Finlaggan Old Reserve #WeeklyDram

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Weekly Dram 26.19

Quando si visitano i negozi ben riforniti di distillati, gli scaffali con le bottiglie di whisky sono suddivisi in poche categorie: whisky scozzesi, americani, giapponesi, irlandesi e resto del mondo.

Se il rivenditore è un po’ più attento, la sezione Scozia trova una bella divisione a base regionale, così da aiutare nella ricerca di questa o quella distilleria tra Lowlands, Highlands, Islay, Speyside e Campbeltown.

Una categorizzazione che aveva senso tanti anni fa, quando in effetti le singole regioni si presentavano fortemente caratterizzate e potevano quindi aiutare a orientarsi rispetto a quanto ci si potesse attendere nel bicchiere, mentre oggi le distinzioni aromatiche non sono affatto così nette.

Se per noi, scafati bevitori, la divisione per regioni aiuta a trovare subito la distilleria del cuore, un neofita può trovarsi un po’ perso davanti a nomi che per lui non hanno alcun significato, avendo come unica bussola il proprio gusto.

Da più parti (non ultimo Dave Broom, noto scrittore e storico del whisky) si chiede, a buona ragione, una più sensata suddivisione dei whisky per profilo aromatico: ricco, speziato, fruttato, torbato…

Qualcuno ci ha già pensato, come i blended di J.G. Thomson, che già dal nome in etichetta fanno riferimento a quanto ci si potrà attendere nel bicchiere, ma generalmente l’unico profilo cui venga dato spesso risalto è la torbatura.

Quante volte troviamo declinata la parola “smoky” in etichetta, oppure un chiaro riferimento alla torba stessa come nel blended Big Peat? Perché, diciamolo, la torba è una nota aromatica unica nel suo genere e ricercatissima, soprattutto da noi.

Inevitabile quindi ci sia una pletora di etichette, spesso a distilleria di provenienza non dichiarata, che mettano al centro proprio la torba, come Smokehead, The Ileach, Peat’s Beast, Port Askaig, spesso a età non dichiarata e a prezzo ultrapopolare.

 

 

Una di queste è Finlaggan, realizzata con malto di una distilleria non dichiarata di Islay (isola omaggiata fin dal nome, ovvero il lago ove risiedeva il Lord of the Isle), che dagli anni ’90 si presenta con un imbottigliamento base a cui nel tempo sono seguite svariate edizioni speciali, differenziate per maturazione e grado.

Poca spesa, grande resa? Proviamo la versione base allora…

 


FINLAGGAN OLD RESERVE
Single Malt Scotch Whisky
40% abv, botti ex bourbon

Prezzo intorno ai 40 euro

 

Più che una bomba torbata, una bomba minerale e costiera al naso: se volevano sottolineare la provenienza isolana, direi che ci sono riusciti in pieno. Iodio a palate, con un fumo dai tratti medicinali piuttosto incisivo e una palette di agrumi e frutta (arancia, lime, pesca, mela, melone bianco) a fare da comprimaria. Flebile fondo di vaniglia e miele. Spartano.

 

 

Nonostante la gradazione minima ha un ingresso discretamente oleoso, che sparge pepe nero e zenzero nel palato, riprendendo l’animo marittimo dell’olfatto con la torba che esaurisce in breve la carica medicinale virando su un caustico posacenere usato. Ancora agrumi e frutta bianca, l’aspetto pasticciero un po’ più evidente ma sempre secondario. Si fa amaricante in lunghezza.

Finale breve, molto breve, di posacenere usato, sale, note minerali e vegetali.

 

Conclusioni: Classico beverone torbato che rischia però di deludere chi cerca le emozioni forti, visto che la carica di fumo non è poi così spiccata e soprattutto monocorde. Generalmente si dice che vale quel che costa, ma in questo caso direi che per quello che offre è anche sovrapprezzato.

 

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