Ultima tappa su Marie-Galante presso quella che è la distilleria più grande: quattro volte la produzione di Bielle, 8 volte quella di Poisson.
La Distilleria Bellevue, di proprietà del gruppo La Martiniquaise, con una produzione di circa 1.600.000 di litri annui, è una enorme estate che incorpora il vecchio mulino restaurato – l’unico potenzialmente funzionante rimasto sull’isola dei cento mulini, i moderni impianti, e che si è guadagnata il primato come prima distilleria eco-positiva dei Caraibi. Il suo consumo energetico è interamente compensato dalla produzione di energia rinnovabile, ottenuta grazie all’installazione di pannelli solari in grado di produrre 3.000 MWh (contro il loro consumo annuale di 1.000 MWh).
La storia
Ex zuccherificio costituito nel 1821 dalla famiglia Brument Bellevue, il Domaine Bellevue di Marie-Galante iniziò nel 1910 rhum.
Passò per molte mani prima dell’acquisto da parte della famiglia Godefroy nel 1924. Fu gestita da Gabriel Godefroy prima e da suo figlio Albert successivamente. Il vecchio alambicco lasciò il posto a una colonna creola durante il periodo tra le due guerre, la produzione aumentò sino a 39.000 litri di rum nel 1940, facendo di Bellevue la più grande distilleria dell’isola. Dopo la guerra, Albert Godefroy rimane l’unico ad imbottigliare il proprio rhum su Marie-Galante, sino al rinnovamento di Bielle. Produceva il rhum Magalda (un riferimento a Marie-Galante).
Nel 2001 viene acquisita dal gruppo Martiniquaise/Bardinet, che ha reinvestito nell’apparato produttivo, costruendo nel 2003 una nuova distilleria proprio accanto a quella vecchia, in pieno rispetto dei criteri europei in termini di ecologia.
Prima distilleria eco-positiva dei Caraibi, incastonata nel cuore della più grande piantagione di canna da zucchero di Marie-Galante, Bellevue si distingue per una produzione 100% non inquinante, riconosciuta come l’unità più moderna delle Antille francesi.
Il Direttore è Hubert Damoiseau.


Gli impianti
Tutto secondo i canoni moderni, con caldaia ancora alimentata dalla bagasse – nel rispetto della riduzione del fabbisogno energetico.
La canna arriva in distilleria, e viene subito spremuta dal grande mulino a tre rulli, alimentato dal motore a vapore datato 1909. Lavora annualmente 12.000 tonnellate di canna da zucchero, per il 25% proveniente dai 55 ettari di proprietà.
La bagasse alimenta la grande caldaia che genera il vapore sia per il mulino che per la distillazione.
Il succo finisce negli enormi tini, dove la fermentazione viene svolta in 30-36 ore. Si ottiene un vino attorno al 5-6% abv, che viene distillato in una enorme colonna creola che restituisce uno spirito attorno al 78% abv.
Solo il 5% del vino iniziale diventerà spirito, il rimanente 95% – costituito da acqua e dai residui della distillazione (vinasse), viene pompato in enormi bacini dove subisce una fermentazione aerobica. Alla fine del trattamento si ottiene acqua che viene reinserita nel ciclo agricolo e una poltiglia ricca di nutrienti che – insieme alla cenere della bagasse – viene utilizzata sui campi come fertilizzante. Anche la bagasse in eccesso viene distribuita tra i filari di canna da zucchero, una copertura del terreno (pacciamatura) che impedisce la crescita delle malerbe e permette di ridurre o azzerare l’uso di trattamenti chimici diserbanti.
Nota. La produzione del loro rhum Bio viene effettuata ad inizio campagna di distillazione, quando gli impianti sono perfettamente puliti.


Il Rhum
Ampio parcheggio, un andirivieni frenetico di pulmini turistici che continuano a suonare il clacson per richiamare i ritardatari impegnati ad acquistare una t-shirt nella boutique. Un banco degustazione in cui sono messi in bella vista i punch. Un piccolo angolo di consumismo che stona un poco con il resto dell’isola.
Piacevoli i bianchi imbottigliati a 50% e 59% abv, sicuramente non principi di complessità, ottimi in un ti-punch.
Avevo aspettative per il Bio, Bellevue è stata la prima distilleria dell’isola ad avviare un processo biologico per la produzione del proprio rhum, la prima a distillarlo, ma poi è stata l’ultima a rilasciare l’imbottigliamento – complice una gradita lunga permanenza in acciaio.
Gradazione 59% abv, un olfatto intenso che combina note di miele con quelle verdi dell’erba sfalciata – queste ultime al mio naso un poco troppo intense. La spezia al palato (noce moscata), lascia poi il posto a note di frutta tropicale (banana) e ad un finale medio-lungo con una punta di liquirizia. Decisamente più masticabile rispetto al 59 base.






