Glendronach cresce

Glendronach cresce

Glendronach (1826) si prepara a festeggiare il suo bicentenario con una serie di aggiornamenti che la porteranno a raddoppiare la propria capacità produttiva. Benriach e Glenglassaugh, sempre parte del gruppo Brown-Forman, sembrano affrontare con maggiore difficoltà le sfide dei mercati in evoluzione, con la seconda costretta ad una chiusura forzata e ad una serie di importanti lavori di aggiornamento. Il ricco carattere sherried di Glendronach sembra invece non passare mai di moda, la distilleria sta lavorando a ritmo sostenuto, 7 giorni su 7, nonostante le attività di costruzione in corso.

 

 

Già Davide Terziotti, che era stato in distilleria durante le gite di un anno fa, ci aveva raccontato di come Glendronach fosse stata trasformata in un cantiere. Le cose hanno avuto una lentissima evoluzione, è sempre bloccato l’accesso alla parte vecchia della distilleria (quella con i pavimenti di maltaggio dismessi), i lavori di demolizione sembrano essere a buon punto, ma le nuove espansioni sono sempre ferme sui disegni tecnici dei progettisti.

Come cambierà Glendronach, passando dagli attuali 2.5 milioni ai previsti 5.5?

 

 

La struttura della distilleria subirà poche variazioni, l’ampiamento della still house (alle spalle della attuale) porterà a dover spostare la parte di ammostamento.

 

 

Il mulino andrà in pensione, dopo oltre 60 anni di attività, venendo integrato nel museo del nuovo visitor centre e sostituito da un dispositivo più moderno.

 

 

Il vecchio mashtun, la parte più fragile dell’attuale processo produttivo (l’operatore durante la nostra visita picchiava continuamente con un martello sui tubi di carico del grist per assicurarsi che non si fosse bloccato del materiale al suo interno), verrà spostato nei nuovi edifici e sostituito da un più efficace lauter tun di acciaio. Il rame della sua copertura e dell’Under Back verranno recuperati, ritagliati in piccoli pezzettini che diverranno parte del packaging di uno dei tanti imbottigliamenti celebrativi che verranno rilasciati nel 2026.

 

 

Lo spazio liberato dal mashtun verrà occupato da nuovi washback, il loro numero salirà a 14.

 

 

Verrà aggiunta una nuova coppia di alambicchi, fedele copia degli originali.

 

 

Il Visitor Centre, già molto migliorato rispetto alla mia ultima visita del 2019, verrà ampliato con nuovi spazi per degustazioni e l’introduzione – negli spazi dell’ex pavimento di maltaggio – di un museo.

Sempre ricca la disponibilità degli imbottigliamenti presso la distilleria, con gli handfilled single cask di qualità elevatissima e i prezzi finalmente non più impossibili. Abbiamo trovato, assaggiato e acquistato un 11 anni in PX Puncheon (bel carattere sherroso che copriva un poco la complessità) e un superlativo 13 anni in Oloroso Puncheon (che è stato il più gradito dal gruppo Whisky Club Italia).

 

 

Attenderemo le evoluzioni, con la certezza che sia l’ospitalità della distilleria che lo stile del suo malto potranno solo migliorare. Il trend è quello che richiede il mercato, un filo più dolce rispetto al passato, con la qualità in costante crescita.

 

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