Distilleria YOICHI, Yoichi cho, Yoichi gun, Shiribeshi, Hokkaido
Nell’anno del 100mo anniversario della distilleria Yamazaki (Suntory) perché andare a visitare la distilleria concorrente, Yoichi (Nikka)? Vari fattori mi portarono a questa scelta: senza tediarvi troppo, la principale fu che Yamazaki è in fase di rinnovamento fino a ottobre! Quindi, via, si affronta il lungo viaggio verso l’Hokkaido.
Nel mio precedente scritto ho già accennato a come arrivare a Yoichi e a come prenotare la visita. Arrivando alla piccola stazione, si passa in mezzo a qualche costruzione moderna e banale e la sensazione di essere “nella storia del whisky” non si sente ancora ma dopo pochi metri ci si trova presto davanti alla porta storica d’ingresso e…emozione! Prima di entrare vi consiglio di camminare ancora verso il ponte per avere uno scorcio della distilleria, del fiume e delle montagne.
Tornate sui vostri passi, entrate e dirigetevi al visitor center per mostrare la prenotazione, mentre la storia vi assale con immagini già viste, piccoli e grandi dettagli e anche gli odori/profumi aiutano a entrare nel sogno di Masataka Taketsuru. Scelse questo posto perché lo trovava simile alla Scozia dove aveva studiato, lavorato, vissuto e anche sposato. Un pensiero va subito alla moglie scozzese Rita Cowan: immaginarsela all’epoca in un posto sperduto e abbastanza isolato dal Giappone più “metropolitano”, simile sì alla sua Scozia ma alle prese con qualche difficoltà d’integrazione, viene naturale. Alcune foto e documenti del museo confermeranno l’impressione. La loro casetta all’interno del recinto testimonia questa “solitudine” e isolamento.
La storia di Yoichi
Qualche dato storico e informazioni:
- 1934 Takestsuru fonda insieme con alcuni investitori la sua distilleria a Yoichi.
- Per sostenersi la compagnia vende succo di mela sotto il nome Dai Nippon Kaju Kabushiki Kaisha
- 1936 installazione del primo pot still e prima distillazione
- 1940 viene lanciato il primo whisky, Nikka, abbreviazione di Nippon Kaju
- 1940 ottobre: Yoichi viene sottoposta al comando militare.
- 1952 Dai Nippon Kaju cambia nome in Nikka
- Nel 1954 il gruppo Asahi entra in Nikka con il 51%
- Nel 1963 Nikka installa il primo Coffey still nel nuovo impianto di Nishinomiya, il secondo nel 1966
- 1964 esce il primo Black Nikka, grado uno 42% che utilizza il grain whisky invece di alcol neutro
- 1969 Nikka apre una nuova distilleria, Miyagikyo
- 1976 Nikka esce con Tsuru, ultimo prodotto concepito da Masataka Taketsuru
- 1979 29 agosto muore Taketsuru
- 1984 Nikka, per il loro 50° anniversario esce con Nikka single malt Hokkaido
- 1985 esce Nikka from the barrel, blended whisky
- 1989 esce Nikka Sendai Miyagikyo 12 anni per il 20° anniversario della distilleria
- 1989 Nikka distilla per la prima volta malto d’orzo con il coffey still ed esce sul mercato con All malt, blended whisky
- 2000 novembre, esce Taketsuru 12 anni pure malt, per avvicinare i consumatori al single malt
- 2001, febbraio: concorso internazionale di Whisky Magazine, primo classificato Yoichi 10 single cask
- 2014 settembre- marzo 2015: la serie tv Massan sulla vita di Taketsuru fa aumentare le vendite di Nikka del 128%
- Dal 2012 iniziano ad arrivare i primi nas sul mercato per mancanza di stock per whisky premium
- Nikka introduce Coffey grain e malt,
- Nikka sospende tutta la sua gamma con età
La distilleria Yoichi
- Produzione annua (stimata): 2.000.000 litri
- Fondazione: 1934
- Proprietà: NIKKA (ASAHI BREWERIES dal 2001)
Circondata da tre lati da montagne e da un lato dal mare. Il primo single malt (anzi, pure malt) uscì anche per loro nel 1984, durante il primo boom del whisky giapponese in patria. Il nome originale era Hokkaido. La caratteristica del whisky Yoichi è la torba ma la produzione è altresì varia: vari livelli di malto affumicato utilizzato, lieviti diversi, tempi di fermentazione, metodi di distillazione e maturazione in botti di vario tipo. I 6 stills sono omogenei con collo dritto e lyne arms vero il basso e riscaldati a fuoco diretto, salvo uno degli spirit stills. Il distillato risulta quindi, come da loro descritto, robusto, torbato e anche spigoloso.
Il tour di Yoichi
Il tour inizia: scaricate la app per avere l’audioguida in inglese, se no solo spiegazioni in giapponese e qualche cartello che la gentile guida porta solo per me e che faccio finta di leggere ogni tanto. Non pensate di avere informazioni dettagliate o speciali, come già scritto; spot potete trovare qualcosa d’interessante sui pannelli o nell’audioguida.
La kiln tower, non più in uso, è la prima costruzione che s’incontra. Poi le sale di mashing e fermentazione, visibili solo da fuori.
Ma il pezzo forte è la still room; non propriamente ordinata e pulita, di sicuro fascino, lunga e stretta.
L’addetto che ogni 7/8 minuti (non cronometrati) butta una palata di carbone per riscaldare gli alambicchi è un segno che il passato e la tradizione sono ancora presenti a Yoichi, anche in tutto il Giappone e non solo nel campo del whisky.
Altro punto indimenticabile è la piccola casetta che era l’ufficio di Taketsuru, minuscola costruzione che mi porta ancora a pensare agli sforzi compiuti all’epoca per iniziare a distillare, per cominciare a far vivere un sogno.
La warehouse numero 1, storica, contiene vecchi barili, vuoti e pieni, sembrerebbe: ci sono telecamere di sicurezza all’interno, per scoraggiare i ladri o per evitare che qualcuno ne possa bere qualche sorso? Chissà.
Lo spazio poi si allarga e s’intravedono altri depositi, in totale 27, stile dunnage.
Il tour si chiude con la sala degustazione dove si ha diritto a 3 assaggi, diversi secondo il periodo, di 3 prodotti Nikka e acqua, succo di mela, soda a volontà. Shop e ristorante sono la parte finale ma prima c’è il museo.
Il museo di Yoichi
La guida ci lascia e si è liberi di visitarlo con i tempi che più aggradano, tenendo conto che a metà del percorso c’è anche il bar. Il percorso è interessante, parecchie spiegazioni sono anche in inglese, anche se in forma ridotta.
Prima parte riguardante la produzione, materie prime, processo, diverse bottiglie con distillato dello stesso anno e maturazioni in botti diverse che mostrano l’effetto sul colore, peccato non poterle bere…
Poi la storia della distilleria, della famiglia con documenti che vanno da vecchie foto di famiglia, alle maestranze, a lettere personali tra Rita e Massan, vecchie pubblicità e vecchie bottiglie. In questo articolo qualche foto che spero vi possano influenzare e farvi pensare a programmare un viaggio “nella storia del whisky” giapponese.
Uscendo dal museo, dopo qualche ora, ero completamente immerso nella vita di Taketsuru e di sua moglie e osservavo tutto ciò che avevano creato in un’altra maniera. La foto dove Massan riconosce il ruolo di Rita nella creazione del suo sogno è il giusto finale di questo mio scritto.
Bugia, il finale fu ancora un dram di uno Yoichi 10 anni single cask, ricordando il primo premio di un whisky giapponese nella sua storia centenaria.



















