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Approfitto della visita alla distilleria Rocker Spirits (Littleton , Denver) per una considerazione sul wine finishing del bourbon. Del fatto che il bourbon whiskey, che per disciplinare deve maturare solo in botte vergine, possa una volta ottenuto lo status di “bourbon” fare affinamenti in legni diversi ho già detto più volte. La scelta facilmente va verso lo sherry, con apporti sempre molto coprenti.
In questo viaggio ho assaggiato, caso ha voluto, cinque bourbon finiti in porto e quasi una decina in botti di vino rosso. Se per lo scotch l’apporto di queste botti è – a mio giudizio – non sempre rispettoso del carattere del distillato, diamine per il bourbon funziona alla grande. Le note di caramella mou del whiskey americano vengono valorizzate con quel po’ di spezia e di tannino che il vino riesce a conferire. Il porto poi è super godurioso, la bevuta diventa più complessa e ti trovi a centellinare un buon dram di bourbon apprezzandone decine di sfumature. Bene.
In merito alla distilleria, dalle foto si intuisce la buona ospitalità della tasting room, assaggio il loro drink “Be Good or Be Gone” – whiskey, basilico, limone, olio di semi di zucca, sale marino – un mix improbabile di ingredienti … ne avrei volentieri bevuto un bel litro. 😍
Whisky Club Italia #wildwestspirit




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