Con le sue circa 20 milioni di casse vendute annualmente, il Canada è il terzo produttore mondiale di whisky, arrivando subito dopo la Scozia (circa 100 milioni di casse) e gli Stati Uniti (circa 55 milioni di casse). Una posizione invidiabile che non sembra però confermata dall’interesse degli appassionati, che raramente associano qualità e fascino al whisky canadese.
Le ragioni sono molteplici, ma tutte riconducibili ad un fatto storico. Il Canada è stato fondato un secolo dopo gli Stati Uniti, in un’era in cui i distillatori di origine contadine avevano già lasciato il posto all’industria. È mancato l’imprinting artigianale, sostituito dal bisogno di contrastare già sul nascere l’enorme volume di produzione di distillato del cugino americano. Un vicino che, in quegli anni, era solito produrre whisky di scarsa qualità, un distillato che – per poter essere consumato – veniva spesso aromatizzato. Tutto questo è rimasto scritto nel DNA del whisky canadese.
La storia ci racconta che Hiram Walker, affermato blender statunitense di Detroit, decise di spostarsi di poche centinaia di metri in Canada, per sfuggire al crescente movimento della Temperanza, portando con se le “ricette” tipiche americane. A titolo di esempio, il suo Old Rye era prodotto da un whisky a cui veniva aggiunto estratto di tè, rum, sciroppo e caramello.
Una pratica che non ha quindi radici “canadesi”, ma che trova origine principalmente dalle leggi fiscali statunitensi. La US 5010 tax credit del 1954 offriva infatti agevolazioni fiscali ai distillati che includevano “altri ingredienti” di produzione americana. Per aiutare i marchi canadesi a rimanere competitivi nel loro più grande mercato di esportazione, la legge canadese è stata modificata per consentire aggiunte di provenienza americana. Quando gli USA hanno rimosso questa possibilità, il governo e le aziende canadesi sembrano non aver desiderato seguire gli stessi passi.
Cosa è la regola del 9.09%?
In Canada, la regola del 9,09% è una normativa che consente ai distillatori di aggiungere fino al 10 litri di “ingredienti non whisky” a 100 litri di whisky, pur potendo continuare ad etichettare il blend come “Canadian Whisky”. Questi 10 litri, sul totale dei 110 litri prodotti, costituiscono esattamente 1 parte su 11, cioè il 9.09%.
Per poter applicare questa regola, gli ingredienti aggiunti devono soddisfare criteri specifici:
- È possibile aggiungere un qualsiasi vino o distillato, di produzione canadese oppure no. Ci sono confermati esempi di aggiunta di brandy o persino di mezcal.
- Qualsiasi distillato o vino aggiunto deve essere stato invecchiato in piccole botti di legno (meno di 700 litri) per almeno due anni.
- Non è possibile aggiungere mosti o aromi artificiali.
- La miscela risultante deve comunque possedere “l’aroma, il gusto e le caratteristiche generalmente attribuiti al whisky canadese”.
- Per la dichiarazione di età, i produttori possono mantenere la dichiarazione di invecchiamento originale del whisky di base, anche se l’additivo del 9,09% è normalmente più giovane, a condizione che soddisfi il requisito minimo dei 2 anni.
Come comprendere se il whisky canadese che stiamo sorseggiando è puro o se sfrutta questa aromatizzazione? Non è possibile. Al contrario, alcune microdistillerie stanno oggi facendo leva su questa regola, sfruttandola come strumento di marketing per loro innovativi rilasci.



