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Whisky Club Italia negli USA – Day 6
Giornata di riposo sull’oceano in un posto fantastico … alla ricerca del Lobster roll perfetto. Trovato! 😯🍴🍴
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Ne approfitto per fare il punto sulla categoria dei BOTTLED-IN-BOND BOURBON, poco presente sul mercato italiano e – vista l’esperienza di questi giorni – un must per le craft distillery.
Vuole rappresentare la classe più elevata del whiskey americano, nasce però dalla necessità in un momento storico di “contraffazione diffusa” del whiskey americano (fine 1800) di identificare una classe di whiskey (e di brandy) di origine certa: distillati, maturati, e imbottigliati completamente presso una singola distilleria, da barili riempiti in una stagione di distillazione (gennaio-giugno o luglio-dicembre) dallo stesso distillatore. Barili che devono essere rimasti in magazzini doganali per un periodo minimo di quattro anni. Il bourbon deve essere imbottigliato esattamente a 100 proof (50% abv). È come dire, so chi lo ha fatto, controllo il processo di produzione in ogni suo istante, su questi prodotti non mi puoi fregare. Oggi è sinonimo di qualità, l’eccellenza che ogni distilleria deve avere.
Ora viene facile credere come tutti questi requisiti siano facilmente riscontrabili in ogni distilleria artigianale. Tutti tranne uno, la richiesta minima di maturazione di quattro anni. La più vecchia tra le distillerie che ho visitato è del 2010, le altre 2012-2013, quindi tecnicamente per loro il Bottled-in-bond è ancora in maturazione, ma – stiamone certi – se ne assaggeranno di buoni. I distillatori ne parlano con orgoglio <3.
Ricordo che per il bourbon whiskey non esiste alcuna richiesta minima di maturazione - i due anni valgono solo per gli "straight" - ma sotto i quattro anni si deve obbligatoriamente dichiarare l'età in etichetta. Ho assaggiato un bourbon di sei mesi da paura, che dà la paga a tanti straight bourbon industriali.


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