Approfittando della manifestazione Piemonte Grappa, durante il primo weekend di ottobre ho visitato un discreto numero di distillerie del Monferrato. Il meteo splendido si è ben prestato ad accompagnare intere famiglie a visitare agli impianti di produzione della grappa e a godere di qualche assaggio, il tutto abbinato alla preziosa offerta gastronomica che il territorio è in grado di proporre. Mi ha sorpreso scoprire la notevole affluenza, già nelle prime ore del mattino, segno che le “strade dello spirito” possono essere un veicolo molto efficace per incrementare la conoscenza del distillato ed il suo consumo consapevole. In me è sempre più forte il desiderio di rivedere attiva la manifestazione nazionale Distillerie Aperte.
L’ultima distilleria che ho visitato è la prima di cui voglio raccontare. Lorenzo Marolo, accompagnato dal padre Paolo, mi ha dedicato un intero pomeriggio, tra racconti, condivisione di esperienze e assaggi. E ha saputo catturare la mia curiosità grazie alla presentazione di uno dei loro ultimi rilasci, la Grappa di Barolo affinata in botti di rovere Mizunara, una strada che hanno intrapreso per consolidare il forte legame con la cultura giapponese, dove i loro distillati sono tanto apprezzati da essere distribuiti da Suntory. Una bevuta, non solo per l’uso di un legno a noi caro, pensata per chi cerca nel bicchiere una esperienza parallela a quella dell’assaggio di un ottimo dram di single malt.
Grappa di Barolo 2010 “Mizunara” Riserva 14 anni
Vitigno: Nebbiolo da Barolo, vendemmia 2010
Grado Alcolico: 48% Vol.
Lotto: 1980 bottiglie numerate
È facile raccontare quanto le note fruttate e speziate della vinaccia di Barolo si sposino bene con il lungo riposo in rovere europeo prima (11 anni) e giapponese poi (3 anni). Il profilo del Mizunara, che richiama l’incenso, il legno di sandalo e le resine orientali, ha aggiunto profondità e tanto morbido velluto ad ogni sorso. Il finale è lungo, con una nota balsamica persistente e un ritorno sottile di frutta secca e scorza d’agrumi. Ma non può essere “solo” questo. Quello che più mi ha stupito è stata la continua evoluzione nel bicchiere: la grappa ha svelato le sue tante anime, fatte di materia prima – il nebbiolo, di territorio – la collina di Barolo Patrimonio Mondiale dell’Umanità, di natura – con la generosità della vendemmia del 2010.
L’annata
La 2010 è considerata una delle vendemmie più equilibrate ed eleganti per il Barolo del nuovo millennio; le condizioni climatiche asciutte e regolari hanno favorito maturazioni lente, con un’eccellente concentrazione aromatica nelle vinacce. È da questa materia prima, selezionata e distillata con metodo discontinuo in alambicco, che è nata questa Grappa di Barolo Riserva: 11 anni di affinamento in botti di rovere ex-Marsala, secondo lo stile Marolo, e ulteriori 3 anni di finishing in botti di Mizunara, per un totale di 14 anni di evoluzione.
Il legno
Il Mizunara (水楢), la “quercia dellʼacqua”, è una specie endemica del Giappone settentrionale. Nodosa e contorta, cresce lentamente in ambienti umidi e freddi, sviluppando una fibra particolarmente porosa e irregolare, che la rende difficile da lavorare. A ciò si aggiunge una scarsissima disponibilità: gli alberi impiegano oltre 200 anni per essere utilizzabili, e le botti costruite con questo legno tendono ad essere fragili e con scarsa tenuta. Per questi motivi, il Mizunara è impiegato solo in affinamenti di altissimo profilo, e solo da pochi produttori al mondo.
L’uso del Mizunara per la produzione di botti da affinamento risale alla Seconda guerra mondiale: per far fronte alla crescente richiesta di whisky da parte delle truppe americane e all’assenza di botti importate, le distillerie giapponesi si rivolsero al complesso, longevo rovere nostrano. Fu una necessità tecnica che divenne, con il tempo, una scelta stilistica: le botti di Mizunara si rivelarono infatti in grado di conferire ai distillati un profilo aromatico completamente originale, con sentori di sandalo, incenso, cocco, spezie dolci, tè verde, pepe bianco – qui ideali per un finishing meditativo, capace di dialogare con la struttura della grappa senza sovrastarla.

Il legame
Questa edizione rappresenta l’evoluzione di un rapporto che Marolo coltiva con il Giappone dagli inizi degli anni ʼ80, quando Paolo Marolo avviò i primi rapporti commerciali con il Paese del Sol Levante. Un legame nato dalla stima per la cultura nipponica e dalla condivisione di valori comuni: il rispetto per la materia prima, la centralità del tempo, la tensione verso l’essenziale.
L’etichetta
A firmare l’etichetta è l’artista giapponese Hakuyu Watanabe, imprenditrice e creativa la cui ricerca visiva si muove tra calligrafia e astrazione simbolica.
L’opera è ispirata allo studio e pratica del Bokkoku, forma di calligrafia che reinterpreta antichi caratteri cinesi attraverso il gesto, l’inchiostro e l’energia del corpo. Ispirata dal Maestro Kenryo Hara, Watanabe ha fatto del segno un mezzo per incidere significati e sensazioni. Per questa etichetta, ha scelto di rappresentare il termine Mizunara (水楢) unendo i suoi due caratteri fondamentali: mizu (acqua, 水) e nara (quercia, 楢).
L’acqua è un flusso centrale, affiancato da gocce e pozzanghere – una delle quali rappresenta un acino d’uva. La quercia è un carattere composto da due elementi, l’albero e il gallo: yu (酉), il gallo, è la forma di una botte di sakè.
L’opera è stata realizzata con inchiostro e pennello, utilizzando una tecnica che mette in relazione il gesto artistico con l’energia vitale del corpo. Il pennello non è stato guidato solo dalla mano, ma da un movimento completo, corporeo, per trasmettere la forza dell’acqua, la vitalità del legno e la robustezza delle botti; ne risulta un segno denso e dinamico, che traduce visivamente il senso di trasformazione e profondità contenuto nella grappa stessa.
La distilleria Santa Teresa
Classe 1946, Paolo Marolo, docente di Erboristica e Liquoreria alla Scuola Enologica di Alba, ha fondato la distilleria Santa Teresa nel 1977. Da allora la sua vita è dedicata al perfezionamento e alla valorizzazione della grappa Marolo. Il suo è un lavoro artigianale di mani, passione e palato. Ancora oggi passa molte ore in distilleria, guidando personalmente, con la sua esperienza, il processo di distillazione.
Dopo gli studi alla Scuola Enologica di Alba, il figlio Lorenzo si è laureato in Management all’università Bocconi di Milano. Nel 2014 è entrato in azienda, riscoprendo gli insegnamenti e le tecniche di distillazione che il padre gli ha trasmesso fin da bambino. A lui spetta il compito di preservare la tradizione artigianale della grappa Marolo traghettandola nel nuovo Millennio.
Marolo ha sede ad Alba, capitale delle Langhe, uno dei principali distretti vitivinicoli al mondo per varietà di vitigni e qualità enologica. Le colline delle Langhe regalano alcuni tra i più prestigiosi vini rossi come Barolo, Barbaresco, Barbera, Dolcetto. Ma anche importanti bianchi come il Roero Arneis, il Gavi e l’aromatico Moscato d’Asti. Marolo mutua la sua idea di grappa da questo straordinario contesto paesaggistico e dalla sua incredibile ricchezza e varietà vitivinicola. Non un prodotto neutro, standardizzato, industriale. Ma un distillato capace di raccontare il vitigno da cui proviene, di esaltare gli aromi tipici della varietà, di esprimersi con carattere unico e personale, sempre riconducibile al suo territorio d’origine.
L’elevazione attraverso l’affinamento in legno è approcciata già nel 1980, quando Paolo Marolo ha distillato la sua prima grappa di Barolo «volutamente dimenticata ad affinare in piccoli fusti di acacia». Era l’inizio di una rivoluzione, la grappa rivendicava il suo posto di eccellenza, con prodotti di qualità, di lungo invecchiamento, ricchi di sfumature e aromi da cogliere con la giusta attenzione.






