Bottled-in-Bond, il craft americano e il single malt scozzese

Bottled-in-Bond, il craft americano e il single malt scozzese

Avevamo già discusso delle caratteristiche legislative americane del Bottled-in-Bond Whiskey e della sua differente percezione nel mondo moderno rispetto alle motivazioni che avevano portato alla sua introduzione a fine XIX secolo.

Sebbene il Bottled in Bond Act del 1897 sia stata inizialmente approvato per combattere i whisky illeciti e adulterati, la categoria è oggi interpretata come standard di qualità, un segno da parte di alcuni distillatori artigianali di come i loro prodotti – dopo un periodo iniziale di sourcing presso distillerie terze – possano finalmente essere certificati come “prodotti in casa”.

È questa la direzione percorsa da Bulleit, la distilleria americana di proprietà di Diageo. Il suo nuovo Bottled-in-Bond Bourbon, rilasciato pochi giorni fa, è stato distillato nella primavera del 2017, lo stesso anno in cui è stata aperta la distilleria di Shelbyville, nel Kentucky.

Le dichiarazioni della whiskey blender Delica Janes non lasciano spazio ad altre interpretazioni:

“L’introduzione del nostro primo Bourbon Bottled-in-Bond, prodotto interamente presso la Bulleit Distilling Company, è un risultato orgoglioso per il nostro team.”

“Con il nostro caratteristico mash bill ad alto contenuto di avena e sette anni di invecchiamento secondo gli standard dell’imbottigliamento in bottiglia, questo Bourbon offre una ricchezza e una complessità che siamo entusiasti di condividere. È un whisky che mostra veramente il meglio di ciò che facciamo qui a Shelbyville: audace, equilibrato e realizzato con cura”.

 

 

Viste anche le critiche attuali della Scotch Whisky Association al disciplinare dell’English Whisky, ricordiamo l’unicità dello Scotch Whisky per quanto riguarda l’uso del nome della distilleria. Per un Single Malt l’intero processo produttivo deve obbligatoriamente avvenire presso gli impianti della distilleria, dalla macinazione del malto, sino alla distillazione. Impossibile utilizzare, per esempio, il nome Laphroaig per un whisky che non sia stato completamente prodotto presso la distilleria.

Tutti cavilli che, però, si dimenticano di forzare vincoli per la fase produttiva responsabile dello sviluppo dell’80% degli aromi che troviamo in un dram. La maturazione di un single malt scotch whisky può infatti avvenire lontano dalla distilleria, addirittura al di fuori della regione riportata in etichetta, da sempre sinonimo di “stile di whisky”. Da un Caol Ila, orgogliosamente etichettato come Islay Single Malt Scotch Whisky, ci si aspetterebbe una completa maturazione sull’isola e non – come accade nella quasi totalità dei casi – in un magazzino in periferia di Glasgow, nel cuore delle Lowlands.

Da questo punto di vista, il Bottled-in-Bond americano risulta decisamente più trasparente.

 


Ricordiamo che per essere etichettato come Bottled-in-Bond, un whiskey americano deve rispettare i seguenti quattro requisiti:

 

1. Una distilleria, una stagione

Essere il prodotto di una sola distilleria e distillato durante una sola stagione di distillazione, che può andare da gennaio a giugno o da luglio a dicembre.

 

2. 100 Proof

Deve essere imbottigliato esattamente a 100 proof, 50% abv.

 

3. Invecchiato 4 anni

Invecchiamento di almeno quattro anni in un magazzino, sotto la supervisione del governo degli Stati Uniti.

 

4. Nome del D.S.P.

In etichetta deve essere riportato il nome e il numero del Distilled Spirits Plant (D.S.P.) in cui è stata prodotto e, se diverso, il numero del D.S.P. dell’impianto di imbottigliamento.

 

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