Durante la giornata del Feis dedicata a Bunnahabhain abbiamo avuto modo di partecipare alla degustazione condotta dal Distillery Manager (nonché Keeper of the Quaich) Andrew Brown, presso la leggendaria “Warehouse 9”.
Quattro i dram (inizialmente…) pescati direttamente dai cask conservati al primo piano, nessuno dei quali imbottigliato e destinati purtroppo a sparire.

Bunnahabhain Palo Cortato hogshead 2019 59.1% abv – cask 215
Al naso una rilevante pesca gialla matura, gelée allo zenzero, plumcake caldo. All’assaggio zucchero demerara, frutta gialla matura (pera al forno), alcol molto ben integrato che premia un finale morbido e con una sensazione zuccherina prolungata.

Bunnahabhain Bourbon & First fill red wine cask 2013 (6 anni di finish) 57.0% abv – cask 131
Al naso incenso, aceto di malto, fondo di frutta rossa cotta. All’assaggio un ingresso asciutto, un po’ timido, per poi aprirsi e caratterizzarsi in caramelle alpenliebe, agrumi rossi; sul finale una nota tannica che sbilancia di poco il dram ma senza affaticare la bevuta.
Bunnahabhain Tawny Port hogshead 1989 44.2% (finish dal 2022 al 2025) – cask 1894
Al naso l’impressione è quello di un dram di Armagnac, dominano gli esteri ma con un po’ di pazienza trovo una nota balsamica seguita da mela verde. La bocca è in equilibro tra la freschezza delle note verdi e quelle meno scontate di fiori bianchi e piccola pasticceria alla crema (cannoncini). Con il tempo nel bicchiere la bocca si assesta e diventa più dolce, con un sorprendente finale salino. Il bicchiere vuoto è pura arancia candita. Probabilmente il dram più galvanizzante di questo Feis 2026.

Qui si direbbe degustazione conclusa. Ma la fortuna aiuta gli audaci (o forse sarebbe meglio dire, gli sfacciati) e richiediamo a gran voce un approfondimento su questo “finale salino”.
E veniamo accontentati con un extra di livello: un 1968 in Port cask. Approcciarsi ad un dram di questa portata è una sfida per chiunque, ma chi sono io per tirarmi indietro?
Assaggio bonus: Bunnahabhain 1968 in Porto 41.1% abv
Il naso è austero, “santificato” da incenso in polvere, liquoroso (sangue morlacco), note di farmacia e cioccolato al latte. La bocca richiama la parte medicinale con un ingresso secco, balsamico, menta bianca e vaniglia, ginepro in bacca, una punta di pepe bianco. Riprende il finale salino del 1998 ma con più grazia.

Sazi? Forse, ma per Andrew “mancava ancora il Moine”!
Bunnahabhain Moine 2003 First fill bourbon cask 300018, 53.5% abv
Riprendiamo con l’ultimo assaggio della masterclass dopo l’inatteso fuori-programma. Un naso carnoso, brodo freddo, con una torba aggraziata. Il palato è coerente, con un’aggiunta di cedro e l’intervento della botte first fill con le sue note classiche. Un dram finale decisamente buono ma che forse non pare all’altezza degli altri in degustazione, restando pur sempre una gradita bevuta!



Emozionante! Non so se riuscirò a fare viaggi simili a questo, per ora sogno attraverso questi report. Grazie