Non è che esattamente tutte le strade portino a Vestmanna, isola di Stremoy, ovvero una diciottesima parte (ma rilevante) delle Faroe, ma tant’è, se proprio vi capitasse, come potrebbe esservi capitato in passato, come certi soggetti fissati da Cartier-Bresson, quelli che “fanno capolino”, di passare che ne so, a Saxa Vord (Shetland Reel), sull’isola Unst, estremo nord delle Shetland, beh insomma, sappiate che c’è vita e whisky anche là.
Alle Faroe il whisky nasce e viene riprodotto già da anni presso la Föroya Bjór, indiscussa Madre e Matrona dell’arcipelago in fatto di beverage che, al capitolo spirits, trasforma il proprio nome in Einar’s; veste questa che permette alla birreria di riprodursi in gin, vodka, acquavite e, appunto, whisky. Qui stiamo per giungere alla 14° sherrosa release, assaggiata di sbieco nel tempestoso venerdì dedicato al Nostro: accaparrarsi una di queste bottiglie significa aver parecchio indagato, o aver avuto culo volando e navigando per approdare a duty free e negozi di alcolici faroesi – naturalmente sborsando qualche soldino per una rara e abbastanza sconosciuta bottiglia da 500 ml.
Ma proprio sui molli terreni di Vestmanna, talmente molli da richiedere già alla distilleria una ristrutturazione delle fondamenta (in parte sprofondate nella torba e nell’acqua atlantica) dalla recentissima nascita a oggi, le avventurose storie di testardaggine di Bogi, Dánial e Bjarni hanno dato vita a una visionaria opera di crowdfounding mondiale che ha portato, si specifica il “recentissima” con “fra 2019 e 2020”, al battesimo della Faes Isles Distillery. Che pure acquavite (di alghe e Angelica), gin e vodka produce e vede già premiati a Frisco e altrove nel mondo, anche sfruttando un’inattesa sorgente di purezza aliena scovata durante perforazioni sottomarine destinate alla creazione dei famosi tunnel stradali “immersi” faroesi; ma dichiaratamente al fine di crearsi la chance, ovvero mercato, denaro e tempo, per lavorare al vero sogno, un single malt che, nelle premesse, non dovrebbe mancare di nulla per farsi quantomeno rispettare.
Il clima dell’arcipelago è l’apoteosi salina di ciò che per noi fa dello scotch… lo scotch: acque eccellenti e infinite, umidità ineguagliata e temperature miti, correnti maestose e imperterrite; aggiungeteci il saggio coinvolgimento del professore e Keeper of the Quaich Gordon Steele, come pure la volontà di sfruttare per la maturazione dei barili le tradizionali opnahjallur, ovvero le baracche di legno costruite e collocate in modo da far filtrare i venti fra i listelli di legno di cui sono costruite per essiccare carne ovina e pesce, e il gioco, con la sua densa componente di mystique, è quasi fatto: manca praticamente solo il malto, fatto arrivare dalla scozzese Crisp per quanto riguarda la parte non torbata, e dalla Germania (ma sempre con materiale scozzese, naturalmente) per quanto riguarda la frazione torbata. Ci raccontano che non si poteva attingere al torbato di Crisp in seguito agli incendi che ne hanno rimaneggiato la produzione, né sfruttare la torba locale – le Faroe sono praticamente un infinito, calpestabile peat bog – perché il territorio, qui, è ancora venerato e protetto in ogni sua parte.
Distillerie piccola, con alambicchi specifici per ogni distillato, fra cui spiccano senza ritegno due imponenti wash e spirit di fabbricazione scozzese – LH Stainless, ça va quasi sans dire? Produzioni controllatissime per ora, ovvero super limitate (al 50% di un potenziale che verrà presto avvicinato), con soli 400 litri di alcool puro alla settimana se non ho compreso male, che tenerezza.
Distilleria piccola dicevo, ma cuori e sogni grandi, storie che coinvolgono, ancor più se le si può ascoltare in un venerdì che più misty non si può e all’interno del bar della distilleria, partner della SMWS e dunque originalmente fornito di assaggi, molti dal Nordeuropa per simpatica neutralità o profondo spirito vichingo. Non apre tanto spesso e non sempre in concomitanza con i tour, quindi il sopracitato culo sarà indispensabile anche per poter godere del bar. E vi assicuro che lassù uno sgabello posto di fronte a bancone e una teca di bottiglie, in certe giornate, potrebbe apparire come la cosa più meravigliosa e desiderata della vostra vita.
Prime release ufficiali? Si parla del 2024 (e non potrebbero fare diversamente se volessero chiamarlo whisky in Europa), ma avendo parlato con i fondatori, mica ci credo tanto. Sembra stiano pazientemente aspettando la “chiamata” delle botti ex bourbon in uso, a breve stoccate in un magazzino nuovo di pacca a nord della stessa cittadina di Vestmanna. Per il momento, non si dannano troppo l’anima per aprire e fare assaggiare il loro new make lightly peated e si mostrano con gli occhi illuminati quando ti accolgono.
Non tenterò di propinarvi analisi organolettiche di alcun genere, ché non ne sarei in grado, né aggiungerò altre informazioni tecniche, facilmente reperibili presso fonti più attendibili del sottoscritto: era solo per rappezzare a parole un piccolo, prezioso momento vissuto.










