Big Peat #WeeklyDram

Big Peat #WeeklyDram

Weekly Dram 23.17

 

God save the blended whisky!

Si potrebbe parafrasare così il noto detto parlando di una categoria da molti poco considerata perché ritenuta meno prestigiosa dei single malt, che invece ha non solo avuto un ruolo fondamentale nella storia del whisky e dello scotch in particolare, ma è in grado di offrire esempi di grande eleganza e di altissima qualità.

Se molti si sono avvicinati a questo distillato partendo proprio dai blended “popolari” come Johnnie Walker o Ballantine’s, l’arte tutt’altro che scontata e banale di sposare distillati di provenienze diverse ha dimostrato negli anni di saper produrre vere eccellenze, come i tanti imbottigliamenti creati da Compass Box, le versioni prestigiose del già citato Johnnie Walker o quel bizzarro esempio di blended internazionale creato da That Boutique-y Whisky Company.

I blended (di single malt o di tipologie diverse di whisky) sono anche un viatico perfetto per avvicinarsi ai singoli profili produttivi, come ben sa Douglas Laing & Co. che con i propri Remarkable Regional Malts ha creato sei blended malt whisky diversi a rappresentare altrettante zone produttive scozzesi.

 

 

Big Peat, come il nome suggerisce, è il rappresentante di Islay, un imbottigliamento dall’etichetta decisamente atipica che ha creato non pochi grattacapi al suo creatore, Fred Laing, che quando lo lanciò nel 2009 incontrò molte resistenze da parte dei distributori, certi che quel personaggio cartoonesco avrebbe tenuto lontani i bevitori di whisky dalla bottiglia.

 

 

Ovviamente la storia ha dato ragione all’erede della famiglia Laing, e oggi Big Peat è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo, realizzato in diverse edizioni tra cui anche un prestigioso 33 anni.

Oggi proviamo l’imbottigliamento base, che come tutti quelli della serie viene detto contenere una (è da supporsi infinitesimale in questo caso) porzione di malto proveniente dalla defunta Port Ellen.

 


BIG PEAT SMALL BATCH

46% abv, botti non dichiarate

Prezzo: intorno ai 60 euro

 

Torba sapida e marina, con un bel bouquet di aringhe affumicate che accoglie il naso, bagnato da una generosa spruzzata di limone. Tra un pesce e l’altro emergono aspetti fruttati di pera e banana acerba assieme a un tocco di liquirizia e anice. Carezza di catrame come sfondo.

 

 

Bello consistente in bocca, con una notevole sapidità dagli influssi marini (ostriche) che si sposa a un aspetto caramellato e tostato, mou alla liquirizia (tipo Elah), ancora pera e limone e una generosa manciata di pepe. E la torba? C’è ma meno esplosiva, virata sull’aspetto più cinerino, spostando nel tempo le tonalità su toni più dolci e meno graffianti, con l’emergere di biscotti al malto e vaniglia.

Finale lungo di cenere e sale, liquirizia, tocchi agrumati.

Una bevuta mai scontata e banale, che dietro un nome altisonante e un’etichetta buffamente scontrosa nasconde un whisky amichevole e di facile approccio, che riesce comunque a esprimere personalità e carattere.

 

Link a tutti gli assaggi di Big Peat: https://whiskyart.blog/it/category/scozia/blended-scozzesi/big-peat/

 

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