Delle distillerie che ho visitato su Giamaica, la Appleton Estate è senza ombra di dubbio la più orientata all’accoglienza di consumatori non esperti di rum.
Nonostante la posizione decentrata, lontana oltre un paio di ore di taxi da tutto, Montego Bay e Kingston incluse, la prima cosa che sorprende è la visione dell’enorme parcheggio che anticipa di pochi minuti l’ingresso in un visitor centre che dà la paga a quello della distilleria scozzese di Glenfiddich.
Il segreto è subito svelato, i tanti accordi con le navi da crociera e con i resort sulla costa, riempiono i tour di pullman di turisti desiderosi di spendere centinaia di dollari nello shop della distilleria. Il minimo per una distilleria che è parte integrante del gruppo J. Wray & Nephew, che controlla circa l’85% del mercato locale di rum, e che a sua volta è, dal 2012, di proprietà del Gruppo Campari, il colosso italiano degli alcolici.
Appleton Estate è la più antica distilleria di rum dell’isola, in funzione ininterrottamente dal 1749. È anche il rum giamaicano più apprezzato in tutti i mercati internazionali.
La storia di Appleton Estate
Prendiamo sempre spunto dal libro “Atlante del Rum” di Luca Gargano.
Per raggiungere la Nassau Valley bisogna penetrare nel cuore delle terre, attraversare boschi, villaggi e foreste della parrocchia di St. Elizabeth, e la strada alla fine, al suo culmine, si apre sulla bellissima valle lussureggiante dove si trova Appleton Estate, fondata in mezzo ai campi di canna da zucchero nel 1749.
Era il 1825 quando John Wray fece il passo di diventare commerciante e blender di rum. Prendendo in mano le redini dell’azienda dopo la scomparsa dello zio, James Ward vinse successivamente molti premi internazionali grazie ai suoi rum invecchiati nel corso dell’ultima parte del XIX secolo. Nel 1916 Lindo Brothers rilevò Wray & Nephew e divenne proprietario di Appleton Estate, i cui 1.500 ettari di terreno sono esclusivamente dedicati alla coltivazione della canna da zucchero.

Nel 1989, la società è stata acquisita dal Gruppo Lascelles de Mercado. Joy Spence diventa, nel 1997, la prima donna master blender del mondo degli spirits. Appleton raggiunge un milione di casse vendute a livello internazionale nel 2002. Dieci anni dopo (2012), il Gruppo Campari acquisisce Wray & Nephew Limited.
Oggi il marchio Appleton è un po’ l’ambasciatore del rum giamaicano nel mondo. Il suo Wray & Nephew Overproof 63° è un’istituzione locale. Appleton è infatti l’unico marchio giamaicano a essersi distinto sia a livello internazionale che locale, mentre altre distillerie hanno a lungo distillato e venduto alcolici per conto di terzi. Attenta a valorizzare al meglio la propria immagine come marchio, la distilleria mette in risalto soprattutto i suoi rum invecchiati.
Joy Spence
Dal sito di Campari
Da oltre 25 anni Joy Spence unisce l’arte e la scienza della miscelazione nella creazione di un rum giamaicano di eccellenza: Appleton Estate.
Dopo la laurea presso l’Università delle Indie Occidentali, Joy trascorre alcuni anni nell’insegnamento della Chimica, prima di trasferirsi in Inghilterra per seguire un Master in Chimica Analitica presso l’Università di Loughborough, dove si laurea con il massimo dei voti.
Entrata a far parte della distilleria J. Wray & Nephew come Capo Chimico nel 1981, nel 1997 Joy Spence diventa la prima donna Master Blender della storia.
Da allora ha creato molti dei rum che hanno reso celebre Appleton Estate, inclusi l’8 anni e la pregiata edizione limitata del 50 anni, ritenuto il più vecchio rum imbottigliato con maturazione tropicale.
Nel 2005, il governo della Giamaica ha assegnato a Joy l’Ordine di distinzione nel grado di ufficiale (OD) per il suo servizio nell’industria degli spirits.
Grazie alla collaborazione con Luca Gargano e Velier, Joy ha dato vita alla Appleton Hearts Collection, una gamma in edizione limitata di single marks 100% Pot Still, imbottigliamenti presentati nel 2020 in diretta sul nostro canale #ONAIR.academy.

Il primo rilascio era composto da tre annate: 1994, 1995 e il 1999, distillate rispettivamente 26, 25 e 21 anni prima. La Hearts Collection ha rappresentato una prima assoluta a livello mondiale: i rum che compongono questa release sono infatti i primi single marks, 100% Pot Still e millesimati, che Appleton Estate abbia mai rilasciato nel corso della sua storia.
Joy ha inizialmente scelto dieci botti di diverse annate, tra le quasi 200mila in invecchiamento presso Appleton Estate, uno degli stock più grandi al mondo. Durante un viaggio in Jamaica, Luca e Joy si sono incontrati presso la distilleria e lì insieme hanno condotto una degustazione alla cieca per arrivare a selezionare gli stessi tre campioni.
È nata così un edizione unica al mondo, capace di trasportare il consumatore nel cuore della Giamaica ad apprezzare le tantissime sfumature aromatiche e i colori di Appleton Estate.
Nel 2021 è seguito il secondo rilascio che ha visto selezionate le annate del 1984 (37 anni) e 2003 (18 anni), seguito dal terzo e ultimo rilascio del 2022 con il 1993 (29 anni) e 2002 (20 anni).
Appleton Hearts Collection
| Rilascio | Distillato | Imbottigliato | Età | Gradazione alcolica | Botti | Totale Congeneri | Numero bottiglie | Costo |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Appleton Estate 1994 Hearts Collection | 1994 | 2020 | 26 | 60% abv | 407597-407608 | 1.184 g/HLPA | 3.000 | 405€ |
| Appleton Estate 1995 Hearts Collection | 1995 | 2020 | 25 | 63% abv | 430287-430298 | 1.440 g/HLPA | 3.000 | 405€ |
| Appleton Estate 1999 Hearts Collection | 1999 | 2020 | 21 | 63% abv | 407819-407830 | 855 g/HLPA | 3.000 | 410€ |
| Appleton Estate 1984 Hearts Collection | 1984 | 2021 | 37 | 63% abv | 3391-3399 | 2.197 g/HLPA | 1.800 | 1.300€ |
| Appleton Estate 2003 Hearts Collection | 2003 | 2021 | 18 | 63% abv | 420930-420950 | 688 g/HLPA | 5.000 | 405€ |
| Appleton Estate 1993 Hearts Collection | 1993 | 2022 | 29 | 63% abv | 413487-413499 | 1.456 g/HLPA | 3.600 | 405€ |
| Appleton Estate 2002 Hearts Collection | 2002 | 2022 | 20 | 63% abv | 404082-404101 | 834 g/HLPA | 5.700 | 285€ |
La visita alla distilleria
La distilleria offre un solo format di tour, chiaramente pensato per la maggioranza dei visitatori, che del rum conosce solo che è il più affascinante prodotto giamaicano.
La Joy Spence Appleton Estate Rum Experience offre in un’ora una ricostruzione storica della Estate e una rapidissima visita alla distilleria, seguita da 15 minuti di degustazione. Peccato non sia prevista una visita più approfondita e informativa per i conoscitori, l’essersi fatto raccomandare prima della partenza a nulla è servito.
Dopo un rum punch di benvenuto, l’inizio del tour ricostruisce, attraverso pannelli distribuiti lungo un ampio corridoio, la storia della Estate sino all’era Joy Spence. Viene poi proposta la visione di un filmato in una spaziosa sala cinematografica, con il racconto del territorio e dei punti cardine dello stile della distilleria.
Si esce poi nel giardino del Visitor Centre dove si parla di materie prime, con il tristissimo asino costretto a spremere uno stelo di canna e l’assaggio del succo fresco e della melassa.
Si varca quindi il cancello degli imponenti impianti produttivi, per spostarsi sotto una tettoia dove, grazie al modellino di un Pot still double retort, viene sommariamente descritto il processo produttivo.




All’inutile visita alla still room, di corsa e senza poter fare fotografie, segue l’unico momento di gioia della esperienza, la visita a quello che, con circa 5.000 botti sistemate in rack, è probabilmente il più piccolo tra i loro magazzini di invecchiamento. Qui, oltre a poter respirare un po’ della quota degli angeli – che, tema che ancora non ho affrontato, a Giamaica difficilmente supera il 10% e si attesta normalmente tra il 6 e l’8% – si possono fotografare le nove botti della pregiata selezione Appleton Estate Jamaica Rum Prime Ministers’ Reserve. Nove botti per i nove primi ministri del governo giamaicano dalla dichiarazione indipendenza dal Regno Unito (6 agosto 1962) sino al 2012, anno in cui si è festeggiato il 50° anniversario. Nove botti del raccolto 2012 in cui è stata versata una bottiglia dell’Appleton 50 anni. Botti che verranno aperte solo nel 2062, quando verranno imbottigliate per festeggiare il 100° anniversario.

I ceppi di lievito utilizzati per la fermentazione appartengono alla distilleria. Il mosto ottenuto a fine fermentazione contiene 7% di alcol.
La distillazione si effettua sia in alambicco discontinuo (5 sono i double retort), sia in colonna, con rispettivi gradi alcolici finali di 86 e 96% abv. L’invecchiamento viene effettuato principalmente in botti di rovere americano.
Scarsa la trasparenza di Appleton sui propri Marks (o meglio Marques come Joy spesso puntualizza), pochi sono quelli conosciuti. Tutti con quantità irrisorie di esteri se confrontati con i rilasci della Hearts Collection o con i mostri di Trelawny:
I Marques di Appleton
| Mark | Livello di Esterin in gr/hL AA | Note |
|---|---|---|
| VL | Trascurabile | Distillato a colonna, non più prodotto |
| APEL | 15 | Appleton Extra Light, Distillato a colonna |
| APCC | 45-80 | Appleton Common Clean, pot still |
| APSP/APSJ | 30-75 | Da melasse e succo di canna, pot still |
La degustazione
Negli ultimi 15 minuti del tour viene proposta una degustazione in una delle tante eleganti salette. Assaggi limitati al core range, con gli imbottigliamenti Signature, 8 e 12 anni.
Una esperienza, nel suo complesso, che non riesce ad accendere il cuore e che mi ha fatto parecchio meditare. Il tour di Appleton è impostato esattamente come quelli della quasi totalità delle distillerie scozzesi di whisky: una guida giovane che ha imparato la lezione a memoria, una accoglienza elegante e tante ghiotte occasioni per spendere soldi. Una considerazione che incrementa all’infinito il fascino degli altri tour fatti sulle isole Caraibiche, dove ho potuto scoprire tecniche, tradizioni e soprattutto persone.










