Greenbar Distillery, California

Greenbar Distillery, California

Dal diario di viaggio di Claudio Riva, whisky e dintorni


Whisky Club Italia in California – Day 2

Procedo verso l’Arts District, il centro più vivace della città di Los Angeles, dove non a caso si trovano 3 delle ormai quasi 200 distillerie della California.

Oggi visito la prima distilleria del tour, la Greenbar Distillery. Quattordici anni di storia alle spalle. Il fondatore Melkon Khosrovian di origine Armena. Tutte le materie prime sono bio. Tini d’acciaio provenienti dall’industria del vino per fermentazioni che durano tanto, due settimane. Un primo alambicco a colonna per una distillazione continua che consegna al piccolo pot still uno spirito molto pulito e aggraziato che viene in seconda distillazione ulteriormente arricchito. Si ottiene una gamma impressionante di prodotti. Gin, vodka, rum e amari.

E ovviamente whiskey, prodotto con 100% malto d’orzo e attraverso una maturazione davvero unica presentata in retroetichetta come “maturato per più di dieci minuti”.

Nessun magazzino con sterminate successioni di botti da 200 litri, 53 galloni. Tutto il whiskey sta maturando in soli quattro grandi vat di rovere francese (due da 1000 e due da 2000 galloni), in cui il new make a 125 proof “subisce” un processo di maturazione guidato solo dall’estro e dai sensi di Melkon, allo scopo di valorizzare le materie prime e non solo di conferire dolcezza di legno.

Chiaramente l’apporto del grande contenitore non può essere significativo. Vengono messe in sospensione doghe di rovere bianco e di altri cinque legni: noce americano, acero, gelso, quercia rossa e – giuro che li ho visti – tralci di vite! Tutti i legni aggiunti vengono tostati e stagionati in casa per un controllo totale.

Le doghe vengono “appese” con un filo, tutte contraddistinte dalla propria etichetta che rimane visibile al di fuori, e al bisogno vengono ringiovanite o cambiate con altre ricette di legni. La quantità di legno inserita è importante, può superare il 10% del volume del tino.

Ma manca ancora il bello. I tini di maturazione subiscono regolari cicli di microssigenazione. Siccome il legno del tino ha uno spessore importante ed ha una trama molto fitta viene a mancare il colloquio con l’aria e il suo naturale apporto di armonizzazione ed ingentilimento degli aromi. Viene forzato artificialmente per una maturazione complessiva che comunque è importante: tre anni.

Melkon è l’artefice di tutto questo “algoritmo di maturazione”, da buon ex informatico. Il suo whiskey è stato battezzato Slow Hand Six Woods ed è stato accolto dalla critica come l’anello di congiunzione tra il bourbon americano e lo scotch whisky. Nessuno degli aromi eccessivi dei bourbon è presente, anche se ne conserva il carattere muscolare. Frutta secca, note balsamiche, spezia potente che non distruggere l’equilibrio tra tutte le componenti.

È stato imbottigliato sia al 42% abv che alla gradazione piena di 57.5% (qui l’alcol al naso è assolutamente assente). Pensato per la bevuta liscia conviviale ma con ben in mente anche l’uso in miscelazione dove riesce a dare tanto di più rispetto agli altri whiskey americani.

Sapendo del mio precedente tour nel Nord Est degli USA Melkon non ha dubbi: benvenuto in California, benvenuto nella modernità.

Tanta attenzione verso le materie prime, poi nessun limite alle idee! Un inizio shockante.

Ne riparliamo tra un mese a Milano Whiskey: America a gonfie vele (Milano)








Veloci appunti e qualche fotografia, importati da Facebook

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