Weekly Dram 24.26
Uno dei tanti elementi che rappresentano la Scozia, oltre al tartan, è la vacca Highlander, un animale dalla folta pelliccia generalmente marroncina che trovate su magliette, tazze, portachiavi e tutto il merchandising possibile e immaginabile nei negozi di chincagliere sparsi per tutta la Scozia.
L’aspetto bonario sicuramente aiuta nel rendere questo bovino così amato dai turisti, ma si tratta comunque di una razza forgiata da secoli di un clima non altrettanto amichevole che si sconsiglia vivamente di avvicinare quando incontrata allo stato brado.
Anche lo scotch whisky non ha resistito al richiamo di questo simbolo così caratteristico, ma Duncan Taylor, noto imbottigliatore originario di Glasgow, ha scelto una versione decisamente più aggressiva nella riproposizione di un blended storico: Black Bull.
Il marchio risale alla seconda metà dell’Ottocento, e la sua versione contemporanea ha voluto recuperarne l’antica ricetta, composta in parti uguali da malt e grain e con una gradazione decisamente corposa, distinguendosi quindi dalla pletora di blended a basso prezzo che invadono anche i nostri supermercati.
L’etichetta ha subito diversi restyling, in particolare quella della versione torbata oggi è molto più classica e asciutta, ma alla fine noi guardiamo al contenuto, e per un blended cosiddetto “di fascia bassa” ha comunque parecchio da dire.
BLACK BULL KYLOE
Blended Scotch Whisky
50% abv, botti ex bourbon ed ex sherry
Prezzo intorno ai 30 euro
Naso molto fresco e amabile, in cui note minerali e lievemente iodate si intrecciano a quelle dolciarie e fruttate, con crema pasticcera, torta di pere, cereali cotti, succo di pesca, gelsomino. Yogurt all’albicocca. È la parte minerale e cerealosa che tende a prevalere in lunghezza, mantenendo una buona (per quanto semplice) compattezza aromatica, con la gradazione perfettamente integrata.
Al palato spara qualche cartuccia di spezie (pepe nero abbondante, timida cannella) su un profilo che segue alcune delle tracce dell’olfatto, perdendo per strada un po’ di intensità e scegliendo la compagnia dei cereali e della pera cotta con incursioni di limone e lime. Piuttosto secco, con l’apparizione del legno e di una parte vegetale e lievemente balsamica in lunghezza.
Finale abbastanza breve di legno, pera, limone, cereali.
Offre quello che ci può aspettare da un blended giovane e basico, con giusto quel tocco in più grazie a una ricetta in cui non è il grain a farla da padrone. Di certo non lascia il segno, ma non è nemmeno trascurabile, e in miscelazione ha un suo bel perché.





