Festa della Luminosità Pura

Festa della Luminosità Pura

La mia giornata inizia prima dell’alba. Complice il jet lag non ancora assorbito mi ritrovo sveglio alle 5 di mattina, e decido di uscire dall’hotel per fare qualche foto al sorgere del sole. Raggiunta la strada principale, vengo improvvisamente travolto da un frenetico serpentone di donne che, con vesti molto colorate e il tradizionale cappello conico in testa, il dǒu lì, si stavano dirigendo verso le piantagioni di tè.

 

 

È domenica 5 aprile, una giornata speciale. Si festeggia il Qingming, il giorno degli antenati, la festività della luminosità pura ripristinata dalla Repubblica Popolare Cinese nel 2008. Quest’anno, incidentalmente, coincide con la nostra Pasqua, ma soprattutto con la mia visita al villaggio di Longjing.

Completamente catturato da così tanta energia e dal chiacchiericcio che solo una moltitudine di donne riesce ad orchestrare, decido di seguirne il flusso. Sarei rientrato in camera solo 4 ore più tardi, dopo un vero e proprio bagno negli aromi vegetali dei filari di tè.

 

Il villaggio di Longjing all’alba di un giorno importante

 

Dopo il riposo invernale, la pianta del tè riprende il suo ciclo di vita attorno a metà marzo, quando le prime timide e lucenti foglioline iniziano a spuntare sulla cima dei cespugli. Un tenero bottino che, pur non rappresentando la massima complessità aromatica, l’uomo desidera raccogliere, lavorare e commercializzare. Sono solo due settimane, quelle che appunto sono conosciute come pre-Qingming, un raccolto di modestissima quantità che viene venduto a prezzi folli, che per Longjing possono superare i 1.500/2.000€ al chilogrammo. Se hobby parallelo al whisky deve essere, perché diamine deve essere più caro?!?

Siamo ad un’ora di treno da Shanghai, nel mezzo della riserva naturale del Lago dell’Ovest, ad Hangzhou, la grande città che ospita il quartiere generale di Alibaba e di molti altri colossi della new economy.

Il tè di Longjing è tra i verdi più apprezzati di Cina e dell’intero pianeta.

 

 

Qui i problemi di un mondo prossimo al collasso sembrano non esistere. Pochi gesti, che muovono milligrammi di foglie: una veloce scrollatina agli arbusti per rimuovere la rugiada mattutina, la mano sicura che raccoglie solo poche gemme e germogli e che deposita delicatamente questo dono della natura nella piccola gerla.

Una attività che può essere portata all’eccellenza solo grazie alla precisione e alla costanza del genere femminile. Il raccolto medio di foglie fresche di tè verde a Longjing da parte di una raccoglitrice esperta si aggira solitamente intorno ai 600 grammi – 1 kg al giorno, corrispondenti a circa 30.000 – 40.000 minuscoli germogli, e da cui si otterranno solo 130-200 grammi di tè finito.

 

 

Le foglie vengono conferite il più velocemente possibile ai proprietari delle piantagioni, che provvedono alla loro immediata lavorazione. Il tè verde deve infatti la sua natura vegetale all’assenza di quella ossidazione che è invece il cavallo di battaglia dei tè neri. Questa velocità di lavorazione viene garantita anche dall’utilizzo di enormi droni, che riducono drasticamente i tempi di trasferimento.

L’ossidazione può essere interrotta esponendo le foglie al calore, una tecnica che a Longjing viene interpretata con una veloce cottura (di circa 20 minuti) in wok.

Qui la mano è quella maschile, più frenetica, segnata dall’intenso calore e dal bisogno di tenere sempre il movimento le foglie per non farle bruciare.

 

 

Sarà questo passaggio, che alcuni artigiani realizzano ancora completamente a mano, a conferire al tè verde di Longjing le sue seducenti note dolci di castagna tostata: l’essenza della primavera in tazza, con un tocco di autunno!

Uno stile, quello del pre-Qingming, molto delicato, ma di una eleganza sovrannaturale!

Sempre alla ricerca di nuovi aromi.

 

 

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