Gite Aprile 2026, le memorie

Gite Aprile 2026, le memorie

Le gite di Aprile 2026, quella con direzione Speyside capitanata da Claudio e quella sulle Ebridi con Davide, hanno confermato l’efficacia del format “turistico” di Whisky Club Italia, composto da esperienze diversificate.

Lasciamo spazio ai commenti dei partecipanti.

 

 

Daniela (Speyside)

Speyside, una regione speciale per me che non c’ero mai stata

Nove giorni, qualche rara spruzzata d’acqua. In Scozia. Già questo basterebbe a capire che qualcosa di speciale era nell’aria.

Un percorso costruito con competenza e attenzione a chi partecipava. Distillerie piccole e romantiche accanto a colossi come Glenfiddich e Glenlivet, paesaggi straordinari,  con pecore pecore e tanti agnellini che nessuno dimenticherà. Claudio si muoveva tra tutto questo come chi conosce ogni sasso della strada — organizzazione impeccabile, conoscenza profonda, aneddoti locali dispensati con naturalezza mentre guidava.

Le degustazioni hanno avuto spessore, il livello dei presenti ha trasformato ogni bicchiere in una discussione vera piacevole. Torni a casa con la consapevolezza di quanto il mondo della distillazione sia complesso e quanta passione ci sia per poter fare qualcosa di diverso speciale, che renda quel dram indimenticabile.

Il segno che è valso ogni chilometro.

 

 

Giovanni, questioni di cuore (Speyside)

Il cuore che per un inguaribile romantico come me è il quinto ingrediente indispensabile per un whisky, dopo l’acqua, l’orzo, il lievito e il tempo.

Il cuore che ci vuole quando si degusta, perché non è solo un fatto di tecnica, bisogna saper andare oltre la superficie per capire quanto il whisky in fondo ci parli di ciò che siamo, che siamo stati e che potremmo essere. Il tempo che passa ci riguarda, il gusto che avvertiamo ci riguarda. Tutto racconta una storia che intreccia l’universo e il nostro privato.

E poi c’è il cuore geografico dello Scotch, quello Speyside che, a giudicare da ciò che si vede, non se la passa troppo bene, ma che ancora trova la forza di spingere e provare, come nello spirito di tutto ciò che è scozzese.

Un cuore produttivo unico, attraversato nel nostro viaggio da parte a parte con un van di otto accaniti bevitori e un driver spietato (“Voi non bevete un cazzo! Sotto i 20 dram giornalieri, siete astemi”), con lo scopo di cogliere, se non di apprezzare, le mille facce della produzione dello Scotch: da quella industriale di Glenfiddich e Glenlivet con i loro milioni di litri annui, a quella artigianale di una piccola realtà come Dunphail che non ha ancora imbottigliato il suo primo single malt. Da quella di capisaldi come Glenfarclas, GlenAllachie e GlenDronach a quella di un underdog come Speyburn, giusto per fare qualche esempio.

È una questione di cuore anche lo spirito di condivisione che è proprio del whisky, incarnato dal motto sharing is caring e di cui s’è fatta ampia esperienza durante il viaggio, con risultati spesso esaltanti, almeno per chi scrive. Una sintonia costruita attorno al bicchiere, dentro e fuori le ore sul van, mettendo in campo ciascuno la propria umanità, e che nel dram ha poi visto risplendere i suoi riflessi più autentici.

E proviene dal cuore la gratitudine per i compagni di questo viaggio che, nella loro infinita pazienza verso le sciocchezze che dicevo, mi hanno regalato amicizia e attenzione, rispetto e divertimento, facendomi il dono di una vacanza indimenticabile, in un periodo particolare della mia vita.

E poi c’è il cuore grande di Claudio che non si stanca mai di organizzare e ancora, all’ennesimo approdo in Scozia, si emoziona per un paesaggio che riempie gli occhi, per una giornata di sole (che in Scozia non è così frequente) che scalda il petto, per un piano ben riuscito (quasi fino a scalare il Benrinnes), per un dram soddisfacente (la classica ciliegina sulla torta).

È vero, a volte il cuore può essere ingannevole. Ma almeno per questa settimana ha tracciato in modo autentico un percorso unico, ha disegnato un profilo emotivo irripetibile i cui echi – ne sono certo – si riverbereranno a lungo nella memoria, come carezze e baci che non si scordano più.

 

 

Giulio (Speyside)

È difficile tradurre in parole le emozioni di un viaggio come questo. Non amo i resoconti mielosi e chilometrici, eppure eccomi qui: leggete queste righe come un tentativo onesto — forse incompiuto — di farlo.

La sensazione che mi rimane è di aver vissuto un evento di altissima professionalità sulle radici del whisky, nel luogo che ne è stato una delle massime espressioni: lo Speyside.

Ripercorrendo mentalmente le tappe, ogni dettaglio acquista senso. L’itinerario è stato costruito con intelligenza: degustazioni alternate alle bellezze straordinarie del territorio — il tentativo di scalata del Benrinnes, la baia con la sua placida colonia di foche. Claudio ha fatto il resto: organizzazione meticolosa, conoscenza profonda dei luoghi, delle abitudini e — perché no — del gossip locale, tutto condiviso con naturalezza mentre sfrecciava al volante.

Il viaggio ha saputo raccontare la natura poliedrica del whisky: dalla distilleria dal respiro ancora romantico di piccole dimensioni come Speyburn, a quelle grandi e quasi asettiche — Glenfiddich, Glenlivet — che pure hanno scritto la storia del distillato. Dalle degustazioni condotte con strumenti artigianali come setacci e macinini a mano (Benriach), agli audiovisivi scenografici di Glenlivet. Fino alle spiegazioni scientifiche sui diversi tipi di legno da Glenfarclas, con il finale nella cooperage.

In tanta bellezza viene quasi il dubbio che le forze del destino abbiano voluto partecipare. Il meteo, per esempio, si è comportato in modo del tutto non scozzese: in nove giorni, neanche mezz’ora di pioggia. E riecheggiando De André, viene il sospetto che persino re Carlo III — “tornava dalla guerra, lo accoglie la sua terra cingendolo d’alloro” — si sia fermato a Balmoral affinché il nostro gruppo potesse cantare con Jannacci: “Ho visto un re…”

Non ultimo, il valore aggiunto delle discussioni continue sui whisky degustati, con interlocutori di alto livello che ti ricordano quanto ancora ci sia da imparare.

Contraddicendo l’intenzione iniziale, ho scritto un fiume di parole. Ma il turbine di emozioni evocate non è facile da sintetizzare — anche se la vera essenza, forse, sta tutta in una frase: “È troppo bello: è già domani mattina che ripartiamo?”

 

 

Lorenzo P. (Ebridi)

I tour di Whisky Club Italia col Maestro Terziotti (e questo è il terzo che faccio, 4 in totale col club) sono sempre un piacere.

Abbiamo iniziato con tutto il resto del gruppo, che poi si sarebbe diretto nello Speyside con Claudio, ad Aberargie (bella sorpresa, soprattutto per la scelta dei due tipi di malto Laureate/Golden Promise e ci hanno fatto assaggiare didatticamente entrambe le varianti) per poi dividerci dopo il primo giorno ed iniziare la lunga marcia del nostro mini-gruppo (2 Lorenzi, una Mara ed un Davide 😄) per le Ebridi esterne, non prima di fare una capatina da Glengoyne ed Oban, da dove, ahinoi, sono iniziate le avventure con la CalMac, compagnia dei traghetti Scozzesi.

Cioè se ci si lamenta dell’Italia.. mi limito a dire che ci sono stati vari episodi tragicomici, anche se alla fine siamo sempre riusciti a fare tutto, pur dormendo mediamente poco 😅.

Nel tour abbiamo toccato Mull, Jona, Harris/Lewis, North & South Uist passando per Benbecula ed infine Skye. Nel mezzo distillerie di ogni tipo, dalle industriali Oban/Tobermory/Talisker a quelle appena nate come Benbecula, ad altre indipendenti come Isle of Harris (The Hiearach) fino alla micro distilleria artigianale di Abhainn Dearg col simpaticissimo Marko a farci da cicerone, e la sua simpatica micetta che in pratica è stata la star della giornata!

A livello di distillerie quella che mi porterò nel cuore è decisamente Tobermory, dove siamo stati trattati benissimo, soprattutto contando che avevamo perso il tour previsto causa.. traghetto.

E loro anziché rimbalzarci come ha fatto Torabaigh(!), ci hanno fatto un tour dedicato ed aperto praticamente qualsiasi single cask avessero a disposizione!

Il clima non è stato clemente, con forte vento (fino ad ora non mi era mai capitato di non riuscire ad aprire la portiera dell’auto causa vento!) e maltempo, anche se per fortuna quasi sempre preso mentre eravamo in trasferimento in auto.

Mi porterò nel cuore i paesaggi (che sarebbero stati anche meglio con un po’ di sole), e soprattutto il giro che abbiamo fatto per la penisola di Applecross.

Alla prossima!!

 

 

Luca (Speyside)

Analogamente al tour ad Islay e Campbeltown dell’anno scorso, anche l’esperienza di quest’anno nello Speyside rimarrà ben presente nel mio cuore. Durante i tour presso le distillerie, le immancabili spiegazioni del processo produttivo potrebbero risultare ripetitive, tuttavia ho potuto apprezzare una piccola sfumatura o una peculiarità che rende ogni visita diversa dall’altra. Anche quest’anno il meteo è stato dalla nostra parte e ci ha concesso di ammirare i magnifici scorci affacciati sul Mare del Nord nonché le varie e pittoresche cittadine attraversate durante il tragitto. Importante è stata anche la chimica che si è creata nel gruppo, per la qualità umana e culturale dei suoi componenti. A titolo esemplificativo, non esaustivo e assolutamente in ordine casuale, concludo con un piccolo elenco che ha caratterizzato per me questa fantastica gita:

  • l’accoglienza di King Charles presso il suo “umile” Castello di Balmoral;
  • succhiare whisky dalle botti (e che botti!) con il valinch presso la distilleria di Royal Lochnagar e successiva degustazione;
  • le foche che ci hanno atteso sulla spiaggia di Findhorn, con annesso dram;
  • le passeggiate mattutine al faro di Lossiemouth;
  • il microlavandino dello “storico” Stotfield Hotel di Lossiemouth;
  • la passeggiata sopra i worm tub di Speyburn;
  • il “quasi” raggiungimento della vetta del Benrinnes;
  • l’aver visto botti e bottiglie contenenti whisky distillato nell’anno della mia nascita (1969);
  • i pantaloni di McChiken e i suoi “sporadici” selfie;
  • gli inviti perentori di Claudio Riva: “Tirate fuori la bandiera!” e “Say Laphroaig”, quando il gruppo si trovava in una location degna di una foto capace di immortalare il momento per i posteri.

P.S.: Un sincero grazie a Claudio Riva, considerato che tutto questo, senza di lui, non sarebbe stato possibile.

 

 

Mara e Lorenzo (Ebridi)

Terza volta in Scozia e seconda con il Whisky Club; come nel 2023 su Islay, l’organizzazione del viaggio è stata ottima, soprattutto considerando l’estrema complessità di questa gita nell’incastrare i traghetti per gli spostamenti tra le varie isole con le visite in distilleria.

Il meteo non è stato così favorevole, non so se sia stato “colpa” di Claudio, che in aeroporto ci ha regalato delle berrette (grazie mille, è stata davvero davvero utile!) o mia, per aver portato della crema solare in Scozia 😅. Ma comunque nulla di drammatico, e ora possiamo raccontare di essere sopravvissuti a raffiche di vento così forti da farci camminare a fatica, altro che la Bora di Trieste!!

Abbiamo iniziato col botto da Aberargie, dove tra l’altro siamo stati il primo gruppo di visitatori in assoluto, e abbiamo chiuso con Talisker… nel mezzo tante distillerie, una diversa dall’altra, tutte uniche e interessanti nelle loro peculiarità, in particolare, sull’importanza o meno dell’acqua scozzese nel whisky 😄.

La visita in distilleria che abbiamo più apprezzato è stata sicuramente Tobermory, sia come accoglienza che per la personalizzazione dei whisky che ci hanno fatto assaggiare, l’unico rimpianto: aver comprato poche bottiglie! 😉

É stata una vacanza meravigliosa, piena di paesaggi mozzafiato, ottimo cibo come il commovente salmone della smokehouse di Stornoway e incontri con personaggi veramente unici. In un whisky bar a Oban abbiamo conosciuto il nipote di Pinky, l’indimenticabile warehouse manager di Lagavulin, Iain McArthur!!

Un ringraziamento speciale va a Davide per le mille mila miglia di guida e le levatacce estreme per riuscire a farci prendere i traghetti!

 

 

Marco (Speyside)

Che dire, i viaggi in Scozia con Whisky Italia sono sempre un susseguirsi di emozioni ed esperienze magnifiche.

Questo è il secondo viaggio che faccio con Claudio ed è sempre un piacere stargli accanto ed apprendere conoscenza e passione per i Single Malts. Tutti momenti bellissimi, qualcuno indimenticabile !

E poi che dire del gruppo, come sempre si parte gia’ amici prima di conoscerci ! La nostra passione ci unisce immediatamente e ci fa vivere questi viaggi in modo unico. Un abbraccio particolare al Dr.Giulio, il mio compagno di banco di torba e a Luca con il quale abbiamo condiviso anche il viaggio a Islay l’anno scorso.

In attesa trepidante del mio prossimo viaggio !

Slainte e buone bevute a tutti !

 

 

Claudio, “Say Laphroaig!” (anche nello Speyside)

Mi trovo nuovamente a dover ringraziare la Scozia e i compagni di avventura per l’ennesima settimana super emozionante. Tanto è cambiato rispetto ai primi tour di 20 anni fa, oggi tutto è più complesso, a volte snervante, ma – pur visitando gli stessi territori e incontrando le stesse persone – personalmente continuo a beneficiare del bello di un turismo che potrebbe essere veloce e che invece riusciamo ad interpretare con leggerezza e lentezza.

 

 

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