Non è un segreto che Chichibu sia tra le mie distillerie preferite (forse la numero uno, chissà…), per vari motivi: è in Giappone, paese che adoro, produce whisky di grande qualità ed è condotta con maestria da persone veramente speciali.
Chichibu 1 distilleria di culto, Chichibu 2 … idem, Chichibu 3?!?
Facciamo un’introduzione geografica e storica. Si trova a circa 100 km da Tokyo ai piedi delle prime montagne della prefettura di Saitama, 1 ora e mezza d’auto (poco meno di 2 in treno) più mezzoretta di taxi dalla capitale. Non dispone di centro visitatori e le visite sono limitate ad addetti del settore o eventi particolari, sempre dietro appuntamento.
La storia è affascinante: fondata da Ichiro Akuto, erede di una famiglia di antichi produttori di alcolici (sake e shochu) ma soprattutto nipote di quel nonno visionario che nel 1980 cominciò a produrre whisky a Hanyu, nella distilleria con lo stesso nome (quasi tutte le distillerie giapponesi prendono il nome del paese/città dove sorgono). L’avventura non dura molto, dopo 20 anni Hanyu chiude e viene rilevata da un altro gruppo ma questa è un’altra storia. Diciamo solo che Akuto san, dopo varie esperienze nel settore, rilevò poi le botti rimaste e iniziò a commercializzarle con gli imbottigliamenti della famosa serie delle carte da gioco che gli permisero, insieme alla vendita di altro stock (Karuizawa e Kawasaki), di trovare le prime risorse per iniziare; primo new make nel 2008.
Una piccola distilleria, poco più di 53.000 litri annui che fanno capire come mai sia difficile trovare il loro whisky: scarsità, qualità e lontananza ne decretano il valore e ricercatezza. Da tenere in considerazione che la maggior parte delle uscite sono single casks da indipendenti e che la loro gamma OB…non esiste: ogni tanto escono “batch” limitati da 3.000 a 12.000 bottiglie, tipo peated, On the way o Chibidaru (il loro quarter cask).
Non mi dilungo sugli imbottigliamenti, se non segnalare il primo 10 anni, uscito oramai qualche tempo fa e di difficile reperibilità, che ha confermato tutte le potenzialità del loro whisky, dal primo new make al primo 3 anni, fino ad ora con i primi 12 anni, bevuti da sample di botti, eccezionali.
La produzione
Viene utilizzato prevalentemente malto proveniente da UK ma la filosofia è quella di arrivare a produrre un whisky 100% Chichibu/Saitama, compresa torba e quercia mizunara del luogo. Alcuni campi nei dintorni sono coltivati con orzo di una varietà locale e grazie ad accordi con i contadini viene portato in distilleria, quasi a km 0 per il maltaggio in situ. Il costo è però circa 5 volte superiore al malto importato, anche di più ora che lo yen è debole da qualche anno.
Il mash tun da 2.400 litri in acciaio non ha rakes e quindi deve essere mescolato manualmente dall’addetto preposto, contatto proprio fisico.
Qualche informazione sugli impianti: particolare è l’uso di 8 washback in mizunara, senza controllo temperatura, che incoraggiano il lavoro di batteri lattici che si annidano nel legno, difficili da pulire, con una fermentazione lunga e differenze anche di 2 gradi vol. tra estate e inverno.
I pot stills Forsyth da 2.000 litri sono compatti e tozzi, collo corto e lyne arms discendenti, producono uno spirito ricco e pesante, il taglio avviene…annusando e assaggiando. Il new make è poi inviato in un tank di miscelazione e ridotto a 63,5 gradi prima di essere messo nei cask. Questi sono di vario tipo, prevalenti i bourbon barrel, poi ex sherry, sia American sia European oak, vino, porto, madeira, mizunara ma anche cognac, grappa, rum, birra e tequila. Gli esperimenti sono una parte di questa artigianalità giapponese, molte volte riservate a single cask o utilizzati in edizioni particolari insieme a cask “regolari”.
I depositi sono di tipo dunnage, alcuni in loco, altri costruiti … vicino a Chichibu 2!
Chichibu 2
Sì, esiste una seconda distilleria che ho visitato lo scorso dicembre, appena dopo Natale, situata a 5 minuti di auto dalla prima. Entrata in funzione nel 2019, nessuna informazione e fotografia ufficiale, complice la pandemia è rimasta avvolta nel mistero per anni.
Moderna, organizzata in spazi ampi, computer, tecnologia. Qua viene soprattutto utilizzato il malto “straniero”. I pot stills, sempre di Forsyth, sono più grandi (10.000 e 6.500 litri) e portano a una produzione di circa 264.000 litri annui.
Ma c’è una particolarità che la rende “artigianale” e tradizionale: sono riscaldati a fuoco diretto e devo dire che la differenza nel new pot, come lo chiamano loro, è evidente, ancora più ricco, oleoso, pesante e forse anche più complesso. Ho anche provato un “giovane” di 1 anno, botte sherry privata di un amico, veramente notevole.
Altra caratteristica è la presenza in loco di un laboratorio cooperage, dove si vedono botti rigenerate e nuove, anche di mizunara, che viene acquistato alle aste che si tengono ogni anno in Hokkaido.
A proposito dell’isola del nord, appena visitata a fine maggio (leggete il mio articolo) … ci dovrò tornare perché, notizia recente, Ichiro Akuto ha deciso di aprirvi una distilleria di grain whisky!
La filosofia
Ritorniamo alla sua visione del futuro del suo progetto, alla sua filosofia, un poco giapponese, un poco da imprenditore “aperto e attento”, sempre con la qualità in mente. Alcune sue azioni sono state un apripista per tutta l’industria del settore, come indicare la provenienza dei whisky, usando la dicitura world blended ben evidente in etichetta, anticipando il primo disciplinare del whisky giapponese (al quale aderisce) o come piantare delle querce mizunara nelle vicinanze di Chichibu 1/2, sapendo che saranno mature per eventuali botti solo fra molti anni, secoli anche…La sua attenzione per il futuro è anche assumere e formare giovani del posto, dare loro una professionalità e farli maturare all’interno ma anche all’esterno, portandoli con sé durante i vari eventi sul whisky.
Come dicevo all’inizio, oltre ad aver bevuto tanti loro ottimi whisky e aver visitato più volte la loro distilleria, il fatto di conoscere il fondatore, la distillery manager e gli altri ragazzi mi fanno amare ancora di più questa realtà meravigliosa. Come dice un amico, “people, not ingredients”!
Grazie ancora per quello che farete, Ichiro Akuto e Yumi Yoshikawa.


















