L’anima del Kintyre: caccia al tesoro da Springbank, sorpresa Glen Scotia, natura trabordante e frutti di mare come se piovesse (e pioveva!)
Ci sono viaggi che scorrono via come un copione già scritto e viaggi che, invece, si assaporano un sorso alla volta, passando dal profumo salmastro dell’oceano a quello denso e fruttato di un single malt d’altri tempi. Se la prima tappa sull’Isola di Arran aveva fissato l’asticella a livelli altissimi, quello che ci aspetta traghettando nella Kintyre Peninsula non è certo da meno.
Mettetevi comodi: stiamo per rievocare tre giorni molto intensi, dal 29 giugno al 1° luglio, percorrendo in lungo e in largo la mitica penisola e poi su a nord fino a Oban. Un itinerario fatto di sveglie all’alba, code leggendarie davanti a una mitica gabbia, maree da calcolare al minuto e scorpacciate di frutti di mare. Esperienze che, da sole, valgono un viaggio in Scozia.
29 Giugno: farewell Arran, la magia di Skipness e lo spettacolo del Mull of Kintyre
La sveglia suona presto a sud di Arran. Ci serve un’ora buona per raggiungere Lochranza, il piccolo porto a nord dell’isola da cui salpano i traghetti diretti a Claonaig, sulla terraferma scozzese. Il nostro biglietto non ha un orario predeterminato: qui vige la vecchia e democratica regola del “chi prima arriva, meglio alloggia”. Così ci mettiamo in coda e, complice una traversata liscia e tranquilla di appena trenta minuti, sbarchiamo sulla Kintyre Peninsula pronti all’avventura.
Non facciamo in tempo a fare due chilometri in auto che il Kintyre sfodera uno dei suoi angoli più iconici: lo Skipness Castle. Lasciata la nostra Vauxhall Corsa nel parcheggio, imbocchiamo un sentiero pianeggiante e bellissimo di circa 4 chilometri. Le rovine del castello, che risalgono al XIII secolo, e della vicina Kilbrannan Chapel, con le sue affascinanti croci celtiche, si stagliano severe contro il cielo, circondate da prati verdi che digradano dolcemente verso il mare. Il vento punge il viso, l’atmosfera è solenne. Qui trovate tutti i dettagli dell’escursione.
Visto che la passeggiata e l’aria frizzantina ci hanno messo appetito, ci fermiamo alla Skipness Seafood Cabin, a pochi passi dalle mura del castello. Questo non è un semplice ristorante: è una vera e propria istituzione per i viandanti. In un contesto rustico e informale, ci vengono serviti piatti di frutti di mare freschissimi. I granchi, le ostriche, il salmone e i langoustine sembrano essere passati direttamente dalle reti dei pescatori alla nostra tavola. Mangiare all’aperto, con il profumo della salsedine e la vista del castello sullo sfondo, è un’esperienza che riconcilia con il mondo.
Nel pomeriggio ci rimettiamo in marcia lungo la costa e in circa un’ora raggiungiamo il nostro quartier generale, a Campbeltown, in Kirk Street. Anche qui, come ad Arran, il riferimento a una chiesa… coincidenze?
Giusto il tempo di lasciare i bagagli nel nostro appartamento e decidiamo di giocarci la carta più romantica ed emozionante della giornata: il Mull of Kintyre al tramonto. La strada che porta all’estremità meridionale della penisola si fa via via più stretta e tortuosa, inerpicandosi tra brughiere selvagge. Lo spettacolo è da togliere il fiato e non c’è anima viva. A dire il vero, di anime vive ce ne sono tantissime, ma non sono persone: sparsi lungo i pendii, a bordo strada e spesso anche nel bel mezzo della single track road che porta all’estremità meridionale della penisola, è tutto un brulicare di decine e decine di daini. La nostra auto ibrida si muove silenziosa e così riusciamo ad avvicinare questi splendidi animali e scorgere scene di una tenerezza incredibile: gruppi di giovani ungulati che ci osservano incuriositi, madri intente ad allattare i propri piccoli nella pace più totale di questo avamposto sperduto. Con il sole che scende lentamente nell’Atlantico e il profilo dell’Irlanda del Nord che si intravede in lontananza, restiamo lì, senza parole, a goderci uno dei momenti più belli di questo viaggio.
30 Giugno: Il culto di Springbank, i segreti di Glen Scotia e l’isola che appare e scompare ogni 6 ore
Se c’è una cosa che ogni whisky geek sa perfettamente, è che a Campbeltown non si dorme fino a tardi. Il 30 giugno inizia con una missione precisa: la coda di primo mattino da Springbank. La distilleria apre alle 10:00, ma presentarsi all’apertura significa restare a bocca asciutta. I collezionisti e gli appassionati lo sanno e la fila inizia a formarsi ben prima che le porte si spalanchino. L’obiettivo? Accaparrarsi i mitici ed esclusivi “cage bottlings”, bottiglie singole e uniche provenienti direttamente dai magazzini della distilleria, spesso etichettate a mano e racchiuse nella famosa gabbia metallica dello shop.
L’attesa è un rituale collettivo: si chiacchiera con altri appassionati venuti da ogni parte del mondo, si scambiano pareri e si controlla nervosamente l’orologio. Quando finalmente tocca a noi, la fortuna ci assiste e riusciamo a mettere le mani su un Longrow 10yo Fresh Sherry – una bomba torbata maturata in botti di sherry di primo riempimento – e un Kilkerran 7yo Heavily Peated, l’emblema della torba profonda e sporca della distilleria sorella Glengyle. Due trofei da custodire gelosamente (e imballare accuratamente) in valigia.
Dopo il brivido della caccia, il percorso sensoriale continua a pochi metri di distanza. A mezzogiorno ho prenotato la degustazione “Glen Scotia Limited Editions”. Glen Scotia è una distilleria da (ri)scoprire, spesso ingiustamente trascurata a causa dell’ingombrante vicinanza del mostro sacro Springbank, ma che negli ultimi anni sta vivendo una vera e propria rinascita. Volutamente ho scelto di fare una degustazione proprio qui e la sessione di assaggi non ci delude:
- Glen Scotia 7yo Single Cask #3786 (58%): interamente maturato in First Fill Bourbon Barrel. Una splendida espressione oleosa ed elegante, che esplode in note di crema pasticcera, frutta dolce e crema al limone, un ottimo inizio!
- Glen Scotia 9yo Festival Shop Exclusive (55,2%): dopo 7 anni in Bourbon ne ha trascorsi 2 in Oloroso di primo riempimento. Cremoso, dominato da note di frutta secca, uvetta, caramello e un tocco intrigante di caffè.
- Glen Scotia 12yo Limited Edition Release n. 3 (51,7%): affinato per soli 9 mesi in botti di Tawny Port, il tocco del vino portoghese è leggero e ci regala un malto speziato, ricco di marmellata di frutti rossi e cioccolato, dolce ma non stucchevole.
- Glen Scotia 7yo Campbeltown Malts Festival 2026 (53,9%): un’edizione speciale in Medium Peated Ruby Port Finish. Nonostante i 35 PPM di torba, al naso e in bocca lo spettro fumoso è discreto e strutturato, lasciando spazio a note deliziose di caramello, miele di castagno, cioccolato e frutti rossi. Equilibrato, maturo ed elegante. L’alcol, in tutti questi dram, è integrato in maniera magistrale.
Usciamo dalla degustazione decisamente rigenerati, ma la giornata è tutt’altro che finita. Dobbiamo infatti tenere d’occhio gli orari delle maree, perché la nostra prossima meta è condizionata dal volere dell’oceano: Davaar Island.
Quest’isola, situata proprio all’imbocco della baia di Campbeltown, è collegata alla terraferma da una sottile striscia di ghiaia e sabbia chiamata Dhorlin. Questa lingua di terra emerge solo durante la bassa marea, lasciando una finestra di poche ore per andare e tornare a piedi senza rischiare di rimanere bloccati. Aspettiamo il tardo pomeriggio per approfittare del momento perfetto. La camminata sul bagnasciuga è suggestiva e l’aria è densa di alghe e sale. Una volta sull’isola, ci avventuriamo lungo la costa rocciosa fino a raggiungere le famose grotte, tra cui la Crucifixion Cave. Entrare in questa caverna buia e scoprire, dipinta sulla roccia nuda, l’immagine del crocifisso realizzata nel 1887 dall’artista locale Archibald MacKinnon, è un momento di puro misticismo ed emozione. Rientriamo prima che l’acqua ricominci a salire, stanchi ma felici. Vi lascio il link al percorso e quello al sito con le previsioni delle maree nell’area di Campbeltown, indispensabile!
1° Luglio: Spiagge infinite, pietre ancestrali e l’arrivo a Oban
È il momento di salutare Campbeltown e di metterci in viaggio verso nord in direzione di Oban. La strada costiera regala scorci da cartolina a ogni curva. La nostra prima tappa, appena fuori città, è Westport Beach. Si tratta di una spiaggia oceanica immensa, dominata da dune di sabbia altissime che si estendono a perdita d’occhio. Ci concediamo una lunga passeggiata rigenerante, ascoltando il fragore delle onde che si infrangono sulla battigia e respirando a pieni polmoni l’aria purissima del mattino.
Proseguendo verso nord, cambiamo radicalmente scenario addentrandoci nel cuore archeologico dell’Argyll & Bute: il Kilmartin Glen. Questa valle è uno dei siti preistorici più importanti e ricchi d’Europa. Parcheggiamo l’auto ed effettuiamo un itinerario a piedi di circa 5 chilometri che si snoda tra tumuli funerari a camera, monoliti lineari che si stagliano contro il cielo (standing stones) e misteriose rocce incise con motivi a cerchi concentrici. Camminare in mezzo a questi monumenti millenari, avvolti dal silenzio della campagna scozzese, fa riflettere sul senso del tempo e sulla storia di chi ha abitato queste terre millenni prima di noi.
Dopo tanta storia e tanta strada, lo stomaco inizia a farsi sentire. Maciniamo gli ultimi chilometri ed entriamo finalmente a Oban, la “capitale scozzese dei frutti di mare”. Parcheggiamo nei pressi del porto e andiamo dritti dritti verso una vera mecca per gli amanti del genere: l’Oban Seafood Hut, conosciuto anche come il mitico chiosco verde del porto.
Non aspettatevi tovaglie di stoffa o camerieri in livrea: qui si ordina al bancone e si mangia sui tavoli di legno all’aperto, a pochi metri dai pescherecci ormeggiati. Il pranzo che ne segue è un trionfo indimenticabile: piatti colmi di ostriche freschissime aperte al momento, porzioni generose di cozze cucinate nell’aglio e nel vino bianco, panini con salmone affumicato caldissimo e code di scampi che si sciolgono in bocca. Il tutto accompagnato dal grido dei gabbiani (lestissimi a gettarsi sul vostro piatto se vi distraete solo un attimo) e dal viavai dei traghetti. È il modo perfetto, informale e gustosissimo, per celebrare la fine di questa parte del nostro viaggio sulla terraferma, prima di imbarcarci sul traghetto che ci porterà sull’Isola di Mull.
Slàinte Mhath, e al prossimo capitolo!


















