Weekly Dram 26.40
Spesso sento paragonare l’attuale crisi (nera) del whisky con quanto accaduto negli anni ’80 con il whisky loch, sebbene le condizioni (e le premesse) coincidano solo in modo parziale, essendo quella in corso una contingenza complicata su tutti i fronti.
Di certo una delle conseguenze in comune con quanto accadde 40 anni fa (e in altri periodi precedenti) è il surplus di distillato messo a invecchiare nei magazzini, che non trova più una domanda sul mercato.
Ovviamente si tratta di ingenti quantità di capitale lasciate improduttive, creando grossi problemi di flussi di cassa per le distillerie che rischiano di chiudere i battenti o farsi assorbire dalle finanziarie con cui si sono indebitate, magari proprio per aumentare la produzione quando i tempi erano più rosei.
La soluzione più ovvia è imbottigliare, ma se il mercato non chiede nuove bottiglie, ed è soprattutto stanco di pletore di NAS (imbottigliamenti senza età dichiarata) o whisky giovanissimi a prezzi allucinanti, quale scelta resta alle distillerie e ai loro proprietari?
Ardbeg pare aver preso una strada abbastanza chiara: tornare alle età dichiarate.
Se proprio le scelte di Bill Lumsden, nume tutelare della distilleria e della sorella Glenmorangie, sono state spesso criticate in passato per la loro “estrosità”, che si traduceva in edizioni limitate sempre più estreme e decisamente giovani, oggi pare essere tornato a più miti consigli, senza rinunciare ovviamente ai NAS (come il recentissimo Ardbeg Dolce).
Non solo imbottigliamenti a età dichiarata, ma anche prezzi che appaiono “sensati”, prima con la serie Anthology (un trittico a età crescente dai 13 ai 15 anni), il 10 anni a grado pieno e più di recente l’introduzione di un nuovo membro del core range, a distanza di 6 anni dall’arrivo del Wee Beastie, con ben 15 anni di età dichiarata.
La cosa che colpisce? Il prezzo, che si aggira intorno ai 90 euro: avreste mai pensato di pagare un 15 anni di Ardbeg sotto i 100 euro?
Io no, ma forse si tratta di una roba trascurabile, giusto?
Sbagliato.
ARDBEG 15YO TRUDERNISH
Single Malt Scotch Whisky
48,8%abv, botti ex bourbon, ex sherry e nuove
Prezzo attorno ai 90 euro
Metti il naso sul bicchiere e ci ritrovi tutto il carattere isolano del whisky di Ardbeg. Scogli, alghe, frutti di mare grigliati, chiglia di barca, idrocarburi… tutti descrittori che per alcuni saranno di sicuro respingenti e convinceranno una volta di più che Ardbeg non faccia per loro, ma per chi ama questo profilo è una sinfonia olfattiva. Tanto agrume (tra lime e cedro) con note secondarie tra pasticceria (crema catalana, pasta frolla bruciacchiata, zenzero candito), elementi vegetali (radice di liquirizia, tè verde, tabacco), erbe aromatiche (rosmarino, timo) e spezie (cannella, chiodi di garofano). Il fumo è acre, di legna bruciata, e accompagna più che dominare gli aromi. Lieve impressione balsamica di fondo. Intenso ed evocativo.
Età e gradazione si fanno sentire nella consistenza al palato, oleosa e piena, che riprende il tema degli aromi al naso con una maggiore incidenza della pasticceria, introducendo elementi di frutta tropicale (ananas, mango) al tema agrumato, che resta dominante. Più spezie (pepe nero e zenzero), più camino e falò, più carattere marittimo (accentua sale e mineralità), meno idrocarburo, mostrando in generale un approccio (relativamente) più gentile ma sempre pieno e deciso. Alzano i toni anche le note vegetali e balsamiche, specie queste ultime, con afflati mentolati in lunghezza. Liquirizia.
Finale lungo in cui il fumo avviluppa il palato, con le punte agrumate, balsamiche e costiere a colmare la bocca.
Conclusioni: Era tempo che non avevo un incontro così soddisfacente con un Ardbeg senza che fosse una costosissima release limitata, il fatto che sia un elemento fisso del core range a un prezzo più che ragionevole è solo un’altra nota di merito. Chapeau.
Link a tutti gli assaggi di Ardbeg: https://whiskyart.blog/it/category/scozia-2/islay-whisky/ardbeg-islay/
Il profilo della distilleria Ardbeg: https://whiskyclub.it/distilleria/ardbeg/




