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Considerazioni di fine tour inglese.
Dopo 100 anni di assenza del whisky inglese dalle dispense dei bevitori, pensare in un momento turbolento come quello attuale di poter costruire una identità precisa è sicuramente un percorso non facile. Lamberto qualche settimana fa aveva ricordato la nascita dell’English Whisky Guild, la “corporazione” dei produttori inglese che tra i tanti obiettivi ha quello di scrivere il disciplinare del nuovo whisky. Cosa non facile. Se 40 sono le distillerie sulla mappa, non più di 15 hanno già rilasciato il loro whisky, diciamo che le 4 o 5 distillerie più “grandi” fanno la quasi totalità del mercato. Ho visto di tutto: doppia distillazione, tripla, pot still, colonna, ibridi, vetro, acciaio. Impensabile che con il movimento in rapida ascesa si voglia escludere parte di queste scelte. Si può solo andare verso la definizione di un disciplinare ampio, impossibile che converga verso uno stile “tradizionale” che – semplicemente – non esiste.
Perché quindi stabilire le linee guida di una GI? Può essere sufficiente il desiderio di creare il gruppo dei produttori? Diciamo che il disciplinare servirà più a proteggere il nome che non le caratteristiche del distillato o il retaggio storico.
Personalmente una idea me la sono fatta. Girando in un lungo e in largo per l’Inghilterra ho visto una quantità immensa di campi coltivati a cereale. Cosa che in Scozia non esiste, non può esistere. Le 150+ distillerie di Scotch se va bene acquistano malto britannico, il che significa spesso malto inglese. Mi chiedo, perché non legare la produzione del whisky inglese all’utilizzo di materie prime locali? Il patrimonio è ricco, la base storica ampia, la ricerca sui grani antichi già ben sviluppata. Una scelta che non porterebbe alcun fastidio ai distillatori già operativi, lasciando ampia libertà sulla scelta tecnologica dell’alambicco. È una idea.
La seconda cosa è la dispersione dei proprietari. I grandi gruppi hanno lottizzato il mondo dello scotch e quello del gin inglese. Per il whisky inglese si respira ancora aria di libertà, di valorizzazione dell’interesse del singolo e di tutela dell’interesse del territorio. Non sarà sempre così, ma lo è adesso nel momento in cui si stanno costruendo le fondamenta. Non è stato lo stesso per scotch e bourbon, dove i disciplinari sono stati scritti dai grandi gruppi. E questo è molto stimolante.
Whisky Club Italia


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