Weekly Dram 25.01
I rapporti sentimentali, si sa, sono spesso complicati, dolorosi, pieni di alti e bassi, a volte costruiti su un delicato equilibrio di amore e odio.
Come per il whisky.
Ardbeg è una di quelle distillerie che raccoglie grande entusiasmo tra gli amanti della torba, essendo per alcuni la distilleria torbata per eccellenza, ma negli ultimi anni questo consenso si è un po’ incrinato, complici le scelte di marketing a volte un po’ azzardate e prezzi non sempre comprensibili.
Le botti fatte invecchiare sepolte sotto la torba, il whisky spedito nello spazio, le uscite annuali per il Committee (il club poco esclusivo degli appassionati di Ardbeg) che si sono moltiplicate a dismisura, il proliferare di uscite senza dichiarazione d’età dalle peculiarità sempre più discutibili… è diventato davvero difficile amare incondizionatamente una distilleria preda degli slanci (a volte geniali, a volte un po’ meno) del suo nume tutelare, Bill Lumsden.
Nell’ultimo periodo si nota forse un cambio di rotta, con la serie Anthology che ha riportato l’età in etichetta, ma andando al di là dell’hype costruito a tavolino (e non più efficace come una volta), restano dei capisaldi della distilleria che non deludono mai, come la serie Traigh Bhan.
Nata nel 2019 e giunta alla sesta edizione nell’anno appena passato, si propone ogni anno con caratteristiche sempre uguali: diciannove anni di invecchiamento in botti ex bourbon ed ex sherry oloroso, sempre alla medesima gradazione. E con una qualità dalla coerenza invidiabile.
Per il primo Weekly Dram del 2025, ecco il miglior Ardbeg che abbia provato nel 2024!
ARDBEG TRAIGH BHAN 19YO BATCH 6
Single Malt Scotch Whisky
46,2% abv, botti ex bourbon ed ex sherry oloroso
Prezzo intorno ai 240 euro
Al naso spinge su iodio e mineralità, oceano e scogli nel bicchiere con frutta tropicale (pompelmo, lime, ananas), mela, frutta secca (mandorle, pistacchio) e una sensibile componente di pasticceria con tartellette alla crema e liquirizia dolce. Pizzico di noce moscata e pepe nero. La torba, sulfurea e appena catramosa, è ben integrata e lascia spazio alle note più fresche, facendosi nel tempo più cinerina e minerale. Pungente.
Al palato ha una leggerezza quasi primaverile, non intesa nel corpo che ha una buona consistenza, quanto in una frizzante composizione di sapori incorniciati da paprika dolce e pepe nero. Frutta ancora tropicale e agrumata che trova in mela verde e tamarindo dei complici affiatati, sempre con una buona dose di frutta secca (mandorla in crescendo, anche marzapane), liquirizia dolce, anice, chiodi di garofano e zenzero candito. Il tutto immerso in un mare di iodio e note minerali, molto spiccate, con ostriche, cozze affumicate, aringhe grigliate e tanta brace, con giusto un pezzetto di pneumatico messo a sfrigolare.
Finale lungo e agrumato, di mineralità costiere, fumo masticabile, sale, mandorle, mele.
Sulla carta identico all’anno scorso eppure del tutto diverso, se migliore o peggiore spetta al gusto di ognuno, ma il livello resta molto alto, questa volta con una freschezza piacevolissima e maledettamente beverina.
Link agli articoli su Ardbeg: https://whiskyart.blog/it/category/scozia/islay-whisky/ardbeg-islay/
Link al profilo della distilleria Ardbeg: https://whiskyclub.it/distilleria/ardbeg/




