Glen Scotia, Campbeltown

Glen Scotia, Campbeltown

Un’ultima occasione di vedere quel gioiello vittoriano di Campbeltown che è Glen Scotia. Ad agosto è previsto l’avvio dei lavori di ammodernamento che terranno ferma la distilleria per 6 mesi. La capacità produttiva annuale salirà dagli attuali 750k litri ad 1 milione.

 

 

La storia

La distilleria scozzese fu fondata nel 1832 come Scotia Distillery. Nel 1835 era una delle quasi 30 distillerie fiorenti di Campbeltown, cosa che portò in epoca vittoriana la regione ad essere chiamata la “Capitale mondiale del whisky”. Oggi, come sappiamo, nella regione sono rimaste solo tre distillerie di whisky attive, una delle quali è Glen Scotia.

Situata al numero 12 di High Street a Campbeltown (o come la chiamano loro, la Wee Toon), la distilleria ha avuto una storia travagliata, con periodi di attività che si sono alternati a lunghi periodi di chiusura.

La distilleria fu avviata da Stewart Galbraith & Co, che la gestì sino al 1895. Nel 1919 fu uno dei membri fondatori della West Highland Malt Distilleries, che riunì sei distillerie di Campbeltown nel tentativo di dividere i costi e scongiurare una potenziale chiusura. Cinque delle sei fallirono, ma nel 1924, quando la scure si abbatteva su Campbeltown, Scotia fu acquistata da Duncan MacCallum, che aveva fondato Glen Nevis. Egli fu costretto a chiuderla nel 1928, in pieno Proibizionismo, per poi riaprirla nel 1930. Nello stesso anno, tuttavia, MacCallum si suicidò dopo aver perso i risparmi di una vita in una truffa (si dice che il suo fantasma infesti ancora la distilleria) e la distilleria fu acquistata da Bloch Bros (Glengyle, Scapa) che aggiunse “Glen” al nome.

Bloch mantenne la proprietà fino al 1954, quando la distilleria fu venduta al gigante canadese Hiram Walker, ma chiaramente il malto di Campbeltown non rientrava nei suoi piani e 12 mesi dopo finì nelle mani del blender A. Gillies & Co.

A sua volta divenne il braccio scozzese della Amalgamated Distilled Products Ltd, che forniva malto sfuso e imbottigliato a una miriade di nomi a livello globale. Nonostante i lavori di ricostruzione a fine degli anni settanta, Glen Scotia chiuse tra il 1984 e il 1989 e quando riaprì era sotto la proprietà di Gibson International (che aveva acquistato gli asset di ADP nella distillazione).

Nel 1994, gli interessi di Gibson nel settore del whisky sono stati acquistati da Glen Catrine Bonded Warehouse Ltd, che ha messo di nuovo in attività Glen Scotia. Ha lavorato a intermittenza fino al 1999, quando – sotto la gestione della Loch Lomond Distillers – è tornata a produrre grazie alle maestranze di Springbank. Sebbene fosse disponibile un 12 anni, era più ampiamente disponibile attraverso gli imbottigliatori indipendenti. Nel 2012, tuttavia, è stata lanciata una nuova gamma, con una “suggestiva” confezione raffigurante le mucche delle Highlands. Il successivo acquisto di Glen Catrine nel 2014 da parte della società cinese di private equity Exponent, ha finalmente permesso alla distilleria di mettere in campo tutte le sue forze.

Atto finale, nel 2019 la Hillhouse Capital Management, una società di investimento globale che si concentra su imprese innovative in settori in crescita, ha annunciato l’acquisizione del Loch Lomond Group.

Una storia che letta così è poco affascinante e che oscura uno degli ultimi gioielli della Scozia di fine XIX secolo.

 

 

La distilleria

Glen Scotia produce tre stili di whisky: non torbato, leggermente torbato e molto torbato. Lavora attualmente 24×7, con la produzione del torbato relegata a 6 settimane durante i mesi iniziali dell’anno.

Un single malt che non sente il bisogno di dovere necessariamente sposare un carattere specifico e che non risparmia innovazione e creatività.

 

L’ammostamento

La materia prima, come per Springbank, proviene dalla costa orientale della Scozia, il versante atlantico della Scozia è troppo piovoso e non garantisce un orzo con la necessaria qualità e resa. A differenza di Springbank, tutto l’orzo arriva in distilleria già maltato. Viene lavorato da uno degli ultimi Boby roller mill in funzione, un efficace pezzo di antiquariato datato 1956.

Il grist viene quindi ammostato in un mashtun di ghisa di inizio 1900, con oltre 100 anni di vita. È (purtroppo) a fine vita: il pavimento semiallagato al livello inferiore testimonia le sue copiose perdite e l’inefficacia dei continui interventi di riparazione.

Vengono effettuati 13 mash a settimana, molto lenti (8 ore e mezza ciascuno) anche per colpa dell’utilizzo di ben 5 acque provenienti dal Crosshill Loch. Le prime due (66° e 76°C) produrranno il mosto (wort), la terza e la quarta (a temperature crescenti sino a 85°C) costituiranno la prima acqua del ciclo successivo di ammostamento. La quinta acqua è di lavaggio e verrà rimossa insieme alle trebbie (draff).

Il wort viene raffreddato da un piccolo scambiatore di calore sino alla temperatura di 22°C, prima di essere pompato in un washback.

 

 

La fermentazione

Frutto dei lavori di ammodernamento degli anni ’70, gli originali washback di legno sono stati sostituiti da 9 moderni tini di acciaio da 25.000 litri ciascuno, 6 posizionati in una sala interna alla distilleria e 3 esterni. Al mosto vengono aggiunti 75 kg di lieviti da distillazione che daranno vita, dopo una lenta fermentazione, ad un wash con una gradazione alcolica attorno al 7/8%. Attualmente, la fermentazione media si attesta attorno alle 128 ore.

 

 

La distillazione

La classica doppia distillazione produce un new make con una gradazione attorno al 72%. Lo abbiamo assaggiato sia appena uscito dagli alambicchi che ridotto alla gradazione di imbottamento del 63.5%. Le note di pera al naso sono accompagnate al palato da un accenno di tannino (che ricorda i semini della pera).

 

 

I magazzini

La produzione settimanale è di circa 140 botti. Vengono effettuati solo due interruzioni durante l’anno, due settimane a luglio e due settimane a Natale. I magazzini presso la distilleria sono tre, a rappresentanza dei tre stili possibili: uno dunnage, uno racked e uno pallettizzato. Qui sono presenti quasi esclusivamente botti ex Bourbon (first fill e refill). La prima parte della maturazione beneficia sempre dell’aria costiera di Campbeltown, mentre tutto il procedimento di finishing in sherry (& c.) e di marriage viene effettuato nei magazzini centrali di Loch Lomond, dove c’è anche la linea di imbottigliamento.

 

 

La degustazione

Abbiamo esteso la degustazione base di fine tour a tutta la gamma del core range (sempre unpeated) e dei distillery exclusive disponibili.

Glen Scotia 15 anni, 46%
Non torbato e maturato in botti di bourbon di primo riempimento e in botti di quercia americana re-fill, un single malt ricco e morbido con note di quercia vanigliata e frutti aromatici speziati, tra cui albicocca e fiori d’arancio.

Glen Scotia Victoriana, NAS, 54.2%
È un’interpretazione moderna di un classico whisky di malto di Campbeltown in stile vittoriano. È una introduzione allo stile classico di Glen Scotia.

Glen Scotia 18 anni, 46%
È maturato per 17 anni in botti di bourbon e in botti di rovere americano, per poi essere finito per 12 mesi in botti di Sherry Oloroso di primo riempimento. Non torbato, floreale, aromatico ed elegante, con note marine e speziate.

 

 

Glen Scotia Double Cask, NAS, 46%
Aroma di caramella mou e caramello, è maturato in botti di bourbon di primo riempimento prima di essere finito per 12 mesi in botti di sherry PX. Offre un’intrigante armonia di sapori di frutta ricchi e spezia, oltre a note distinte di Campbeltown.

Glen Scotia Double Cask Rum Finish, NAS, 46%
Il finish “alternativo” in botti di rum Demerara della Guyana conferisce una sensazione esotica e tropicale.

Glen Scotia Campbeltown Harbour, 40%
Il whisky Glen Scotia Campbeltown Harbour è introduzione alla gamma Glen Scotia, con una distinta influenza costiera di sale marino e fumo gentile, bilanciata da una morbida pesca e da una crema alla vaniglia.

Glen Scotia Campbeltown Malts Festival Edition 2024, 56.2%
Non capisco l’utilità di mettere in vendita già settimane prima l’imbottigliamento del festival di fine maggio, ma questo ci ha consentito di assaggiarlo in anteprima. È un single malt di 9 anni non torbato, con un minimo di 6 mesi di permanenza in botti di Sherry Fino.

Ho messo in valigia il Demerara, che mi è piaciuto davvero tanto.

 

 

 

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