ad avere un destino più favorevole, occupiamoci degli avvenimenti più recenti.

Naturalmente, dal 1804 in poi Haiti è stato il bersaglio delle varie potenze coloniali europee e non che si sono alternate alla leadership mondiale, dal momento che è stata l’unica nazione a ribellarsi contro la schiavitù, con successo.

 

 

Solo negli ultimi decenni, possiamo ricordare a titolo di esempio il devastante terremoto che colpì Haiti nel 2010 con vittime, stimate da Onu e Croce Rossa Internazionale pochi giorni dopo l’evento, in oltre 222.000 con magnitudo 7,0 della scala Richter e epicentro a circa venticinque chilometri dalla capitale Port-Au-Prince. Terremoto che al 2010 veniva classificato, per gravità, come il secondo più grave registrato al mondo per numero di deceduti.

Anche qui omettendo i vari colpi di Stato e le lotte politiche degli ultimi quindici anni, spesso rivelatesi vere e proprie guerre civili tra bande, non si può non ricordare la grave crisi sociale, politica ed economica degli ultimi mesi, che è sfociata in una clamorosa violenza che ha sconvolto il Paese, con almeno cinque milioni di persone, su un totale di 11,5 milioni di abitanti totali, in condizioni di grave insicurezza alimentare, con bande criminali che rendono faticosa l’opera di soccorso dell’Agenzia Alimentare dell’Onu.

 

La cultura di Haiti

La lingua parlata è il creolo haitiano, una lingua creola derivata da una semplificazione del francese.

Da sempre l’agricoltura è il settore più importante del povero Paese con caffè, cacao, fagioli, riso e mais, ma soprattutto zucchero, fiore all’occhiello della nazione haitiana.

Nonostante i tanti problemi, cui speriamo si possa porre una soluzione anche mediante una forza di peacekeeping internazionale, e in ciò si sta lavorando in questi giorni, questa straordinaria isola rimane orgogliosa e ben differente dall’omologazione sociale e culturale cui siamo abituati nel nostro contesto globalizzato.

Haiti ha molto di cui essere orgoglioso, si pensi alla sua interessante gastronomia. La Soupe Joumou, piatto che è un po’ l’emblema della lotta per l’indipendenza e contro la schiavitù, è ormai parte del patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco, con ingrediente di base la zucca, ma ricca anche dei sentori e sapori offerti da manzo marinato, spezie varie, cipolla, aglio, verdure, pasta.

 

 

In questa terra dove le tradizioni autoctone del passato si mescolano sincreticamente con le innovazioni apportate, purtroppo anche violentemente, dalle potenze coloniali, esiste però un prodotto, ormai alla base della convivenza sociale del popolo haitiano, il Clairin, anzi il Kleren, “il chiaretto”, ossia il rhum locale.

Rimase esterrefatto quell’alcoholic discoverer che risponde al nome di Luca Gargano, nell’arrivare ad Haiti, osservando che erano attive sull’isola ben cinquecento distillerie, con il loro piccolo comignolo fumante, quando nel resto dei Caraibi ne erano ancora operanti solo circa una cinquantina. Questi rum che definiremmo agricoli, dunque prodotti da puro succo di canna e non quindi dalla melassa, conservano spesso inalterati i sentori e le note degli aromi provenienti dalle varietà locali della canna da zucchero adoperate, senza uso di prodotti chimici, e trasportate in distilleria spesso insieme ad altri prodotti agricoli come mango, banana, mais e manioca, dopo essere stati raccolti a mano e tramite carri condotti da animali da soma.

 

 

In origine, dunque almeno da trecento anni fa, il Clairin era esclusivamente destinato al consumo domestico, tradizionalmente realizzato con una sola distillazione, ed usato nei riti voodoo, così legata all’anima popolare di Haiti.

Oggi tramite Gargano e la sua azienda Velier è stato creato un vero e proprio Disciplinare almeno per i prodotti che questa azienda importa in Europa. Queste regole di produzione prevedono che la coltivazione della canna da zucchero avvenga secondo criteri biologici e con tecniche tradizionali, senza utilizzo di prodotti chimici, la raccolta della canna avvenga manualmente, il trasporto della stessa avvenga con metodo antico, quindi muli o tori a trainare i carri di trasporto. La fermentazione del puro succo di canna deve avvenire solo mediante lieviti naturali, con una durata minima di 120 ore, senza aggiungere lieviti industriali e senza diluizione con acqua, mentre la distillazione deve prevedere l’uso di alambicchi con un massimo di cinque piatti di rame diretto contatto con la fiamma. Lo spirito deve essere imbottigliato al grado di uscita dall’alambicco e l’imbottigliamento deve essere realizzato ad Haiti.

Nell’abitudine locale, i Clairin non vengono invecchiati. La paura è sempre stata che l’affinamento di rum che escono dai tradizionali alambicchi locali a non più di 53/56 gradi alcolici potessero non tenere, rischiando di realizzarsi sfortunatamente un abbassamento del grado alcolico oltre che un venir meno dell’alto livello qualitativo consono ai Clairin. Ma gli esperimenti condotti dalla stessa Velier a far data dal 2016/17 hanno dimostrato che i Clairin possono con fiducia affrontare l’affinamento e non mancano esperimenti con riuscite interessanti come quella del Clairin Ansyen le Rocher affinato in una botte ex-whisky con una gradazione alcolica finale di 47,70.

 

Il Clairin in miscelazione

Allora abbandoniamoci soavemente, e senza fare alcuna resistenza, alla cultura di un sorso di Clairin, magari affidandoci ad un cocktail come il Jemanjà, che prevede come ingredienti:

  • 4 cl Clairin
  • 1,5 cl Succo di lime
  • 2 cl Coconut liqueur
  • 10 cl Succo di Ananas
  • 10 gocce di Bitter al Cardamomo
  • Noce Moscata

In un calice da long drink aggiungiamo insieme tutti gli ingredienti, mescoliamo e grattugiamo una generosa dose di noce moscata in superficie e lasciamoci cullare da questo fantastico bouquet di sentori e sapori, in attesa di lasciare la sedia a dondolo e poter andare direttamente nell’isola scoperta da Cristoforo Colombo il 5 dicembre del 1492 per ascoltare in loco le dolci melodie del Clairin, vero e proprio monumento vivente della superba libertà e indipendenza del popolo di Haiti, mai domo e orgoglioso di questo meraviglioso rum.

 

 

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