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Whisky Club Italia negli USA – Day 21
Proseguo nel mio tour di distillerie artigianali nella fase 2.0, quelle tra le prime ad aver tagliato il nastro che hanno avuto successo e che oggi sono lanciate verso mercati più ampi. E lo faccio varcando di poche miglia il confine del Kentucky, approdando nella fantastica città di Nashville, capitale della musica e del Tennessee – una città assolutamente da visitare.
Qui trovo la distilleria Corsair Artisan Distillery, nel panorama delle distillerie artigianali americane una di quelle con il DNA più bizzarro, che ha fondato le sue fortune lavorando sempre un po’ oltre il limite e sapendo catturare i tanti appassionati che delle regole se ne fregano e vogliono semplicemente godere. Un DNA più da birraio che esperimenta ricette nuove ed originali. Una distilleria che inevitabilmente ha diviso, divide e dividerà sempre di più l’opinione pubblica.
La storia è sempre la stessa: tre amici d’infanzia di Nashville dopo gli studi universitari iniziano nel garage di casa a fare birra, poi approdano ad un progetto di produzione di biodiesel che fallisce miseramente ma che consegna loro l’esperienza e il desiderio di usare le tecniche di distillazione in altri ambiti 🤔. E questo secondo progetto deve aver avuto successo visto che quella che visito è la terza di tre distillerie nate in neanche 10 anni. La prima è stata fondata nel 2008 nel Kentucky, i permessi per la distillazione artigianale nel Tennessee tardavano e allora i tre amici non hanno fatto altro che varcare il confine di poche miglia per dare vita alle loro prime creature. Poi nel 2010 nasce la prima distilleria di Nashville a cui è stato anche aggiunto un birrificio-malteria e nel 2014 questa terza distilleria che tra le tre è quella oggi dedicata alla produzione di whiskey.
Doppia distillazione in potstill, nella foto vede sulla destra lo “scatolotto” della prima distillazione e sulla sinistra il più consueto potstill. Botti prevalentemente piccole da 15 galloni (57 litri), poche da 30 galloni e qualche botte da 5 galloni per gli “esperimenti”. Maturazione che non arriva mai all’anno (6-9 mesi). Ma tutto questo non è sufficiente per mettere a fuoco il loro modo di lavorare. Hanno semplicemente distillato qualsiasi tipo di cereale, magari affumicandoselo o tostandoselo in casa nel loro smoker.
Un solo esempio. Il loro GRAINIAC è un Tennessee Bourbon ottenuto da ben nove cereali: mais, orzo, segale, fumento, avena, quinoa, triticale, farro e grano saraceno. Il loro prodotto di punta, il TRIPLE SMOKE (whiskey artigianale dell’anno per la rivista Whiskey Advocate) è un american whiskey di solo orzo maltato che viene diviso in tre parti, affumicate rispettivamente con legno di ciliegio, legno di faggio e torba scozzese, un esplosivo fumo liquido per i palati più allenati 😱. Il RYEMAGEDDON è un Rye whiskey che contiene un 5% di chocolate rye, una segale super-tostata.
E queste sono le release base … poi ci sono quelle sperimentali come la linea dei whiskey luppolati. Uno per tutti, il loro CITRA DOUBLE IPA viene luppolato facendo passare i vapori nell’alambicco attraverso strati di luppolo Citra da cui acquisisce l’oleosità tipica dell’essenza di limone.
Conoscevo già i loro prodotti di punta, mi sono concentrato sull’assaggio del WILDFIRE, il loro primo whiskey grain to glass, prodotto con l’uso del 100% di Corsair Malt: orzo coltivato nella loro fattoria Bells Bend a nord di Nashville, maltato a mano presso la loro malteria e affumicato nel loro smoker con noce americano, tanta roba. Un fumo decisamente più equilibrato rispetto al Triple Smoke, con note di biscotto Grancereale, di caramello e di frutta secca, che sorprende per il corpo pieno e per il finale davvero soddisfacente.
Booze for bad asses.





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