Giamaica: le distillerie

Giamaica: le distillerie

Quattro giornate di acclimatamento in Giamaica, prima di dare il via al tour delle sue distillerie di rum.

Devo ammettere che i primi due giorni sono stati difficili, ho provato ad esplorare il territorio con occhio vergine e attento, parlando con la gente e viaggiando a caso tra le diverse comunità, e la prima impressione è stata “Ehi Claudio, questa volta mi sa che è davvero troppo, la Giamaica non fa proprio per te”.

Una comunità nera che ho percepito come poco ospitale e che spesso non mi ha fatto sentire a mio agio, una sensazione mai provata in nessuna altra isola dei Caraibi. Villaggi remoti non facili da raggiungere, che più diventavano piccoli più risultavano popolati da una miriade di chiese sconosciute, con richiami sempre più animisti. Una dottrina, quella Rasta e di Bob Marley, che predica il “Io non sono felice se tu non sei felice”, che ha invece generato una comunità di prepotenti e arroganti, con gente che ti manda volentieri a quel paese.

Intendiamoci, non voglio dare colpe a nessuno, questo è quello che ho percepito e non mi vergogno a dirlo. Forse ho mancato qualche passo iniziale, ma da quella che è la nazione dei Caraibi con i più forti legami con la Scozia, con quella croce di Sant’Andrea nella bandiera, mi sarei aspettato una maggiore connessione con la cultura celtico-anglosassone, e forse questo è stato il mio grande errore. E invece no, se la martoriata Cuba è 100% ispanica, la più ricca Giamaica è un vero e proprio pezzo d’Africa.

Poi ho varcato le porte della prima distilleria, e lì la musica è decisamente cambiata.

 

La storia del rum giamaicano

Uso sempre come fonte il libro Atlante del Rum di Luca Gargano.

L’Île aux Sources, o Xamayca nella lingua Arawak, vide Cristoforo Colombo approdare sulle sue spiagge il 3 maggio 1494. Colonizzata dagli spagnoli nel 1509, l’isola rimase più o meno abbandonata ai pirati inglesi, che ne fecero la loro base. Cromwell in realtà la conquista ufficialmente per conto della Corona inglese nel 1655. Fu allora che cominciò l’era della canna da zucchero e del rum.

Terza isola più grande dei Caraibi e prima tra le isole britanniche, la Giamaica diventa il più importante e celebre produttore di rum fino alla fine del XVIII secolo. Da 57 piantagioni di zucchero nel 1670, il loro numero crebbe fino a 1.061 nel 1784. Alla fine del XVIII secolo, la Giamaica è il più grande produttore di rum nel mondo, con oltre 10.000.000 di litri, molti di più rispetto alle altre isole dei Caraibi.

L’Emancipation Act del 1834 e la fine della schiavitù segnano l’inizio di un lento declino dell’industria dello zucchero e del rum, anche se questa mantiene il suo status dal punto di vista qualitativo. Si praticava storicamente una fermentazione spontanea e prolungata a partire da acqua, melassa, vinasse, residui fermentari (dunder) e succo di canna fresco in piccole quantità. Questa miscela veniva poi distillata in alambicchi di tipo pot still double retort, una svolta tecnica maggiore rispetto alla procedura di doppia distillazione utilizzata in precedenza. Il rum così distillato presentava un profilo aromatico spiccatamente più strutturato e “heavy”.

Nel 1890, viene creato uno stile dal profilo aromatico ancora più inebriante: il German rum. L’aumento dei dazi doganali sul rum in Germania ha portato alla creazione di un distillato più grossolano, che viene prodotto aggiungendo al wash elementi organici precedentemente macerati in fosse concepite appositamente per dare questo risultato. Il dominio della Giamaica termina all’alba del XX secolo, con l’ascesa della Martinica e della Guyana. Tutte le distillerie sono annesse alle sugar factories, 148 di loro sono ancora in funzione. Dal 1922, il numero è già diminuito, arrivando a 48 distillerie.

Una legge del 1932 impone la riduzione della produzione al 50% della media degli ultimi tre anni. L’attività produttiva scende a 4.312.000 litri, di cui due milioni sono consumati localmente. I distillatori hanno l’obbligo di consegnare la loro produzione alle warehouse nazionalizzate dove è stoccato tutto il rum, compreso quello destinato all’invecchiamento.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, sull’isola rimangono solo 25 distillerie. Fu allora che arrivarono i grandi gruppi internazionali: Samuel Bronfman e la sua compagnia Seagram acquistano Long Pond per il marchio Captain Morgan, poi Myers. Le altre distillerie, a eccezione di Appleton, continuano a vendere barili principalmente ai blender inglesi. Hampden Estate rimane l’ingrediente autentico del rumvershnitt tedesco. Appleton all’esportazione di barili aggiunge anche quella delle bottiglie. Nel 1983 sono solo sei le distillerie ancora attive: Innswood, Long Pond, Clarendon (Monymusk), Hampden Estate, New Yarmouth e Appleton. Con la chiusura di Innswood nel 1996 (trasformata in facility per la maturazione e il blending del gruppo NRJ) e la ripresa della distillazione a Worthy Park nel 2005, si arriva alla situazione delle 6 attuali distillerie attive.

Infine, dopo che una fetta importante della produzione di rum giamaicano è stata sostenuta dalla produzione del blend Captain Morgan, la crisi continua del mercato dello zucchero e del rum e la raggiunta indipendenza della Giamaica dal Regno Unito (1962), hanno portato nel 1977 alla nascita dell’ente National Rums of Jamaica (NRJ) e alla statalizzazione di Long Pond, Clarendon e Innswood. L’avventura è durata 25 anni, nel 1993 le perdite erano diventate insostenibili per lo stato giamaicano, che ha dovuto aprire la NRJ al capitale privato. Il nuovo assetto societario vide sempre coinvolto lo stato giamaicano e la Sugar Cane Company (1/3 delle quote), a cui si aggiunsero la Demerara Distillers Limited (DDL, Guyana, 1/3 delle quote), e la West Indies Rum Distillers (WIRD, Barbados, 1/3 delle quote), quest’ultima passata nel 2017 sotto il controllo francese della Maison Ferrand di Alexandre Gabriel (Plantation Rum, oggi divenuta Planteray Rum). A complicare ulteriormente le cose, l’eredità di Captain Morgan ha portato a cedere il 27% delle quote della distilleria Clarendon a quello che era il suo più grande cliente, che oggi ha nome Diageo.

La Innswood è oggi stata convertita in una facility per la maturazione e il blending del gruppo NRJ.

Per tutte le informazioni relative alla storia delle distillerie giamaicane e dei Caraibi, rimandiamo al libro Atlante del Rum.

 

Lo stile del rum giamaicano

L’utilizzo del dunder è facilmente associato allo stile del rum giamaicano. I produttori hanno ereditato dal passato la tecnica che porta ad aggiungere alla melassa residui di distillazione e di fermentazione, per acidificarla e provocare un maggiore sviluppo di esteri fruttati, che per lo stile giamaicano significa maggiore ananas matura o banana. Se a questo aggiungiamo l’utilizzo esclusivo di lieviti selvaggi e del muck, i residui di fermentazione lasciati macerare per anni (magari con aggiunta di materiale organico), ecco nascere il carattere funky giamaicano.

La distillazione è prevalentemente di scuola inglese, in pot still, con l’uso del Double Retort. Le colonne attive sull’isola producono uno stile più leggero che oggi viene utilizzato anche per tagliare i rum originariamente prodotti in pot (sto chiaramente pensando ad Appleton).

Ricordo la presenza di un disciplinare per la IG Jamaica Rum, di cui abbiamo già parlato.

 

 

Le distillerie attive in Giamaica

Dopo un secolo di concentrazioni e di chiusure quale è oggi la situazione in Giamaica? Come anticipato, le distillerie attive sono solo 6, in parte appartenenti allo Stato e, stranamente, non spartite tra i soliti grandi gruppi internazionali.

Di seguito un rapido elenco delle distillerie, con sommarie informazioni. Approfondirò le caratteristiche tecniche nei prossimi articoli.

 

 

Appleton Estate (J. Wray & Nephew)

Fondata: 1749
Location: Nassau Valley
Proprietario: Campari (dal 2012)
Alambicchi: 5 pot still double retort + 1 Column Still
Master Blender: Joy Spence
Note: Con J. Wray & Nephew è proprietaria anche di New Yarmouth. Grazie al rum Wray & Nephew (soprattutto l’Overproof a 63% abv), il gruppo controlla il 70% del mercato interno giamaicano. I rum Appleton sono blend della parte pot con quella a colonna.

 

 

Hampden Estate (Everglades Farms Limited)

Fondata: 1753
Location: Trelawny
Proprietario: la famiglia Hussey (dal 2009)
Alambicchi: 4 pot still double retort, il più vecchio è un John Dore installato nel 1960
Note: Specializzata nella produzione di rum Heavy Pot Still. Il lancio di Rum Fire (2011, Overproof 63%) ha voluto creare un concorrente all’Overproof di Wray & Nephew. Nel 2018 è stato presentato il nuovo core range e confermato il forte legame di distribuzione con La Maison & Velier.

 

 

Long Pond

Fondata: 1753
Location: Trelawny
Proprietario: National Rums of Jamaica (NRJ), con le quote come sopra descritte
Alambicchi: 5 pot still double retort (2 funzionanti, 2 ko e 1 in ristrutturazione), 1 colonna
Note: Dopo la chiusura nel 2012, Long Pond ha ripreso a distillare nel 2017, per fermarsi subito a causa di un incendio nella sala di fermentazione, e ripartire completamente solo nel 2022. Lo zuccherificio, la Long Pond Sugar Estate, insieme alla distilleria Hampden, sono stati acquistati dalla famiglia Hussey nel 2009.

 

 

New Yarmouth

Fondata: 1825
Location: Clarendon
Proprietario: Campari (dal 2012)
Alambicchi: 1 multicolonna e 1 pot still (?)
Note: Produce il famoso rum J. Wray & Nephew e tanto rum venduto bulk. Distilleria misteriosa, nessuno è riuscito a visitarla.

 

 

Clarendon

Fondata: 1949
Location: Clarendon
Proprietario: 73% National Rums of Jamaica (NRJ), con le quote come sopra descritte, 27% Diageo
Alambicchi: Nella vecchia distilleria 2 pot still double retort, nella nuova 1 vecchio impianto colonna e quello nuovo multicolonna (in foto), entrato in funzione nel 2009
Note: CDL sta per Clarendon Distillers Limited. Il rum prodotto è il Monymusk, dal nome della Sugar Factory in cui la distilleria è nata.

 

 

Worthy Park

Fondata: 1670
Location: Lluidas Vale, St Chaterine
Proprietario: Famiglia Clarke
Alambicchi: 1 pot still double retort
Note: Prime distillazioni nel 1741, viene acquisita dalla famiglia Clarke nel 1918. La produzione di rum viene interrotta, in accordo con il governo, nel 1962, per riprendere, con una nuova distilleria, nel 2005.

 

 

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