Dorothy Parker soleva dire “Adoro bere un Martini, due al massimo. Dopo tre, sono sotto il tavolo. Quattro, e sono sotto a chi me lo ha offerto”.
Sicuramente sono stati gli Americani a creare uno dei cocktail più sexy della storia della mixology, in cui il Gin aveva un ruolo fondamentale. Durante il Proibizionismo, il Martini era il cocktail preferito dagli intellettuali newyorkesi, che si riunivano segretamente, ma non troppo, negli speakeasy ovunque diffusi nella Big Apple.
Sappiamo però che già all’epoca il Gin di strada ne aveva fatta nella sua lunga storia.
Evolutosi dal fiammingo Genever, distillato di malto con bacche di ginepro a caratterizzarlo, in voga già nel secolo XV° del vecchio millennio, e dal colore e sapore non lontanissimo dal whisky, era stato poi quasi nazionalizzato dagli Inglesi, che da Guglielmo d’Orange in poi lo avevano reso popolare, rendendolo però quasi imbevibile. Allora il Geneva o Jenever era assemblato a Londra e dintorni con frumento pessimo, tagliato con intrugli economici e condito con zucchero, limone in succo e acqua di rose, per alleviare il fastidioso sapore e sentore che ne scaturiva. E con tanta gradazione alcolica.
Nota poi la fase del Gin Craze tra il 1720 e il 1751 in cui si stima che ogni Inglese, infanti compresi, consumasse una media di 10 litri di gin per persona, con un alcolismo diffuso nelle classi popolari, che dimenticavano la propria misera condizione sociale ed umana, stordendosi di pessimo gin. Non sorprenderà allora che i sociologi abbiano avvicinato questa epoca storica inglese a quella americana degli Anni Ottanta del precedente secolo, quando la tremenda droga, denominata crack, sconvolgeva la gioventù statunitense, mietendo vittime come una vera e propria guerra.
Successivamente, anche un deciso intervento di Sua Maestà britannica il Gin cominciò ad essere controllato attraverso distillerie legali e nacque così quella di Alexander Gordon nel 1769, il gin comincia a viaggiare con le navi, a volte però provocando dei disastri a causa della sua alta gradazione, poiché viaggiando insieme alla polvere da sparo, qualche volta ubriacava anche le armi ed qualche esplosione avveniva…a Plymouth intanto, sempre in Inghilterra, nel 1793 nasceva un’altra distilleria che con una combinazione di botaniche particolare ed una gradazione alcolica, in genere, inferiore, divenne poi di fornitura esclusiva della Royal Navy.
All’epoca il gin era anche un grande aiuto contro le malattie di chi andava per mare professionalmente. Contro lo scorbuto si usava succo di limone e gin, mentre per chi andava in India il gin associato al chinino era medicinale fondamentale contro la malaria, terribile mietitrice di morti. Di lì a poco anche con l’uscita sul mercato della Indian Tonic Water creata dalla Schweppes Company in unione con l’estratto di chinino si ponevano le basi del famoso Gin Tonic, che tanti militari avrebbe salvato come ebbe a dire il grande Sir Winston Churchill “il Gin Tonic ha salvato più vite e menti inglesi di tutti i dottori dell’Impero”.
La Rivoluzione Industriale in Inghilterra vide poi la nascita del London Dry Gin, intanto senza zucchero, il gin era diventato prodotto con botaniche eccellenti, spesso distillate one shot, tutte insieme, una volta sola, e consumato non più soprattutto dalle classi popolari ma anche dagli aristocratici, che si riunivano per fare due chiacchiere in locali favolosi, detti Gin Palace, a Londra. Di qui in America poi le Bar Room e la nascita dei bartender, con l’invenzione di cocktail famosi, come ricordato.
Oggi le più recenti statistiche disponibile vedono la Spagna superare la Gran Bretagna per consumi di gin in Europa, entrambe hanno anche le due uniche denominazioni protette di gin, la Plymouth in Inghilterra, lo Xoriguer Gin de Mahon sull’isola di Minorca, Gin ETG Mahon-Menorca.
Ma dove va il Gin nel suo sviluppo impetuoso che dura ormai da secoli?
Oggi se ne produce praticamente in ogni angolo del mondo, dal Giappone al Canada, dalla Bolivia al Sudafrica, dalla Nuova Zelanda all’Australia, oltre che in Italia, dove forse sono nati i primi studi scientifici nel Basso Medioevo sul liquore di ginepro, per qualcuno alla base del successivo gin.
Il Gin ha dovuto più volte nel suo processo storico cambiare pelle, adattarsi, farsi veicolo di rimedio farmaceutico, consolazione sociale, piaga criminale, divertimento dell’Alta Società, veicolo di mondanità con i bartender e base per fantastici cocktail mondiali.
Forse però ancora ha margini per stupirci, ispirando molta parte del fenomeno della microdistillazione artigianale nel mondo e in Italia in particolare, in cui distillerie di gin sono nate praticamente ovunque, dunque dando la possibilità di parlare di differenti gin regionali, che valorizzano le botaniche ed il terroir locali.
Rammento una nostra masterclass con Eugenio Belli in cui esplorammo qualche tempo fa questi nuovi trend del ginepro distillato.
Chissà però se molti di noi assaggerebbero le novità provenienti, in materia di gin, dall’Australia, dove l’Adelaide Hills ha creato il Wild Green Ant Gin, in cooperazione con la popolazione aborigena. Gli ingredienti utilizzati? Un Ginepro indigeno, il Boobiala, poi il finger lime, la strawberry gum, il lemon myrtle e il pepe. E ovviamente le formiche grandi dalla testa verde che vengono prima congelate poi distillate lentamente per preservarne il sapore. Le formiche mangiate singolarmente pare abbiano un sapore misto di kaffir lime e limone, se volete provare… Il risultato non è un London dry ma tecnicamente un Distilled, che poi conduce ad un gin fresco, citrico, con un complesso insieme di note di lime verde al naso ed al palato. Un gin peraltro impegnato molto sul sociale: una parte dei profitti ritorna alla popolazione aborigena di Larrakia.
Sono sicuro comunque che qualcuno ha già assaggiato il Butcher’s Gin di Luc de Laet, famoso cultore e chef della carne in Belgio, che associa nel suo gin ad altre botaniche del manzo essiccato. De Laet & van Haver è una famosa macelleria di Anversa nota per il suo Secreto 07, manzo marinato. Vengono impiegate per il gin le stesse spezie ed erbe qui distillate che sono usate per marinare la carne e poi la carne stessa. Un gin secco, speziato, erbaceo, carnoso. Siete pronti a gustarlo con un buon barbecue magari in uno dei prossimi weekend?
Ah si, volete sapere qual è la risposta alla domanda: “Dove va il Gin?”
Verso il futuro.
Buon Gin a tutti.





