Chi ha varcato il portone dei magazzini di botti di Gordon & MacPhail, ben conosce il potenziale di quello che è considerato il più importante imbottigliatore indipendente di Scotch Whisky. Una distesa infinita di botti, provenienti da ogni angolo di Scozia, ma soprattutto quello che è considerato il più importante magazzino al mondo con botti over 30 anni. Le cose stanno cambiando per tutti, ma leggere ieri l’annunciata intenzione della compagnia di sospendere l’acquisto di botti per concentrarsi esclusivamente sulla produzione di whisky, era qualcosa per cui il sottoscritto e buona parte del mercato non eravamo pronti.
Una doccia gelata che avrà sicure conseguenze sul mercato.
Un po’ di Storia
La storia di Gordon & MacPhail ha inizio nel 1895, come negozio alimentare, nel cuore dello Speyside. L’apprezzamento per il loro lavoro di ricerca di cose buone, ha portato i fondatori James Gordon e John Alexander MacPhail, ad integrare il loro stock con prodotti altrettanto pregiati: lo Scotch Whisky. Nel 1915 l’incontro con il giovane John Urquhart portò i due fondatori a beneficiare delle sue doti come selezionatore e affinatore di whisky. In un era in cui i blended dominavano il mercato, non sorprende scoprire la produzione anche di alcune miscele per i clienti del negozio. È merito di John se l’azienda ha saputo costruire un impressionate portafoglio di botti e di whisky in maturazione.
Sarò il figlio, Mr.George Urquhart, a coltivare l’interesse per il single malt. Iniziò a lavorare nell’azienda nel 1933 e nel 1968 creò la famosa gamma Connoisseurs Choice, in un’epoca in cui il blended era ancora dominatore incontrastato. La sua abilità fu non solo quella di saper acquistare buon whisky, ma soprattutto quella di saper far maturare una percentuale significativa delle botti per una quantità di anni assai superiore a quanto facessero le distillerie stesse.

Così come il padre lo aveva introdotto nell’azienda, George vi introdusse i propri figli. Il figlio maggiore, Ian Urquhart, entrò a far parte dell’azienda nel 1967, dopo essersi formato nel settore del vino e degli alcolici a Londra e in Francia. Divenuto amministratore delegato di Gordon & MacPhail nel 1990, è andato in pensione nell’agosto 2007. Nel 1972, David, il fratello minore di Ian, entra a far parte dell’azienda di famiglia. Laureatosi in economia ad Aberdeen, David ha lavorato in vari settori dell’azienda prima di diventare il direttore vendite del Regno Unito. Sotto la sua guida i suoi whisky iniziarono ad essere commercializzati in tutta la Scozia e in tutto il Regno Unito, per poi fare il salto internazionale.

Il sogno della famiglia si concretizza nel 1993 con l’acquisto della distilleria Benromach, a Forres, a metà strada tra Elgin e Inverness. Dopo cinque anni dedicati alla sua ricostruzione, la distillerie fu ufficialmente aperta dall’allora Principe Carlo, nel 1998. Sogno che raddoppia nel 2019, quando vengono assicurati i permessi per la costruzione della nuova distilleria The Cairn, all’interno del Cairngorms National Park, operativa dal luglio 2022.
Perché Gordon & MacPhail non è solo un imbottigliatore indipendente?
La risposta sembra ovvia: “Perché è anche produttore di whisky!”. Risposta sbagliata, le ragioni sono molto più profonde e – a mio giudizio – le due attività di selezionatore e di produttore sono così diverse tra di loro, da non poter essere messe in competizione.
Mi concentro sulla parte Indie.
Primo fatto. Gordon & MacPhail non era solo un cliente delle distillerie, ma era anche un partner e un fornitore. L’abilità degli Urquhart di accumulare importanti scorte di botti, è spesso stata utilizzata dalle distillerie in occasione di anniversari in cui si trovavano sprovviste di stock “vecchio”.
Il rapporto tra G&MP e Glen Grant è ben conosciuto, molti degli imbottigliamenti storici della distilleria sono stati fatti con botti prelevate dai magazzini di Elgin. Tanta era la fiducia, che il nome Gordon & MacPhail veniva indicato in etichetta. Tanta era la fiducia, che quando Gordob & MacPhail voleva imbottigliare un suo Glen Grant, poteva serenamente utilizzare la grafica ufficiale della distilleria.
Inoltre. Le distillerie sono normalmente impegnate a vendere prima possibile il loro stock per far fronte alle difficoltà di cashflow, e non hanno mai generato un gran business dalla vendita di single malt particolarmente affinato. Non sono 3 botti di 30 anni che pagano gli stipendi, meglio concentrarsi su un prodotto base di 10 anni e vederne decine o centinaia di migliaia di bottiglie. Poi i tempi sono cambiati, l’interesse per il single malt è cresciuto, e il marketing della distilleria si trovava a chiedersi perché non imbottigliare qualcosa di speciale, che elevasse il valore del brand. Zero prodotto in casa, ma erano certi che bussando alla porta di G&MP, qualcosa poteva saltare fuori. Una preziosa banca dati.
Terzo, il timing. Oggi si dice che molti selezionatori decidano di costruirsi la propria distilleria per fare fronte alla scarsità di approvvigionamento e per costruirsi il liquido in casa. Una cosa già sbagliata per come è scritta, valida per un blender, ma non sicuramente per un imbottigliatore indipendente, che ha bisogno di piu sorgenti. La discesa in campo di G&MP è avvenuta nel 1993, tempi in cui il single malt non se lo filava nessuno e ogni giorno l’azienda riceveva telefonate da distillerie che tentavano disperatamente di piazzare qualche botte. Così come sbagliato sembra il timing per The Cairn, che avendo iniziato a distillare solo un anno fa, non è ancora pronta a sostenere il fatturato del gruppo.
Quindi, cosa è accaduto?
Per quanto l’azienda rassicuri il mercato, dichiarando di avere stock sufficiente per alcuni decenni di imbottigliamenti, la scelta di G&MP ha sicure motivazioni economiche nel breve termine e porterà a ripercussioni nel medio.
Tutti producono il doppio rispetto ad inizio millennio, tutti stanno accumulando nei magazzini scorte incredibili di prodotto giovane, tutti sostengono che – nonostante questi sforzi – il mercato stia chiedendo molto più liquido rispetto a quello che si riesce a produrre. Io penso che questa sia una analisi approssimativa, basata su tassi di crescita del far east che oggi non sono più realistici.
Il costo del new make scozzese è diventato insostenibile. Con le £8.000 che vengono richieste da Ardnahoe per una botte appena riempita, sino a qualche anno fa si comprava una botte di pregiato single malt di 10 anni e più, bello e pronto per l’imbottigliamento. La sana legge della domanda e dell’offerta, è a mio giudizio inquinata da un trend sempre più preoccupante: la vendita diretta delle botti ai privati, realtà non strutturate che non capendo quello a cui stanno andando incontro, porteranno irrimediabilmente ad un impoverimento del mercato. Le distillerie saltano direttamente tutta la filiera per portare a casa molti più soldi, un flusso di cassa fresco, dettato da regole che loro stessi (e non il mercato) hanno scritto.
Tutti hanno 8.000 Sterline da investire, in pochi – praticamente nessuno – hanno una posizione doganale che consenta il trasporto del liquido una volta giunto a maturazione e una rete commerciale per la vendita. Molte di queste botti verranno rivendute alle distillerie o sul mercato secondario. Vendute magari alla metà di quel costo iniziale, per togliersi il peso dalle spalle. G&MP ha capito che oggi è costretta, per colpa dell’inesperienza di terzi, ad acquistare botti al doppio del loro valore reale. Non solo privati, ma anche fondi di investimento o nuovi aggressivi broker, che rastrellano tutto quello che c’è di disponibile, senza stare a fare troppi conti.
E G&MP, astutamente, lascia sfogare queste energie. La loro dichiarazione non è quella di chiudere la divisione degli imbottigliamenti indipendenti, ma “solo” quella di mettere in standby l’acquisto di nuovo stock. Ritorneranno, più forti di prima, più forti di chi ha rotto tutti i porcellini per buttarsi a capofitto in un investimento ad alto rischio.
Sono i tanti nuovi selezionatori indipendenti, ne nasce uno alla settimana, ad avere messo in crisi G&MP? No, almeno non direttamente. È certamente fastidioso vedere distillerie che il mercato non ha mai considerato, elevate a culto per merito di imbottigliamenti anche di G&MP, distillerie che oggi non sono più riconoscenti nei confronti dei vecchi storici protagonisti, e che cercano un soldo più facile, accettando – o ignorando – il rischio di una volatilità malata.
Le mie parole non concordano con l’analisi fatta dall’attuale CEO di GMP, Ewen Mackintosh, che sostanzialmente ammette che la virata verso la produzione è avvenuta nel momento in cui hanno realizzato che tra 10-12 non potranno più garantire imbottigliamenti indipendenti di età adeguata, in un momento in cui invece il single malt di The Cairn avrà compito i 10 anni.
Quindi, cosa accadrà?
E chi lo sa…
Sicuramente il lavoro dell’imbottigliatore indipendente è cambiato nel momento in cui sempre più distillerie che non avevano mai rilasciato il loro single malt hanno iniziato ad imbottigliare una gamma anche ampia di whisky NAS o di 8/10 anni, con maturazioni diversificate in molti legni.
Gli imbottigliamenti ufficiali oggi riescono direttamente a soddisfare la domanda di fascia più bassa. Agli indie resta il compito snervante di cercare cose sempre piu “strane” o rare, e i 60 / 70 / 80 anni rilasciati da G&MP vanno chiaramente in quella direzione.
Premiumisation?
La fiera dell’inutile
Estate, tempo in cui le futili discussioni da ombrellone prendono il sopravvento e orientano la società. Poteva la vicenda G&MP evitare questo supplizio?
Le critiche si muovono in 2 direzioni: il non considerare G&MP un imbottigliatore indipendente, non perché non sia un imbottigliatore, ma perché la sua dimensione e l’intricata rete di relazioni con l’industria, lo rendono “non indipendente”. Secondo, troppa Premiumisation, l’eccessivo posizionamento dell’offerta su cose per magnati e sceicchi.
Intendiamoci subito. Chi di noi ha mai sbavato tenendo tra le mani una bottiglia di Connoisseurs Choice? Molto più figo l’imbottigliamento dell’ultimo selezionatore trendy, con etichette colorate, che – spuntato dal nulla e grazie all’aiuto di un qualche efficace influencer – ha saputo rapidamente scalare i gradini della top ten. Di G&MP conosciamo storia, meriti e interessi. Del nuovo nessuno si chiede chi ci sia realmente alle spalle, uno o due frontman, e i capitali? Fondi di investimento, società Olandesi, gente che ha tanti soldi e ne deve fare molti di più? Tutto lecito, chiaramente, ma davvero vogliamo criminalizzare G&MP?
I primi imbottigliatori degli anni ’70, sì anche gli italiani famosi, non sarebbe potuti esistere senza l’aiuto iniziale di G&MP, immagino che qui Nadi Fiori abbia molte cose da raccontare.
G&MP ha un vantaggio rispetto agli altri Indie? Certamente, se lo è guadagnato. E nonostante questo decide di fare un passo indietro.
G&MP acquista principalmente new make e lo matura a Elgin, lontano dalla regione di produzione. Cattivi! Perché, chiaramente, tutti i malti di Diageo o quelli di importanti broker come ACEO, maturano solo presso la distilleria. Chiacchiere inutili.
Premiumisation? Si, ci sono tamti prodotti per i VIP, ma l’offerta base di G&MP è posizionata su una ampia gamma di distillerie, anche quelle che non danno una facile visibilità, con tanti imbottiglismenti offerti ad un prezzo piu che competitivo. Altro che bottiglie da 50cl a 200€. Se abbiamo potuto conoscere stili inavvicinabili come quello di Mortlach e di Scapa, il merito è più di G&MP che dei proprietari delle distillerie (Esempio, G&MP Mortlach 15 anni 46% circa 100€, G&MP Scapa 2005 43% a 80€, entrambi buonissimi).
WhiskyBase elenca 132 selezioni G&MP rilasciate nel solo anno 2022, dai 10 ai 74 anni di maturazione, diciamo per tutte le tasche. Molte le distillerie, da Aberfeldy a Tormore, passando per Macallan, ma anche per Ardmore, Caol Ila e Glentauchers. Interessanti anche i rating, con svariati punteggi superiori a 88.
Raramente le cose belle sono considerate simpatiche.







